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La primavera Araba: è tutt’oro quello che luccica?

By   /   24 Dicembre 2013  /   Commenti disabilitati su La primavera Araba: è tutt’oro quello che luccica?

primaveraArabaSantegidioDa un po’ di tempo non si fa che parlare di un fenomeno geopolitico che è stato generalmente denominato “la primavera araba”, ma è veramente quello che sembra? E come mai tanti sconvolgimenti a seguito delle prime rivolte?

Iniziamo a fare chiarezza: la “primavera araba”, come è stata definita, è solo un complesso di rivolte che si sono verificate, in modo non del tutto organizzato, in diverse nazioni, che non necessariamente significa un cambiamento nella mentalità delle popolazioni locali.

E in effetti non sembra che i cambiamenti siano stati così radicali tra il prima ed il dopo, a partire dal caso dell’Egitto: a dirla tutta tra Mubarak e Morsi la gente ha finito per preferire il primo, perché se tra i due dittatori il primo si nascondeva dietro ad un dito, il secondo ci teneva a mettere in mostra la propria rigidità.

Ma in linea di massima un po’ in tutto il medio oriente pare si sia passati dalla padella alla brace perché, come nell’Adelchi il nuovo padrone si è rivelato pari, quando non più fanatico del predecessore.

Ma che cosa sono state le “primavere” Arabe (che di primaverile hanno avuto assai poco)? Sono veramente state delle rivolte spontanee? O più probabilmente una nuova fase del tentativo di riunificare le terre arabe sotto un nuovo moderno “califfato”?.

Non si spiegherebbe, altrimenti, come masse disorganizzate si dimostrino bene armate, ben condotte, con ottime strategie ed in grado di sconfiggere eserciti regolari.

Ma se i fomentatori delle rivolte hanno fatto bene i calcoli sulla prima fase, pare non si aspettassero la seconda.

La forza dei regimi islamici, come quella dei regimi comunisti di un tempo, era la generale idea che cambiare fosse impossibile e che quindi una ipotesi di ribellione fosse inutile in quanto nessun cambiamento era ipotizzabile.

Accertato che cambiare si può e che ribellarsi ha un senso, dato che dopo le rivolte cambia il Governo, e dimostrato che non è obbligatorio accettare il Governo che “sta scritto” debba esserci, e persino che il capo non è lì per volontà divina, il popolo si aspetta di contare, come gli avevano detto da anni.

E se il sostituto non è all’altezza delle aspettative, allora il popolo contesta, e se le contestazioni non servono, protesta, e se non basta neanche questo, beh se ha funzionato la prima volta, perché non ribellarsi di nuovo?

Dobbiamo quindi aspettarci rivolte a getto continuo? Sì, almeno fino a che il popolo non sarà soddisfatto del nuovo leader, chiunque esso sia.

di Marco Eller Vainicher

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