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Stati Uniti. Continua la messa a punto dello “scudo stellare”

By   /   22 Febbraio 2013  /   Commenti disabilitati su Stati Uniti. Continua la messa a punto dello “scudo stellare”

Alcuni giorni è stato effettuato con successo il lancio di un Missile Standard, SM-3 Blocco 1A, della Raytheon, contro un bersaglio costituito da un missile balistico a medio raggio (MRBM).

Il lancio,  il 22esimo con intercetto positivo, è stato effettuato dal cacciatorpediniere USS Lake Eire, equipaggiato con piattaforma AEGIS BMD 4.0.1, utilizzando i dati inviati da un sensore remoto posto sul satellite della Società, denominato “Space Tracking and Surveillance System-Demonstrator (STSS-D).

In pratica, si tratta del segmento navale del sistema “Missile Defence”, nuovo modo di chiamare il noto “scudo stellare”, che ha nel Patriot PAC-3 e nel sistema THAAD (US Army’s Theatre High Altitude Area Defence) la componente terrestre e nell’ Airborne Laser la componente aeronautica. Quest’ultima, ancora in corso di sviluppo, si basa su una flotta di aerei 747-400 equipaggiati con laser chimici di grande potenza per distruggere il missile balistico nella sua fase iniziale, boost fase.

Il bersaglio (MRBM) è stato lanciato dal poligono “Pacific Missile Range Facility” e non appena all’orizzonte è stato acquisito e seguito dal sistema STSS-D. I dati, attraverso il sistema di Comando e Controllo (Command, Control, Battle Management and Communications – C2BMC), sono stati quindi passati alla nave e la squadra operativa, sulla base di questi dati, e quindi prima che il bersaglio apparisse sugli schermi radar della nave, ha lanciato il missile anti-missile balistico SM-3.

Il primo test di questo tipo fu effettuato nell’aprile del 2011, quando un cacciatorpediniere della Marina Americana usò i dati forniti dal radar della Raytheon AN/TPY-2, dislocato nella isola di Wake, un atollo corallino situato nell’Oceano Pacifico del nord, per ingaggiare e distruggere un missile di media gittata usando il missile SM-3 Blocco 1A.

Il missile SM-3, che ha una gittata di oltre 500 chilometri ed una velocità di 9600 Km/h, è stato progettato per distruggere missili balistici a corta, media e intermedia gittata per impatto diretto, cioè il missile nella testata di guerra non ha esplosivo, ma quando colpisce il bersaglio, per l’energia cinetica acquisita, è come se questo fosse investito da un camion di 10 tonnellate che viaggiasse alla velocità di 965 chilometri all’ora.

Attualmente gli Stati Uniti hanno in servizio oltre 135 SM-3, mentre sono in corso le trattative con Giappone, Spagna, Egitto, Turchia, Francia, Australia e altre nazioni alleate. Entro il 2014, la Raytheon immetterà sul mercato la nuova generazione SM-3 Blocco 1B, versione terrestre e navale.

In Italia, i Missili Standard sono montati sui Cacciatorpedinieri classe “Durand de la Penne” (Francesco Mimbelli e Luigi Durand de la Penne), equipaggiati con lanciatore verticale Raytheon Tartar GMLS Mk13 mod 4, e 40 missili SM-1MR, con gittate 74 – 150 km. Gli ultimi modelli, la cui più comune variante è RIM-66K-L/ SM-2 Standard Block IIIB, entrati in servizio nel 1998, hanno migliorato le capacità contro bersagli a bassissima quota.

Nel settore dei missili anti-missili balistici, l’Italia e la Francia hanno sviluppato la famiglia di sistemi missilistici terrestri e navali denominata FSAF (Famille de missiles Sol-Air Futures) che montano il missile Aster 15 e Aster 30 (il numero indica la gittata in chilometri). Nel 2010 l’Aster 30 Blocco I, con capacità anti-missile, ha intercettato con successo il bersaglio costituito dal missile Black Sparrow.

Le Fregate Italiane della classe Orizzonte montano il sistema PAAMS, nato dalla collaborazione IT-FR-UK, che usa il missile Aster. Sono in corso studi per la versione Aster 30 blocco II con capacità “Hit to Kill” fino a 3.000 chilometri.

La personale “amara” considerazione è che il nostro Esercito che vantava nel settore missilistico  Controaerei una elevatissima capacità operativa, ampiamente riconosciuta a livello internazionale, sotto la spinta della continua riorganizzazione a causa delle esigue disponibilità finanziarie, ha ridotto, e ridurrà ancor più questa Specialità, fino a mantenere in vita 1 solo Reggimento missili.

Ma la crisi acuirà le difficoltà di mantenere un adeguato sostegno logistico, effettuare un addestramento quotidiano e una serie di esercitazioni, fondamentali per acquisire una “veracapacità operativa. Tutto ciò, ahimè porterà, nel giro di pochi anni, il Reggimento ad essere un reparto di materiali da mera esposizione.

Tutto questo, proprio nel momento in cui la NATO porta avanti e con forza proprio il programma Missile Defence System, che sarà parzialmente operativo entro il 2015 e pienamente operativo entro il 2018. Attualmente, è già attivo il sistema di Comando e Controllo installato a Ramstein, Germania, ad esso confluiranno i dati relativi ai sensori e agli intercettori messi a disposizione da ciascun Paese alleato. Inoltre, sotto comando e controllo della NATO saranno posti anche gli intercettori sulle navi Americane che si trovano nel Mediterraneo e i dati dei radar installati in Turchia.

di Vito Di Ventura

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