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Filippine. Una rappresentazione sacra cruda e molto realistica

By   /   29 Marzo 2013  /   Commenti disabilitati su Filippine. Una rappresentazione sacra cruda e molto realistica

I riti e le rappresentazioni sacre del Venerdì Santo, che rievocano la passione e morte di nostro Signore, Gesù Cristo, sono molto diffuse in tutto il mondo cattolico. In Italia, in quasi tutti i  paesi si svolgono processioni antiche e suggestive che affondano le loro radici nelle tradizioni risalenti ad oltre 500 anni fa. Gesti e movimenti, costumi e rappresentazioni che si ripetono sempre uguali e che immancabilmente affascinano.

Alcune rievocazioni sono molto coinvolgimenti poiché realistiche ovvero riescono a trasmettere ai fedeli e ai turisti presenti forti emozioni, facendoli calare nella realtà dei luoghi e delle scene di violenza e di dolore vissute lungo la Via Crucis.

Ma le rappresentazioni nostrane non sono minimamente paragonabili a quelle che ogni anno i devoti di un villaggio a nord delle Filippine mettono su. La crocifissione di coloro che intendono interpretare il ruolo del Cristo è reale, cioè viene realmente crocifisso con tanto di chiodi conficcati nelle mani e nei piedi, restando appesi per diversi minuti, il tempo di attraversare la città di San Pedro Cutud, in provincia di Pampanga.

Di mattina presto, uomini incappucciati, penitenti, un po’ come i “perdoni” a Taranto, percorrono lentamente a piedi i villaggi della provincia sotto il sole cocente, mentre vengono flagellati sulla schiena con fruste occasionali. Altri portano grosse e pesanti croci di legno per drammatizzare il sacrificio di Cristo.

I fedeli o devoti fanno sacrifici e penitenze nella speranza di venir assolti dai peccati, ottenere guarigioni miracolose o semplicemente per ringraziare il Signore, come ha ammesso ai giornalisti  il primo ad essere crocifisso, Alex Laranang, di 58 anni, per “augurare buona fortuna e salute per la mia famiglia”.

Per il pittore Ruben Enaje, di 52 anni, uno dei più popolari penitenti di San Pedro Cutud, questa è stata la 27esima crocefissione, iniziata come ex voto per essersi miracolosamente salvato cadendo da un palazzo.  Durante la crocefissione, il pittore aveva un microfono così che la gente potesse sentire le sue grida di dolore mente “i romani” gli conficcavano i chiodi nelle mani e lo innalzavano sulla croce, dove è rimasto per diversi minuti. Dopo che gli sono stati tolti i chiodi, Enaje è stato portato al pronto soccorso per le cure mediche del caso.

Devozione Cristiana e folclore mista a credenze Filippine richiamano sull’isola migliaia di fedeli e di  turisti che assistono e scattano foto di questo spettacolo che la Chiesa Cattolica non approva e anzi cerca di dissuadere gli organizzatori.
Questa pratica, che risale agli anni ’50 “non è la volontà di Gesù Cristo. Sappiamo che questo viene praticato da molti anni, ma ci auguriamo che non si faccia più…dovremmo concentrarci di più sulla preghiera”, così si è espresso ai microfoni di Radio Veritas l’Arcivescovo José Palma, rappresentante Filippino presso la Conferenza Episcopale.

di Vito Di Ventura

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