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Tammam Azzam, l’arte per ricostruire la Siria

By   /   12 febbraio 2013  /   Commenti disabilitati su Tammam Azzam, l’arte per ricostruire la Siria

L’arte per ricostruire una Siria ormai in ginocchio. L’arte per  combattere il silenzio e l’indifferenza. E ancora, l’arte come massima espressione della sofferenza che coinvolge un intero popolo. Tammam Azzam è nato a Damasco nel 1980 e ha vissuto lì fino ad un anno fa quando ha deciso di lasciare il paese per timore di essere chiamato dall’esercito. Ora vive a Dubai dove continua a fare dell’arte la sua vita. E lo fa mettendo in luce la tragedia del suo popolo.

Tammam si è laureato alla facoltà di Belle Arti e si è specializzato in pittura ad olio. Nel 2001 ha  frequentato l’Accademia Al-Kharif, dove ha potuto seguire un corso tenuto dal maestro siriano Marwan Kassab Bashi. Nel 2008 entra nell’Ayyam Gallery e partecipa al programma per giovani artisti ‘The Shabab Ayyam’. Da quel momento inizia a tenere varie mostre a Damasco, Dubai e in altre città.

In una delle sue ultime opere ha riprodotto, digitalmente, il bacio di Klimt su un edificio devastato dai combattimenti in Siria. Il suo è un autentico richiamo a una delle opere più universali dell’arte per cercare di toccare i cuori internazionali che da troppo tempo ignorano il dolore del suo paese. L’effetto è disarmante: il famosissimo dipinto d’orato si materializza su una facciata martoriata dalla guerra: un vero e proprio appello all’amore universale.

Chiedo a Tammam qual’è il significato di questa opera digitale. “Questo lavoro viene dalla serie ‘Il Museo siriano’, una collezione che comprende icone provenienti dai più grandi maestri europei come da Vinci, Matisse, Goya e Picasso  e mette in parallelo le più grandi conquiste dell’umanità con la distruzione che è anche in grado di infliggere. ‘Il Bacio’ di Klimt mostra l’amore e il rapporto tra le persone, e l’ho voluto contrapporre alla capacità del popolo di odiare il regime”.

Azzam fonde istantaneamente capolavori riconoscibili in immagini provenienti da zone di guerra della Siria, lavorando con diversi mezzi digitali per affrontare  la violenza e la distruzione che stanno sconvolgendo il suo paese.

Nel corso della storia diversi artisti hanno utilizzato l’arte per denunciare le atrocità avvenute nella propria terra. Ho chiesto a Tammam quando è stato il momento in cui ha deciso di usare la sua arte per rappresentare il massacro in corso in Siria. “Dal primo giorno della Rivoluzione e ho deciso di lavorare solo per questo. Non c’è guerra in Siria. C’è una Rivoluzione. Quando mi stavano chiamando per combattere nell’esercito ho lasciato Damasco e sono venuto a Dubai, non volevo combattere. Così ho scelto un altro tipo di lotta”.

In tutto questo lancia anche un chiaro segnale alla comunità internazionale che rimane a guardare mentre le vittime aumentano giorno dopo giorno. In una delle sue opere, le parti del dipinto di Francisco Goya che ritraggono esecuzioni sul campo sono state fuse insieme a immagini di una foto che mostra la distruzione in atto in Siria. “Il 3 maggio 1808 Goya ha creato un’opera per immortalare l’uccisione di centinaia di innocenti cittadini spagnoli. Quanti 3 maggio abbiamo in Siria oggi …..”.

Tammam mi dice che se dovesse scegliere uno dei suoi lavori per rappresentare la rivoluzione siriana sceglierebbe sicuramente “Bleeding Syria”, una mappa della Siria, di 4,5 metri quadrati, dipinta di rosso come se fosse insanguinata. In questa immagine è racchiusa tutta la sofferenza, la distruzione e la morte di un intero popolo.

La mappa si ripete poi in altre opere: in una è a brandelli, con pezzi che bruciano e si staccano. In un’altra è di nuovo tinta di rosso, colpita da un proiettile al centro, e ha come sfondo il logo dell’Onu, anch’esso dipinto di rosso invece che blu come sarebbe in realtà.

Essere lontani dalla propria terra fa scaturire anche un senso di nostalgia e di sofferenza oltre che un forte legame di appartenenza. Sentimenti che sono accentuati quando il proprio paese d’origine sta vivendo un momento terribile. Questo è uno degli altri temi ricorrenti in alcune opere come “Where We Were”, in cui una bambina indica un punto della Terra che ricorda la Siria. C’è poi una mappa nera della nazione, che pende da un filo per il bucato e ancora un aquilone che diventa un aereo da guerra che l’artista ha collocato all’estremità del filo tenuto da un piccolo braccio.

Quando chiedo a Tammam quali sono le sue sensazioni e il suo stato d’animo mi dice “nessun siriano può spiegare cosa sente, parlare della sua tristezza e della sua rabbia”. Ma sul futuro non ha dubbi: “Cercheremo di ricostruire una nuova Siria e spero di farlo nel più breve tempo possibile dopo questa enorme distruzione”.

di Elisa Cassinelli

*Le immagini sono state gentilmente concesse dall’artista

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