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Quando il web è falso: utenti pagati dalle aziende

By   /   2 Novembre 2013  /   Commenti disabilitati su Quando il web è falso: utenti pagati dalle aziende

tripadvisor«E’ proprio vero, l’ho letto su Internet». L’affidabilità del web è uno dei maggiori problemi che si sono posti fin dalla nascita di Internet: la rete porta con sè tutte le positività di un mezzo di comunicazione libero e «popolare», ma anche gli svantaggi di un flusso di informazioni fuori controllo. Ed è in questo contesto che si colloca l’allarme lanciato da TripAdvisor e Wikipedia, due dei siti più visitati a livello internazionale: Internet pullula di falsi utenti che manipolano i contenuti ed offrono recensioni non veritiere. Nel peggiore dei casi c’è anche la malafede: si potrebbe trattare di un gruppo di persone pagate da aziende o organizzazioni per promuovere in rete i propri prodotti e farsi così una pubblicità illecita.

TripAdvisor risente principalmente del problema delle recensioni false: il portale web è stato creato apposta per chi ama viaggiare, e dal 2000 mette a disposizione degli utenti tutte le opinioni su alberghi, ristoranti e attrazioni di chi è già passato di lì e ha voglia di raccontare la sua esperienza. L’impossibilità del team del sito di verificare che non vi siano rapporti fra gli utenti ed i gestori dei locali in questione si sta ora facendo sentire: le recensioni pubblicate apposta per promuovere un’attività sono in continuo aumento, e il sito aveva già dovuto affrontare alcune controversie legali lo scorso anno per il contenuto di alcuni commenti degli utenti.

La problematica di Wikipedia è invece diversa: l’enciclopedia online fornisce moltissime informazioni agli utenti del web. Come sapere, però, che quanto dichiarato sul sito corrisponde a verità? Ed ecco che, per quanto le informazioni contenute nel progetto siano per la maggior parte precise, Wikipedia si trova a dover combattere contro i cosiddetti sockpuppet, ossia i tantissimi profili virtuali creati appositamente per manipolare i contenuti di un sito. La fortuna dell’enciclopedia online è incredibilmente aumentata negli ultimi anni, e la notizia delle violazioni nella politica dei contenuti potrebbe andare a minare il successo del sito. D’altronde, controllare questi «utenti fantasma» pagati per inserire informazioni ad hoc potrebbe rivelarsi molto difficile, a meno di non restringere le informazioni sulla privacy e, quindi, il concetto di web «aperto a tutti».

Solo a settembre, la procura di New York ha sventato diciannove società della Grande Mela che pagavano per diffondere proprie recensioni positive: per smascherare i falsi, qui, si è dovuto combattere con le loro stesse armi, aprendo un finto esercizio commerciale e cercando poi qualcuno che fosse disposto a migliorarne l’immagine sul web. Con risultati, purtroppo, più gravi del previsto.

di Chiara Gagliardi

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