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Bahrein: due nuovi decreti mettono al bando il dissenso

By   /   9 Agosto 2013  /   Commenti disabilitati su Bahrein: due nuovi decreti mettono al bando il dissenso

Due nuovi decreti di emergenza, emanati dal re del Bahrein tra il 6 e il 7 agosto, minacciano di nuovo la libertà di espressione del piccolo Regno del Golfo. Un tentativo questo, di mettere al bando il dissenso nel paese e mettere a tacere le voci critiche nei confronti del governo.

Il primo decreto ha emendato la Legge sui raduni pubblici e le manifestazioni del 1973, in modo da vietare ogni riunione, sit-in, marcia e raduno nella capitale Manama.

Il secondo decreto invece ha modificato la Legge sui minori del 1976. Ora è previsto che se una persona di età inferiore a 16 anni prende parte a una manifestazione, a un raduno pubblico o a un sit-in, i suoi genitori riceveranno un ammonimento scritto. Se dopo sei mesi il minore sarà sorpreso a prendere nuovamente parte a una manifestazione, i genitori potranno essere multati e/o arrestati.

I due nuovi decreti sono solo le ultime di una serie di misure adottate dalle autorità del Bahrein per inasprire le pene previste dalla Legge antiterrorismo del 2006 e stroncare il dissenso in vista delle proteste di massa programmate per il 14 agosto.

Il Centro per i diritti umani del Bahrein, insieme ad altre organizzazioni, ha pubblicato una lettera aperta rivolta ai media, ai governi e alle Nazioni Unite, chiedendo che sia monitorata la situazione dei diritti umani nel paese, che potrebbe diventare ancora più critica con l’arrivo delle nuove manifestazioni.

Da quando nel febbraio 2011 sono iniziate le proteste di massa per le strade del Bahrein, le autorità hanno adottato una linea sempre più dura nei confronti della società civile. A differenza degli altri paesi arabi, la rivolta interna è rimasta incompiuta, e il potere della famiglia regnante è rimasto in piedi. Tuttavia, nel corso degli ultimi due anni timide proteste hanno avuto luogo e le richieste di maggiore libertà non si sono fermate.

Secondo Amnesty International, dall’inizio della rivolta, nel febbraio 2011, sono state uccise almeno 72 persone(dati aggiornati al mese di aprile). Tredici leader dell’opposizione, attivisti e prigionieri di coscienza hanno perso l’ultimo appello e restano in carcere per reati di terrorismo a causa del ruolo svolto durante la rivolta del 2011. Almeno 70 minorenni sono detenuti in carceri per adulti per aver preso parte alle proteste.

di Elisa Cassinelli

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