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Post Office

By   /   27 Marzo 2013  /   Commenti disabilitati su Post Office

Perché ho scelto un libro di Bukowski come Post Office? Che, per di più, risale al 1971?

Perché delle volte capita d’incontrare un amico, nel mio caso Jok Beatz, ed iniziare a parlare di letteratura. Poi si passa a fare delle riflessioni su quanto sia importante un’opera letteraria e i tratti in cui ci si identifica con l’autore.

Scambiarsi delle idee e riflettere su quanto significhi quel libro o, ancora meglio, quali siano gli argomenti trattati dell’autore che prendiamo in considerazione come riflesso della nostra esperienza personale.

Io vedo in Post Office delle cose e Jok delle altre! Ed è proprio questo il bello.. si parla ci si confronta e ognuno racconta all’altro la parte del libro o l’aspetto caratteriale del protagonista che lo ha colpito.

E questo è solo l’inizio di un confronto costruttivo. Infatti, ognuno di noi ama o detesta un’opera letteraria per una particolare ragione.

Il volume si riassume in poche parole è un romanzo autobiografico in cui Bukowski, tramite il suo alter ego Henry Chinaski, racconta la sua vita e le sue esperienze al servizio dell’amministrazione postale americana. Fin qui sembra un libro semplice e senza particolari attrattive. Cosa avrà mai di straordinario la vita di un postino? Direi che scoprirlo sta a voi.

La cosa che personalmente mi affascina è che si tratta di un libro attualissimo. La necessità di trovare un lavoro. Il lavoro precario. Gli anni passati a subire le vessazioni del proprio capo in attesa di diventare di ruolo. Il raggiungimento del traguardo tanto desiderato. La vita soffocata dal lavoro. Il continuo desiderio per donne, gioco, sbronze. La spirale autodistruttiva in cui cade il protagonista. La voglia di lasciare un lavoro privo di prospettive. E potrei continuare ancora a lungo.

Il linguaggio è attualissimo, crudo, brutale oserei dire vitale. “Il cibo fa bene ai nervi e allo spirito. Il coraggio viene dallo stomaco… tutto il resto è disperazione.” Le considerazioni di Bukowski sul lavoro sicuro “La sicurezza si poteva averla anche in galera” o anche “Be’, come dicevano sempre i ragazzi, da qualche parte bisogna pur lavorare. E così non si ribellavano. Era la saggezza dello schiavo”. Se non sono attuali queste frasi

Comunque il messaggio che voglio lanciare è parlate di letteratura con i vostri amici discutete liberamente di ciò che vi piace e di ciò che non è di vostro gusto. Scoprirete che con il confronto si cresce sempre. E questo è il bello di ascoltare ed essere ascoltati.

Il libro è adatto ad un pubblico adulto.

Charies Bukowski, Post Office, Teadue, Milano, dodicesima ristampa 2013, pagine 158, euro 8,50.

di Laura Ester Ruffino

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