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Giappone: eseguita la sesta condanna a morte da quando è al governo Abe

By   /   12 Settembre 2013  /   Commenti disabilitati su Giappone: eseguita la sesta condanna a morte da quando è al governo Abe

Ieri è stata eseguita la sesta condanna a morte per impiccagione da quando, lo scorso dicembre, è diventato Primo Ministro il conservatore Shizo Abe. L’annuncio è stato dato dal Ministro della Giustizia, Sadakazu Tanigaki.

L’uomo, Tokuhisa Kumagai, di 73 anni, era stato condannato a morte nel maggio del 2004 per l’uccisione, durante una rapina, del proprietario di un ristorante cinese e per altri crimini minori.

L’esecuzione, avvenuta nonostante le proteste di diversi governi europei e di organizzazioni per i diritti umani, segue quella di 2 criminali eseguita lo scorso Aprile.

Al momento, secondo le informazioni fornite dal Ministro della Giustizia, in Giappone ci sono 132 persone nel braccio della morte, in attesa di esecuzione.

L’unico anno senza esecuzioni è stato il 2011, il primo dopo almeno vent’anni. Ma, questa interruzione non è servita per riaprire dibattiti pubblici sulla pena di morte perché è sostenuta dalla maggioranza dei giapponesi. Nel 2012 le esecuzioni sono riprese all’improvviso con l’impiccagione di 3 detenuti, responsabili di omicidi.

Il Giappone e gli Stati Uniti, anche se non in tutti gli stati, sono gli unici Paesi industrializzati e democratici in cui è in vigore la pena di morte. Secondo molti giuristi internazionali, il sistema è estremamente crudele poiché i condannati a morte possono aspettare, in celle d’isolamento, diversi anni prima della loro esecuzione, che normalmente gli viene comunicata solo poche ore prima.

Il caso più eclatante è quello del giapponese Iwao Hakamada, oggi 77enne, che, arrestato nel 1966 per l’omicidio del suo capo e di tutti i maschi della sua famiglia, è ancora in isolamento, in attesa della condanna. Secondo alcuni, la lunga attesa gli ha provocato profondi disturbi mentali. Nel 1980 i suoi legali presentarono appello alla Corte Suprema che, però, confermò la sentenza.

di Vito Di Ventura

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