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Tok Tok: la satira bussa alla porta

By   /   27 Febbraio 2014  /   Commenti disabilitati su Tok Tok: la satira bussa alla porta

toktokIn tutto il mondo arabo attraversato dalle “primavere”, è un fiorire di fumetti d’autore di natura satirica. Dopo le rivolte, numerosi sono i vignettisti che, fino ad allora dediti agli innocui fumetti, si sono messi insieme unendo le poche risorse a disposizione per comunicare, soprattutto con i giovani, con un approccio diverso da quello paludato degli articoli dei giornali, i numerosi problemi scaturiti dalle rivolte o tenuti nascosti dai precedenti regimi autoritari.

E’ un fenomeno che si sta diffondendo sempre di più e con grande successo: “i giovani hanno dimostrato di gradire questa forma espressiva immediata e divertente ma che allo stesso tempo fa riflettere magari più di un lungo editoriale” dice un giovane appassionato lettore di tavole satiriche. La produzione, tra l’altro, è di buon livello. Si tratta di un fenomeno che sta contagiando tutta l’Africa, almeno quella francofona ed è un ‘movimento’ nuovo.

In Tunisia, come altrove, il fumetto d’autore non si era mai visto. L’anno scorso la fiera del libro di Cartagine ha dedicato addirittura un salone alla Caricatura e vignetta d’autore. In particolare il grande successo è stato riconosciuto a “Dégage!”, vattene, monito scandito dalla piazze contro Ben Ali.

In Egitto un gruppo illustratori e vignettisti si è riunito per pubblicare una prima rivista di comix, “Tok Tok”. Muhammad al-Shennawy, ideatore e autore delle illustrazioni della rivista, ha spiegato: “Abbiamo voluto realizzare una rivista diversa da quelle stampate in Egitto, che non si rivolge ai bambini, ma è diretta ai giovani”. Per quanto riguarda il nome, spiega Makhlouf, uno dei disegnatori di vignette che hanno partecipato all’impresa, che “Tok Tok” è un’espressione straniera entrata in Egitto da pochi anni, che identifica un mezzo di trasporto delle zone popolari del Cairo, e che in poco tempo è riuscita a diventare un tratto basilare nei discorsi della gente. Ha aggiunto Makhlouf: “la caratteristica di questa rivista è descrivere la strada con  tutti i suoi particolari: l’imperativo non è l’estetica del disegno, come nelle riviste per i bambini, i cui disegni sono simili a quelli delle riviste straniere e non sono rappresentativi della realtà egiziana”.

Il primo numero di “Tok Tok” è stato autofinanziato dagli stessi realizzatori. Riferisce al-Shennawy: “Non abbiamo cercato finanziamenti esterni per il primo numero, perché qualunque finanziatore forse avrebbe interferito sulla scrittura e sulla redazione dei racconti, e noi volevamo pubblicare solo le nostre idee. La maggior parte dei realizzatori della rivista lavoravano come professionisti, grazie a questo abbiamo portato avanti il progetto autofinanziandoci”.

Ma per queste riviste, la vita non è facile; prese di mira dalle frange religiose più estremiste, per alcune tavole “blasfeme”, rischiano la chiusura ad ogni uscita perché sottoposte al tiro incrociato dello stato e degli estremisti; il primo, che ne teme la portata “illuminante”, fa leva sul loro incitamento all’odio mettendo in causa il Profeta; gli altri, accusano le riviste di cavalcare la libertà di espressione per vendere più copie.

di Giuseppe Favilla

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