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Caso Maro’: India contro resto del mondo

By   /   6 Febbraio 2014  /   Commenti disabilitati su Caso Maro’: India contro resto del mondo

marò 2Negli ultimi giorni si susseguono notizie secondo cui questa o quella istituzione interviene in merito alla questione dei Maro’ detenuti in India.

Il primo è stato il Commissario UE, Antonio Tajani, che ha chiesto la sospensione delle trattative commerciali tra l’Unione e l’India, trattative che dovrebbero portare ad un accordo di libero scambio tra le due federazioni (l’India infatti è un federazione di Stati, anche se a carattere unitario), a cui il subcontinente tiene molto, vista la quantità di esportazioni che ha nei confronti dell’occidente.

Poco dopo Tajani ha raccolto il sostegno di Lady Ashton, la responsabile della politica estera dell’Unione Europea, che ha dichiarato che non si può portare avanti una trattativa commerciale con un paese che non rispetta i diritti umani. Quindi, sempre in ambito Unione Europea, è stata la volta di Manuel Barroso, Presidente della Commissione Europea, che ha dato il proprio sostegno alla tesi di Tajani.

A livello internazionale i primi sono stati gli Stati Uniti, che hanno dichiarato a gran voce la propria contrarietà sul trattenimento ed il processo ai Maro’, quindi si è registrata qualche timida, quanto inosservata, presa di posizione francese, ed un secco no dei tedeschi proprio in questi giorni.

A livello interno all’India, l’Hindustan Times, uno dei principali quotidiani del paese, sostiene che la situazione abbia ormai raggiunto livelli ridicoli, in quanto due militari stranieri sono detenuti in India, ma, di fatto, ancora non sono accusati di nulla (in quanto in assenza di una imputazione non esiste una accusa formale, ma solo un generico “potrebbero essere responsabili della morte di due pescatori”). Da ultimo la Corte Suprema ha ordinato di formulare in tempi accettabili un capo di imputazione.

Ma perché tutti si muovono con tanta solerzia sulla questione in sostegno dell’Italia? Puro spirito umanitario? Ne avevo accennato da queste colonne lo scorso Dicembre: due sono i fronti, uno di diritto penale internazionale ed uno di diritto delle operazioni militari.

Dal primo punto di vista, occorre notare che il personale militare, in qualsiasi operazione impegnato, sia di lotta alla pirateria, sia di pace keeping, peace enforcement, interposizione, osservazione, polizia internazionale, eccetera, è soggetto ad una immunità funzionale. Ciò significa che, per qualsiasi comportamento tenuto in adempimento delle proprie funzioni, il militare risponde solo davanti alla giurisdizione nazionale, mentre per i reati comuni può essere processato nel luogo in cui ha commesso il reato. Ma guarda caso, l’India pretende di processare, secondo quella che viene definita giurisdizione domestica, i propri militari in missione anche per reati comuni.

Il comportamento dell’India mette quindi in crisi il sistema internazionale delle immunità e pregiudica la funzionalità delle missioni militari e soprattutto quelle di soccorso in caso di calamità, la cui base giuridica è molto meno consolidata.

Il secondo aspetto è quello del comportamento verso un paese NATO per una missione NATO: accusare due rappresentanti del Governo di avere, nell’esercizio delle proprie funzioni, normativamente previste e considerate dalle regole d’ingaggio, come terroristi equivale accusare l’Italia di terrorismo. Questo non potrebbe che comportare una reazione dell’Alleanza Atlantica, sia a titolo di protezione di un paese che ne è parte, sia in reazione ad una nemmeno troppo velata accusa di terrorismo verso una propria operazione ufficiale.

di Marco Eller Vainicher

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