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Kuwait: donna condannata a 11 anni di carcere per tweet contro emiro

By   /   11 Giugno 2013  /   Commenti disabilitati su Kuwait: donna condannata a 11 anni di carcere per tweet contro emiro

Twitter di nuovo nel mirino delle autorità del Kuwait. Ieri un tribunale ha condannato una donna a 11 anni di carcere per la pubblicazione di alcuni commenti su Twitter che sono stati ritenuti offensivi nei confronti dell’emiro Sabah IV Al-Ahmad Al-Jaber Al-Sabah e che avrebbero chiesto il rovesciamento del regime.

Si tratta di un’insegnante di 37 anni, Huda al-Ajmi, condannata sulla base di tre capi di accusa mossi nei suoi confronti: insulti all’emiro, istigazione a rovesciare il regime e cattivo utilizzo del cellulare. Alla donna sono stati inflitti cinque anni di reclusione per ciascuno dei primi due capi di accusa e un anno per il terzo.

Tutto ciò fa parte di una campagna di repressione che il governo del Kuwait ha lanciato negli ultimi anni e che prende di mira i militanti on line. Così Internet oltre a essere uno strumento di libertà e di denuncia nei confronti dei sistemi politici autoritari, divengono anche il canale attraverso la quale individuare il dissenso e punirlo. In particolare, Twitter è stato spesso causa di condanne da parte delle autorità. Secondo una stima di Human Rights Watch, nel 2012 sono state condannate almeno 25 persone per aver offeso l’emiro.

Secondo il rapporto 2013 di Amnesty International, le autorità hanno rafforzato le restrizioni alle libertà di riunione ed espressione, erseguendo penalmente alcuni utenti dei social network. La polizia antisommossa ha fatto poi uso eccessivo della forza, impiegando gas lacrimogeni e granate stordenti contro manifestazioni pacifiche organizzate da oppositori del governo.

Amnesty denuncia il caso del prigioniero di coscienza Hamad al-Naqi, membro della minoranza musulmana sciita, è stato arrestato ad aprile e condannato a giugno a 10 anni di carcere e ai lavori forzati. Era stato ritenuto colpevole per aver postato messaggi su Twitter in cui criticava i leader dell’Arabia Saudita e del Bahrein e per “aver insultatol’Islam”. A fine anno era in corso un appello contro la sentenza.

Infine l’organizzazione riporta il caso di Musallam al-Barrak, un leader d’opposizione ed ex parlamentare, arrestato il 29 ottobre e incriminato per “aver compromesso lo status dell’emiro”, per alcune dichiarazioni che aveva rilasciato durante una manifestazione il 15 ottobre. È stato rilasciato su cauzione il 1° novembre. A fine anno era in corso il processo a suo carico; in caso di condanna, rischiava una sentenza fino a cinque anni di carcere.

di Elisa Cassinelli

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