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Quando il solo buonsenso è da evitare

By   /   3 Gennaio 2014  /   Commenti disabilitati su Quando il solo buonsenso è da evitare

Di recente le riforme paiono zoppicare. Approvate, danno cattiva prova di sé e vengono subito riformate, e la gente si chiede se tutto ciò sia normale.

Checché si pensi, per la tecnica legislativa più recente, questa è una faccenda del tutto normale. Per quanto possa apparire paradossale il male di alcune recenti riforme è la normativa prodotta con il buon senso, secondo cui se la norma appare sensata viene semplicemente approvata, senza chiedersi quali siano le effettive conseguenze pratiche.

Sia chiaro, non è una questione di colore politico, ma di metodo scientifico sotteso alla produzione normativa seguendo la pura speculazione teorica, senza esaminare i possibili impatti e senza una analisi dettagliata dei costi – benefici.

Qualche esempio.

I procedimenti giudiziari durano troppo? Si uniscono Pretore e Tribunale, così si raddoppiano i giudici, senza considerare che si triplicano le cause, ed oggi un giudizio che prima durava 2 anni e mezzo, ne dura non meno di 3.

Troppe cause in Tribunale? Ne spostiamo un po’ al Giudice di Pace, senza magari chiederci QUANTE ne spostiamo in concreto e quale effetto abbia sulle cancellerie. Risultato: ritardi biblici nell’assegnazione delle cause e nella registrazione delle sentenze, specialmente nei più grossi Tribunali d’Italia.

Sarebbe stato più sensato informarsi prima quale fosse il numero dei procedimenti e quanti cancellieri servano per gestirne il carico. Ricordo che, a pochi giorni dall’entrata in vigore, stavo scrivendo un articolo in merito e telefonai al Ministero della Giustizia per capire quale fosse l’impatto in termini numerici. Dall’ufficio statistico mi risposero che in teoria non era una cosa difficile, ma che per rispondermi avrebbero dovuto sviluppare un apposito programma.

I Tribunali Militari sono sotto utilizzati? Per risparmiare ne chiudiamo 6 su 9, senza porsi il dubbio su quale sia l’effettivo risparmio. Risultato: secondo il Procuratore Generale Militare i costi nominali sono aumentati del 30 %. Il tutto senza contare che le strutture sono rimaste in capo al Ministero della Difesa che ne è il proprietario e le deve manutenere, che i cancellieri sono stati trasferiti ad altri reparti, uscendo dal bilancio della Giustizia Militare ma rimanendo in carico al Ministero, che i magistrati in eccesso sono stati trasferiti alla giustizia ordinaria, restando comunque a carico dello Stato.

parlamentoLa benzina costa troppo? Liberalizziamo i prezzi, senza chiederci come si comporterà il mercato. Risultato: il prezzo della benzina, dal 2006, è aumentato a dismisura. Le assicurazioni costano troppo? Liberalizziamo le tariffe. Risultato: aumento dei premi del 150 %, secondo l’organismo di vigilanza.

C’è un monopolio Enel dell’elettricità? Liberalizziamo il mercato imponendo contemporaneamente ad ENEL di produrre al massimo il 50 % del fabbisogno per fare spazio ai concorrenti. Risultato: il restante 50 %, non essendo prodotto in Italia viene importato dall’estero, costando il doppio e con il risultato che Francia e Svizzera, nel 2003, hanno tolto la corrente all’Italia perché serviva a loro.

Le Province costano troppo? La Regione Sicilia sopprime le Province e le trasforma in consorzi di comuni, mantenendo lo stesso numero di dipendenti, gestiti però da Consigli Direttivi composti da personale eletto dai Comuni. Cambiando nome, da Provincia a Consorzio, ciascun ufficio dovrà rifare buste, timbri e carta intestata. La Ragioneria dello Stato ha stimato il costo approssimativo in qualche milione di Euro (parliamo di oltre una decina di province e qualche migliaio di uffici), ma il costo vero ce lo dirà la Corte dei Conti, fra qualche anno.

Morale. Forse le riforme bisognerebbe farle meno con il buon senso e più su base scientifiche, sulla base di dati puntuali, analisi d’impatto e piani di lavoro elaborati da esperti.

di Marco Eller Vainicher

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