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Russia: libero Alexei Navalny

By   /   19 Luglio 2013  /   Commenti disabilitati su Russia: libero Alexei Navalny

Alexei Navalny, l’attivista Russo contro la corruzione e candidato alle prossime elezioni come sindaco di Mosca, dopo una notte in carcere, è stato rilasciato dalla polizia.

Le pressioni interne dei suoi sostenitori, ma sopratutto le dure reazioni di tutta la comunità internazionale, hanno probabilmente suggerito alle autorità Russe di rilasciare il dissidente, ancorché condannato.

Sembra, tuttavia, che il fattore determinante della sua liberazione sia stato il calcolo elettorale, infatti, sembra che molti russi ritengano che l’attuale sindaco, Sergei Sobyanin, vincerà comunque con largo margine, infliggendo all’opposizione, guidata appunto dal Navalny, un durissimo colpo.

Il suo legale aveva chiesto al giudice della città di Kirov, Sergei Blinov, di liberare il suo cliente per consentirgli di svolgere regolarmente la campagna elettorale, in vista delle prossime elezioni che avverranno in settembre.

Ad accogliere Navalny fuori dal tribunale c’era un folto gruppo di sostenitori che festeggiava mangiando un tipico dolce russo. “Quello che sta succedendo è un fenomeno unico per il sistema giudiziario Russo”, ha detto Navalny alla stampa, “E’ uno strano momento: prima tutti erano tristi ed orasono tutti felici. Può ancora succedere, ma per il momento abbiamo un paio di mesi davanti”.

Navalny non ha ancora deciso se continuare la sua corsa al municipio di Mosca oppure ritirarsi. Per il momento si gode la vittoria simbolica, anche se non potrà allontanarsi da Mosca.

Come è noto, Navalny ed un suo collaboratore, Pyotr Ofitserov, sono stati condannati rispettivamente a 5 e 4 anni di carcere e 500 mila dollari di multa per una partita di legno comprata nel 2009 quando era assistente del governatore della regione di Kirov.

Ieri sera migliaia di manifestanti hanno sfilato per le strade di Mosca costringendo le autorità a chiudere la Piazza Rossa e la vicina piazza Manezh. Oltre 200 persone sono state arrestate, tra cui anche alcuni che avevano tentato di salire sul palazzo della Duma, la camera bassa del Parlamento.

di Vito Di Ventura

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