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Sri Lanka: “Il Commonwealth non ignori la repressione della società civile”

By   /   13 Novembre 2013  /   Commenti disabilitati su Sri Lanka: “Il Commonwealth non ignori la repressione della società civile”

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Dal 15 al 17 novembre avrà luogo in Sri Lanka la riunione dei capi dello stato del Commonwealth (Chogm). Con l’avvicinarsi di questo appuntamento, il governo ha preso misure per impedire le manifestazioni e ha intensificato il giro di vite nei confronti delle voci dissidenti e critiche, attraverso minacce e vessazioni nei confronti di oppositori, giornalisti e difensori dei diritti umani. La denuncia arriva da Amnesty International.

Qualcuno potrà sorprendersi del fatto che persino alla vigilia del Chogm il governo dello Sri Lanka si senta libero di violare i diritti umani che sono alla base della Carta dei valori del Commonwealth. In realtà, la repressione nei confronti della società civile era attesa” – ha dichiarato Steve Crawshaw, direttore dell’ufficio del segretario generale di Amnesty International, che rappresenterà l’organizzazione per i diritti umani negli eventi collegati al Chogm.

Lo Sri Lanka sta cercando di usare il Chogm per ripulire il suo deplorevole curriculum nel campo dei diritti umani e nascondere sotto il tappeto le violazioni in corso. Il Commonwealth non deve chiudere gli occhi di fronte a tutto questo, come ha fatto finora consentendo alle autorità del paese di negare il diritto della gente a protestare in modo pacifico” – ha aggiunto Crawshaw.

Alla vigilia della riunione l’esercito dello Sri Lanka ha impedito a un gruppo di familiari degli scomparsi di prendere parte al festival Samagi, un evento sui diritti umani in corso nella capitale Colombo. Molte delle persone fermate provenivano dalla provincia settentrionale a maggioranza tamil. Gli attivisti locali per i diritti umani hanno anche denunciato la chiusura di tutte le università, le minacce di espulsione per i parlamentari stranieri presenti nel paese per prendere parte a incontri della società civile e la limitazione di movimento imposta ai giornalisti.

Inoltre, al Relatore speciale dell’Onu sull’indipendenza dei giudici e degli avvocati e l’Istituto internazionale delle associazioni degli avvocati per i diritti umani è stato negato l’ingresso nel paese.

di Elisa Cassinelli

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