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L’ultima lettera di un veterano Americano della guerra del Golfo

By   /   23 Marzo 2013  /   Commenti disabilitati su L’ultima lettera di un veterano Americano della guerra del Golfo

Nel 10° anniversario della guerra del Golfo, Tomas Young, invalido di guerra, ha scritto e pubblicato sul suo sito web una lettera drammatica, molto commovente, una pesantissima accusa politica all’allora Presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, e al suo Vice, Dick Cheney, responsabili dell’invasione dell’Iraq che portò alla caduta del regime di Saddan Hussein.

Tomas invita i due a “trovare il coraggio morale per affrontare le conseguenze di quello che hanno fatto a lui e a molti, molti altri”. “Potete fuggire la giustizia ma ai nostri occhi voi siete colpevoli di efferati crimini di guerra, di guadagni illeciti e di aver mandato a morte migliaia di giovani americani, miei commilitoni, cui avete rubato il futuro”.

Tomas Young si arruolò nell’Esercito 2 giorni dopo l’attacco alle Torri Gemelle, 11 settembre 2001. Dopo appena 5 giorni in Iraq, nel 2004, fu ferito e rimase paralizzato durante un attacco alla città di Sadr, a nord di Baghdad, nel 2004. Un colpo di Kalašnikov, AK-47, gli ha spezzato la spina dorsale ed un altro gli ha fracassato il ginocchio. Aveva 24 anni e veniva dal Kansas City nel Missuri e da allora non ha più camminato.
In questi anni ha sofferto numerosi interventi chirurgici e ora si  trova presso un hospice, in attesa della morte. A lui si è ispirato il documentario Body of War, diretto da Ellen Spiro e Phil Donahue, che nel 2007 ha vinto il primo premio, con musiche di Pearl Jam, Rage Against teh Machine, e Bruce Springsteen. Da allora la sua salute è peggiorata e attualmente è curato presso un ospizio.

Recentemente, durante una conversazione su Skype ha dichiarato che avrebbe rinunciato a nutrirsi, a prendere medicine o a farsi medicare. In pratica, si sarebbe lasciato morire. “E’ arrivato il momento. Quando morirò voglio essere sveglio e consapevole”, ha detto, mentre la giovane moglie Claudia gli stava accanto. “In questo modo, anziché commettere il classico suicidio e essere fuori dalla scena, la gente ha modo di farti visita e dirti addio…credo che questo sia il modo giusto di trattare la gente anziché andarsene senza dire una parola”.

Quando ritornò in America, nel 2004, Tomas Young diventò subito uno dei primi e importanti critici della guerra in Iraq, che lui definì “illegale secondo le leggi internazionali” e “il più grande errore strategico nella storia degli Stati Uniti” che “ hanno distrutto l’equilibrio delle potenze nella regione Medio Orientale e hanno installato in Baghdad un governo filo Iraniano brutale e corrotto, un governo tenuto in piedi con la tortura, squadre del terrore e della morte”.

Nella sua lettera Tomas, tra l’altro scrive:Mi sono arruolato 2 giorni dopo l’11 settembre. Mi sono arruolato perché il mio Paese era stato attaccato. Volevo colpire colore che avevano ucciso circa  3 mila dei miei concittadini. Non mi sono arruolato per andare in Iraq, un Paese che non ha avuto alcuna parte nell’attacco dell’11 settembre e non minacciava i suoi vicini, non più di quanto non facciano gli Stati Uniti. Non mi sono arruolato per “liberare” l’Iraq o distruggere i depositi delle mitiche armi di distruzione di massa o per impiantare quello che voi cinicamente chiamate “democrazia” in Baghdad e nel Medio Oriente. Non mi sono arruolato per ricostruire l’Iraq, che avevate detto che si sarebbe pagato con i proventi del petrolio e che invece è costata agli Stati Uniti oltre 3 mila miliardi di dollari. E specialmente non mi sono arruolato per fare una guerra preventiva. La guerra preventiva è illegale secondo le leggi internazionali”.

Come soldato in Iraq sono stato, adesso lo so, complice della vostra idiozia e dei vostri crimini di guerra. La guerra in Iraq è il più grande errore strategico della storia degli Stati Uniti. Ha instaurato un governo pro-Iraniano corrotto e brutale, tenuto su al potere attraverso l’uso della tortura, delle squadre del terrore e della morte. Ha lasciato l’Iran come sola potenza dominante nella regione. A tutti i livelli – morale, strategico, militare ed economico -, l’Iraq è stato un fallimento e siete stati voi, Signor Bush e Signor Cheney, che avete iniziato questa guerra. Dovreste essere voi a pagarne le conseguenze”.

Non averi scritto questa lettera se fossi stato ferito combattendo in Afghanistan contro  coloro che hanno organizzato e portato a termine l’attacco dell’11 settembre. Se fossi stato ferito lì mi sentirei sì infelice perché le mie condizioni fisiche deperiscono e sto morendo, ma avrei almeno il conforto di sapere che le mie ferite sono state la conseguenza della decisione di difendere la mia nazione, che io amo. Non dovrei starmene sul letto, imbottito di antidolorifici, vedere la mia vita consumarsi e   tormentarmi perché centinaia di migliaia di esseri umani, tra cui bambini e giovani vite, compreso me stesso, sono stati sacrificati da voi per l’avidità delle compagnie petrolifere, per la vostra alleanza con gli sceicchi dell’Arabia Saudita e la vostra insana visione dell’impero”.

La lettera ha diviso l’America. Molte persone hanno interpretato le sue come parole di astio o livore “Sapeva i rischi quando si arruolò”, è la risposta più frequente. Di contro, coloro che lo difendono, concordano sul fanatismo politico che è stato alla base della guerra in Iraq.

di Vito Di Ventura

Questa è una poesia scritta da Tomas:

I am the living death
The memorial day on wheels
I am your yankee doodle dandy
Your John Wayne come home
Your Fourth of July firecracker
Exploding in the grave

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