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Non si fermano le proteste in Turchia

By   /   3 Giugno 2013  /   Commenti disabilitati su Non si fermano le proteste in Turchia

Per la terza notte ieri la polizia è intervenuta ancora una volta con la mano pesante nei confronti dei manifestanti, in maggior parte giovani e gente della classe media che vedono nelle misure varate di recente dal governo una islamizzazione del Paese, tra cui il divieto di vendere e pubblicizzare gli alcolici o di baciarsi in pubblico.

Ieri, la folla dalla Piazza si è spostata dalla piazza principale di Istanbul, Taksim Square, cuore simbolico delle proteste, al palazzo del Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan. Da Taksim Square sono infatti partite le dimostrazioni di protesta dirette inizialmente contro il piano di restauro di Gezi Park, unico polmone verde vicino a piazza Taskim, che prevedeva tra l’altro la costruzione di un centro commerciale, per poi estendersi al tutta la gestione del governo e dalla capitale a tutto il Paese.

La polizia per disperdere le migliaia di manifestanti ha fatto ricorso a lacrimogeni e cannoni d’acqua, arrestando e ferendo numerosi manifestanti. Ad oggi, sono state arrestate circa 2 mila persone mentre feriti sono intorno ai 500 mila. Naturalmente i dati sono discordanti: il Ministro dell’Interno, Muammer Guler, ha parlato di 1.700 arrestati, di cui moti sono stati poi rilasciati, e che in totale sono rimaste ferite 58 civili e 115 poliziotti; fonti ospedaliere in Ankara invece parlano di 400 civili feriti, alcuni dei quali in modo serio.

Anche secondo gli osservatori dei Diritti Umani, il numero dei feriti è nettamente superiore a quello dichiarato ufficialmente e anzi, parlano di molte persone che hanno perso la vista perché colpiti dai proiettili di gomma o per l’enorme quantità di gas lacrimogeni e spray al peperoncino usati dalla polizia.

La risposta pesante della polizia alle manifestazioni inizialmente pacifiche è stata condannata da Amnesty International e da molti Paesi Occidentali, in particolare da Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti che hanno invitato Erdogan alla moderazione. Il Direttore Europeo di Amnesty, John Dalhuisen, ha detto che, nonostante gli eccessi della polizia siano ormai diventati all’ordine del giorno in Turchia, “la mano pesante usata in risposta alle pacifiche manifestazioni è stata veramente vergognosa”.

Il governo di Erdogan, al potere dal 2002, è accusato di essere sempre più conservatore e autoritario. Nei suoi interventi televisivi il Primo Ministro Erdogan, ha continuato a lanciare appelli alla calma e a chiedere all’opposizione di non alimentare le proteste. Ha anche ammesso alcuni errori della polizia, ed ha concluso dicendo: “Se volete bene alla nostra nazione, se volete bene a Istanbul non cadete in questi giochi”.

Da parte sua, il Ministro degli Esteri, Ahmet Davutoglu, ha scritto su Twitter un messaggio: “La continuazione di queste proteste non porteranno alcun beneficio ma danneggeranno la buona reputazione della nostra nazione nella regione e nel mondo”.

Nonostante la massiccia ondata di proteste, il Primo Ministro ha dichiarato di voler perseguire con il rinnovamento sia del parco Gezi, eliminando però la costruzione del centro commerciale, e sia di piazza Taksim, prevedendo la costruzione di una nuova moschea.

Secondo il Ministro dell’Interno i danni provocati si aggirano intorno agli 8 milioni di Euro.

di Vito Di Ventura

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