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Bullismo: il veleno dell’anima

By   /   25 Gennaio 2013  /   1 Comment

Grazie alla dilagante “distrazione” dei mass media italiani il bullismo è stato per anni considerato come un fenomeno sporadico e socialmente irrilevante. Vessazioni, minacce, e violenze di ogni tipo diventavano burle. La cosa più grave è che nessuno aveva la forza di denunciare tali fatti. Poi piano piano si è iniziato a diradare il velo d’omertà che per anni ha protetto questi aguzzini sia dalla giustizia sia dal “disprezzo sociale”. Proprio nel momento in cui l’atteggiamento della società italiana stava mutando, la crisi economica ha accentrato su di sé tutta l’attenzione dei mass media e soprattutto quella dei politici, cosicché il bullismo si sta tramutando in una piaga sociale sempre più diffusa e più infida.

Nessuno può più né deve ignorare questo fenomeno dilagante. Cosa ancora più importante da sottolineare è che si tratta di un evento ricorrente in tutte le forme di società umana conosciute. Questo è il segno che quando ci sono stati i primi sintomi della malattia, o disagio sociale come preferiamo chiamarli, tutti gli Stati hanno fatto finta di non vedere o hanno sottovalutato tali eventi.

Fino a non molti anni fa sembrava essere un fenomeno di “nicchia” appartenente agli strati più disagiati della società. Oggi sta emergendo in tutta la sua drammatica gravità e coinvolge inesorabilmente ogni strato sociale. Sembra ancora di vedere le drammatiche scene svoltesi negli Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Svezia, Norvegia, Finlandia, Australia e Italia. Inizialmente, tali fatti sono stati sottovalutati e considerati sporadici. La strage di Columbine negli Stati Uniti (1999), con il tragico risultato di 13 morti e 24 feriti, è attualmente considerata l’emblema della reazione al bullismo nelle scuole USA. Fino ad allora il fenomeno era stati drammaticamente sottovalutato.

La crescente e persistente violenza dei bulli ha spinto molti Stati ad intraprendere politiche, più o meno riuscite, atte a contrastate questo fenomeno.  Basta guardare al numero totale delle denuncie per capire la portata del fenomeno, nel Regno Unito i minori sono il 23,9%, in Francia il 21% e in Germania il 12,9%. Inoltre nel Regno Unito e in Francia la responsabilità penale è stata abbassata a 10 anni. Però sembra ormai palese che le sole politiche repressive attuate in alcuni Paesi non hanno fornito i frutti sperati. Purtroppo, una cosa ancora più preoccupante, è la nascita di branchi di bulli con membri sempre più giovani (bambini).

Il Professore Dan Dr Olweus, il cui motto è: “Scuole sicure comunità più sicure”, viene considerato un pioniere della ricerca contro il bullismo, professore di Psicologia all’Università di Bergen (Norvegia) iniziò la sua ricerca dopo il suicidio di 3 ragazzi vittime di bullismo.  Autore del volume: “Bullismo a scuola. Ragazzi oppressi, ragazzi che opprimono“, Giunti Editori.

Se riflettiamo sulle parole del dott. Dan Olweus: “Uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni” (dott. Dan Olweus: pioniere della ricerca contro il bullismo). E questa sofferenza che si protrae anche per anni, se non viene adeguatamente affrontata in centri specializzati segnerà la vittima del bullo per il resto dei suoi giorni. Oggi sappiamo che il bullo agisce a capo di un piccolo o grande branco, perché considerato particolarmente “affascinante” o “forte”. La vittima o le vittime sono i soggetti che vengono vessati perché più deboli: carattere introverso, timidezza, poca aggressività, indole sensibile, disabilità fisica, disabilità mentale, differenza di razza, sesso, religione, orientamento sessuale ma anche spiccata intelligenza, propensione per lo studio (sia scolastico che extra scolastico come musica, pittura, danza… …).

Ma il terzo vertice del terribile triangolo del bullismo sono gli spettatori. Gli spettatori sono tutte quelle persone che osservano “l’opera” del bullo in silenzio o divertendosi. Proprio gli spettatori sono la legna da ardere per il comportamento del bullo. Inoltre non si deve credere che gli spettatori siano solo i coetanei del bullo ma sono anche tutti quegli adulti che trattano con accondiscendenza o indifferenza il “carnefice” di turno.

Tutto ciò accade certamente per le più svariate ragioni. La più semplice da trovate è che la vittima non è il figlio. Oppure si tratta di soggetti che essendo stati bulli da ragazzi condividono il comportamento “deviato” del giovane. Oppure possono essere state vittime di bullismo e anche da adulti non hanno la forza di reagire. Si possono trovare mille altre ragioni.

Inoltre il momento storico in cui viviamo, con pesanti tagli alla spesa sociale, rende ancora più difficile contrastare con mezzi appropriati il bullismo. Mancano corsi di formazione per gli insegnanti che non sanno o hanno paura di affrontare il bullismo.

I centri d’ascolto nelle scuole sono una necessità e devono essere incrementati. L’aiuto dello Psicologo a scuola è fondamentale sia per i casi di bullismo sia per tutte le problematiche inerenti all’età evolutiva che, oggi, nelle scuole italiane sono totalmente sottovalutati. Centri d’ascolto fuori dalle scuole (sotto forma di cooperative sociali) per raggiungere i bambini e i ragazzi che si vergognano di farsi vedere a scuola mentre vanno dallo psicologo.

Centri medici specializzati nella cura di vittime di abusi (fisici e mentali). La terapia gratuita per le vittime e le loro famiglie. Sostegno economico alle famiglie che denunciano gli aguzzini dei loro figli per intraprendere azioni legali e per fornire cure adeguate. Dobbiamo ricordare che spesso le violenze non sono solo psicologiche ma anche fisiche: violenza sessuale, pestaggi, rapine…

Purtroppo è necessario ricordare che ci sono vittime del bullismo che si suicidano, l’ultimo triste esempio in Italia è la giovane ragazza di 14 anni che si chiamava Carolina che si è tolta la vita a Novara, le sue ultime parole sono state: “Scusate se non sono forte, mi dispiace”.

Ma la cosa da sottolineare con grande preoccupazione ed amarezza è che non ci sono le risorse per creare centri specializzati dove occuparsi con la terapia psicologica dei bulli. Infatti anche tali soggetti vanno aiutati con adeguate terapie mediche e psicologiche ad affrontare i loro comportamenti asociali. Come peraltro vanno coinvolte nella terapia anche le loro famiglie.

Nessuno viene aiutato né le vittime né i carnefici. Il triangolo con ai vertici il bullo con la sua piccola o grande corte, la vittima e gli spettatori va distrutto.

E se a tutto ciò si aggiungono Tribunali e Giudici minorili costretti ad agire con leggi obsolete e senza strutture di assistenza sociale, sufficientemente preparate ad affrontate questo nuovo allarme sociale, è facile comprendere che il bullismo sarà nei prossimi anni un fenomeno in crescita esponenziale. Il bullismo è un malessere sociale fortemente diffuso, ed è anche lo specchio del disagio relazionale che si manifesta soprattutto tra adolescenti e giovani, ma che non è non circoscritto a nessuna categoria, né sociale né anagrafica.

Il bullismo, purtroppo, non è un problema legato al difficile passaggio tra l’infanzia, l’adolescenza e l’età adulta, ma, si evolve con l’età, cambia forma, e nell’età adulta muta in tutte quelle forme di prevaricazioni sociali, lavorative e familiari che sempre più spesso sono sotto i riflettori della cronaca.

di Laura Ester Ruffino

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1 Comment

  1. D Orazi Fabio ha detto:

    Senza dubbio questo fenomeno va, come scrive l’articolo, combattuto distruggendo quel triangolo formato da carnefice, vittima ed osservatori.
    Da questi ultimi per me bisogna iniziare, perché proprio questi siamo noi che se avessimo la forza di reagire fermando questa sciocca farsa (che spesso si trasforma in tragedia) o anche disertandola voltando le spalle e negando alcun consenso al becero protagonista vessatore, ne decreteremmo l’insuccesso clamoroso e potremmo fermare questa spinta che poi alimenta violenza e torture.
    Un attore senza pubblico diventa ridicolo e patetico, credo sia il miglior modo per spezzare questa gravosa catena.

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