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Mezza Siria soffre la fame

By   /   15 Gennaio 2014  /   Commenti disabilitati su Mezza Siria soffre la fame

rifugiati sirianiQuesto è quanto emerso oggi durante la Seconda Conferenza dei Donatori per la Siria, tenuta a Kuwait City, cui hanno partecipato i rappresentanti di 69 Paesi. La conferenza è stata presieduta dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, e ospitata dall’Emiro del Kuwait, Sua Altezza Sheikh Sabah Al Ahmed Al Jaber Al Sabah.

Il capo della missione umanitaria dell’ONU, Valerie Amos, insieme all’Alto Commissariato per i Rifugiati, Antonio Guterres, hanno fatto il punto della situazione e chiesto alla comunità internazionale di fare uno sforzo particolare poiché si tratta della “più grande crisi che il mondo è oggi chiamato a fronteggiare”.

Dopo circa 3 anni di guerra la situazione umanitaria in Siria e le condizioni dei rifugiati nei Paesi confinanti continua a peggiorare. Oltre 9 milioni di siriani hanno bisogno di assistenza, di questi circa 6,5 milioni sono sfollati e dispersi per il Paese e combattono per la sopravvivenza, mentre, dal 2012, oltre 2,2 milioni sono invece fuggiti cercando rifugio oltre i confini, in Libano, Giordania, Turchia ed Egitto.

Per fronteggiare questa catastrofe secondo le Nazioni Unite occorrerebbero 6,5 miliardi di dollari, ma a fine giornata ne sono stati raccolti solo 2,4, vale a dire quasi 1/3 di quanto prefissato.

Nel gennaio 2013 si tenne la Prima Conferenza e vide la partecipazione di 43 Nazioni e la raccolta di 1,5 miliardi di dollari. Fondi che sono stati usati per fornire assistenza sanitaria e le vaccinazioni a milioni di persone sia in Siria che nei Paesi confinanti, per distribuire razioni viveri, per depurare l’acqua e costruire le tendopoli.

La conferenza internazionale Ginevra II che si dovrebbe tenere la prossima settimana, naviga tra  mille difficoltà e la principale alleanza degli oppositori, la Coalizione Nazionale, non ha ancora deciso se partecipare poiché teme che questo possa minare la sua credibilità. Numerosi, infatti, sono i gruppi armati che combattono in Siria e alcuni dei quali legati ad al-Qaeda o finanziati dal governo, come l’Islamic State in Iraq and the Levant (ISIS).

A gettare benzina sul fuoco ci ha pensato il Vice Ministro degli Esteri Siriano, Faisal Mekdad, il quale ha rivelato che ci sono stati colloqui a Damasco tra il governo e i servizi segreti occidentali che si sono detti pronti a collaborare nel combattere i gruppi Islamici in Siria. In pratica, il vice Ministro ha messo in evidenza la dicotomia tra quello che i politici dicono e quello che i servizi fanno ed ha concluso dicendo che non c’è alternativa alla leadership del Presidente Assad.

Se questo fosse confermato, secondo Khaled Saleh, portavoce della Coalizione nazionale, “significherebbe che all’interno del gruppo Amici della Siria esiste una netta contraddizione tra ciò che si dice e quello che si fa”.

Forse, dunque, non sono solo altri soldi che occorrerebbero, ma una linea d’azione chiara ed univoca e magari un cessate il fuoco e l’apertura di corridoi umanitari sicuri, per essere certi che gli aiuti arrivino e che il personale non corra rischi.

di Vito Di Ventura

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