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Iran, nuovo rapporto Onu denuncia situazione diritti umani sempre più grave

By   /   15 Marzo 2013  /   Commenti disabilitati su Iran, nuovo rapporto Onu denuncia situazione diritti umani sempre più grave

Il Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Iran, Ahmed Shaheed, ha espresso preoccupazione per la situazione dei diritti umani nella Repubblica islamica dell’Iran denunciando come vessazioni, arresti e gli attacchi contro i difensori dei diritti umani, avvocati e i giornalisti facciano parte di un sistema diffuso e sistematico.

Nel nuovo rapporto che il relatore speciale dell’Onu ha presentato a Ginevra durante la sessione del Human Rights Council,  si fa riferimento a piccoli progressi nel campo dei diritti delle donne, in materia di sanità, di alfabetizzazione e nei tassi di iscrizione scolastica sia a livello primario che secondario. “Tuttavia, le notizie sulle recenti politiche che vietano l’accesso delle donne a una serie di settori di studio, limitano ulteriormente la libertà di movimento delle donne, e le attuali politiche che ostacolano la possibilità delle donne di raggiungere alcune posizioni decisionali nel governo, continuano a rappresentare un problema”, ha osservato Shaheed.

La situazione rimane grave e continua a peggiorare  per coloro che difendono i diritti delle donne, le minoranze religiose ed etniche, i lavoratori e i minori.  “Spesso vengono accusati di crimini vagamente definiti contro la sicurezza nazionale, il che ha apparentemente lo scopo di erodere il fronte di difesa dei diritti umani nel paese”, ha proseguito Shaheed.

Circa 40 avvocati sono stati perseguiti dal 2009, e almeno il 10 sono attualmente detenuti. Anche  chi lavora per i mezzi di comunicazione indipendenti rischia l’arresto e dure pene detentive:  non è un caso che l’Iran sia stata definita la più grande prigione per i giornalisti nel mondo.

Anche la libertà di religione è messa a dura prova. E’ stato riportato che 110 esponenti della minoranza religiosa Baha’i sono attualmente detenuti in Iran per avere praticato la loro fede, e che almeno 13 cristiani protestanti sono attualmente rinchiusi nei centri di detenzione di tutto l’Iran, mentre i Dervisci, i membri della fede Yarasen, e i musulmani sunniti continuano ad essere fatti oggetto di attività punitive, il che desta serie preoccupazioni per la situazione delle minoranze religiose nel paese.

A preoccupare il relatore speciale è infine l’alto numero delle esecuzioni che avvengono in Iran, la maggioranza delle quali continuano ad avvenire per condanne legate al traffico di droga, reato che non corrisponde agli standard internazionali dei “crimini molto gravi” per i quali la pena capitale può essere comminata. L’Iran è infatti tra i paesi in cui avvengono più esecuzioni. Un triste primato che si riconferma ogni anno.

di Elisa Cassinelli

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