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I Maro’, l’India, il Bastone e la Carota

By   /   24 Gennaio 2014  /   Commenti disabilitati su I Maro’, l’India, il Bastone e la Carota

giustiziaNon passa giorno che non si parli della sorte dei Maro’: c’è chi dice che c’è un complotto internazionale, chi partirà personalmente per andare a chiederne la scarcerazione, chi farà tutto il possibile, chi ancora che ha altre priorità che … e infine c’è anche chi si è stancato di sentirne parlare.

Non faccio nomi, tanto le pagine dei giornali sono piene delle loro dichiarazioni, quindi tutti sanno con precisione chi ha detto cosa. In fondo ogni dichiarazione è in linea con il personaggio pubblico che la rilascia.

Ma le esternazioni più strane sono quelle dell’India e se fossero volute, allora per prima cosa ci verrebbe da chiedersi se il loro autore sia sano di mente. Infatti, un giorno i Maro’ sono già praticamente stati condannati a morte, il giorno dopo c’è la prova della loro innocenza, però le prove sono sparite, ma c’è una perizia che le certifica e che purtroppo il Tribunale non la accetterà.

Il Tribunale del Kerala non è competente perché il caso dipende dall’Alta Corte del Kerala, che però detesta i Maro’, ma si ammorbidirebbe se l’Italia risarcisse i pescatori, anche se il risarcimento non è sufficiente.

Però non importa, perché in realtà la decisione deve essere presa dalla Corte di Nuova Delhi che però non è competente, perché i fatti sono avvenuti in acque internazionali.

Allora ci vuole un tribunale speciale indipendente che giudichi solo della competenza, ma le indagini le cura l’antiterrorismo (la famigerata NIA) che potrebbe chiedere la pena di morte.

Ma il Ministero degli Esteri ha dato la sua assicurazione che non la chiederà, anche se non è competente a fare una simile promessa, e ha aggiunto che anche se ci fosse una condanna non verrà eseguita. In sintesi, adesso ogni santo giorno si parla di pena di morte che verrà chiesta e non verrà chiesta.

E ciò è bello e istruttivo, per citare Giovannino Guareschi, ma cosa ci insegna? Che anche l’India è afflitta da un’intrinseca contraddittorietà? Oppure si tratta di quello che in gergo si chiama PSYOPS, ovvero guerra psicologica?

Probabilmente è vera quest’ultima tesi. Ci vogliono talmente far preoccupare con la storia della pena di morte, che ogni altra pena sarebbe accettabile, anche se nessuna pena e nemmeno nessun processo sarebbe accettabile.

Cadranno (o sono già caduti) i nostri governanti in questa truffa?

di Marco Eller Vainicher

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