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Per la Turchia, Twitter diventa “capulcu”

By   /   8 Giugno 2013  /   Commenti disabilitati su Per la Turchia, Twitter diventa “capulcu”

Le ultime notizie parlano addirittura di una «retata anti-Twitter».

Dopo le parole del premier Erdogan, che aveva definito il social network «una cancrena», su Twitter c’è un forte scontro tra sostenitori ed oppositori del politico turco: i primi cambiano il proprio nome, anteponendovi laparola «Capulcu», ossia vandalo, come sono stati apostrofati. Gli altri appongono accanto al nickname la parola «Ak», riferendosi chiaramente al partito Akp, a cui Erdogan appartiene.

Nonostante la crescente importanza di Twitter, mai la piattaforma virtuale è stata così potente e presente. Come, solo l’anno scorso, era accaduto per la primavera araba, così anche la rivolta in Turchia sta usando Twitter come principale mezzo di comunicazione. In particolare, i cosiddetti «cinguettii», ossia le frasi brevi di 140 caratteri, risultano estremamente difficili da controllare ed eventualmente censurare. Proprio qui stanno le caratteristiche fondanti di Twitter: libertà, sintesi e massima espressività.

Le parole chiave (hashtag) #capulcu e #OccupyGezi sono diventate negli ultimi giorni protagoniste dello spazio virtuale: il miracolo di Internet è che, digitandole, si può avere anche da casa un’idea chiara e precisa di che cosa sia la rivolta turca. Keep calm and be a capulcu; He thought he was insulting us but he created a brand; e ancora, la dichiarazione d’intenti: I am a capulcu.

I social media arrivano nel momento giusto per contrastare il silenzio delle altre forme di comunicazione: il retweet rende il vecchio ma efficace «passaparola» più semplice e reale che mai. La fitta rete di informazioni e immagini ha travolto tutto il mondo, diffondendo brevi scatti della rivolta in Turchia. Ed è la stessa modalità con cui si sono sviluppate la primavera araba e l’M15 in Spagna; la psicologa Zeynep Tufekci ha addirittura ipotizzato che esista «uno stile di protesta da social network».

La rete e il web stanno cambiando non solo la tecnologia, ma anche la storia intera: Twitter ha modificato il modo di reagire dell’intera umanità. Attraverso Internet, la popolazione nel momento del bisogno si pone all’attenzione della comunità internazionale: si potrà seguire ogni evento storico comodamente in diretta. E già non ci si ricorda più di come erano le proteste prima dell’avvento di Facebook e Twitter: pochi fattori potevano fare in modo che una rivolta morisse sul nascere. Ora, con questi strumenti tanto democratici, quanto pericolosi, la velocità della risposta iniziale è assicurata; la primavera della Turchia è arrivata con qualche mese di ritardo, ed è partita da un tweet.

di Chiara Gagliardi

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