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A Ginevra 140 Nazioni approvano il nuovo Trattato per la riduzione di mercurio

By   /   20 Gennaio 2013  /   2 Comments

Oltre 140 Nazioni, riunite da una settimana a Ginevra, dopo anni, hanno approvato ieri il nuovo Trattato per la riduzione delle emissioni di mercurio. Per entrare in vigore dovrà essere ratificato da almeno 50 Nazioni e, secondo le previsioni, questo dovrebbe avvenire nei prossimi 3 anni.

Il nuovo accordo, frutto dell’azione promotrice iniziata circa 10 anni fa da Svizzera e Norvegia, si propone di ridurre l’inquinamento prodotto dalle miniere, dagli impianti di utilità e di stoccaggio di prodotti industriali, attraverso l’applicazione di limitazioni e l’adozione di alternative in cui il mercurio non sia usato, emesso o rilasciato.

Il mercurio, elemento presente in natura che non può essere generato o distrutto, è un veleno noto da secoli. E’ rilasciato nell’aria, nell’acqua o nella terra in piccole dosi dalle miniere di oro artigianali, dalle centrali a carbone e dagli scarti elettronici o di prodotti di consumo come gli interruttori elettrici, termostati, otturazioni dentali, nelle creme per colorare o tirare la pelle e sopratutto nelle batterie elettriche.

Il mercurio entra nella catena alimentare attraverso i pesci, che accumulano il mercurio presente nell’acqua. Il mercurio ingerito dall’uomo crea danni al sistema nervoso sopratutto dei ragazzi, delle donne in età procreativa ed incinte. Inoltre, come ha decretato l’Organizzazione Mondiale della Salute, non esistono limiti o dosi di sicurezza per il consumo di mercurio e dei suoi composti che possono anche causare danni al cervello e ai reni, perdita di memoria e disarticolazione della parola.

Il Trattato chiede alle Nazioni che estraggono oro in modo artigianale o in piccola scala, che rappresentano una delle maggiore cause di emissione di mercurio, di elaborare, entro 3 anni dall’entrata in vigore del trattato, un piano per ridurre e, se possibile, eliminare l’uso del mercurio nelle operazioni di estrazione. I governi hanno anche approvato importanti deroghe per alcuni usi in settori di largo uso per i quali non ci sono alternative ovvero sostanze prive di mercurio, come ad esempio i vaccini dove il mercurio è usato come conservante.

“Questo accordo aiuterà a proteggere la salute dell’uomo e dell’ambiente in tutto il mondo” ha dichiarato l’ambasciatore Svizzero per l’ambiente, Franz Perrez, e per Achim Steiner, il direttore esecutivo del Programma Ambientale dell’ONU, il documento rappresenta “un primo buon passo” e  dovrebbe migliorare nel tempo e diventare un forte strumento.

Per avviare il Trattato la Svizzera, la Norvegia e il Giappone hanno versato ciascuna 1 milione di dollari, ma secondo le Nazioni Unite, per aiutare i Paesi a sviluppare misure idonee e siano completamente conformi al Trattato, occorreranno decine di milioni e per diversi anni. Il Programma Ambientale delle Nazioni Unite ha comunicato che il Trattato sarà firmato entro il 2013 nella città Giapponese di Minimata, da cui il Trattato prenderà il nome.

Il cosiddetto morbo di Minimata, disordine neurologico causato dai veleni di mercurio, fu scoperto verso la fine degli anni ’50 quando furono trovate grosse quantità di metile di mercurio nelle discariche a mare delle industrie. Il pesce inquinato provocò la morte di centinaia di persone e migliaia di deformi. Circa in 12 mila chiesero i danni al governo Giapponese.

Secondo le Nazioni Unite, nei ultimi 100 anni il mercurio trovato negli oceani, fino a profondità di 100 metri, è raddoppiata mentre la sua concentrazione nelle acque oltre tale profondità è salita del 25%, i fiumi e i laghi contengono una valore di circa 260 tonnellate di mercurio, prima presente in tali quantità solo nel terreno.

Il Trattato fu inizialmente bloccato dalle potenze come gli Stati Uniti, ma il Presidente Barack Obama nel 2009 ha cambiato posizione anzi ha contribuito alla sua adozione. Un ruolo importante è stato giocato anche da Cina e India, anche nella considerazione che l’Asia è responsabile di circa la metà dell’inquinamento di mercurio mondiale.

Non tutti naturalmente sono soddisfatti di questo trattato. Secondo Joe Di Gangi, un consulente scientifico del gruppo IPEN (The International Plant Exchange Network) il Trattato è “il primo passo”, ma non è sufficiente per raggiungere lo scopo di ridurre le emissioni. Per esempio, non è richiesto ad ogni singola nazione di creare un piano nazionale di riduzione delle emissioni di mercurio nell’acqua né di bonificare i siti contaminati.

Il suo gruppo ed alcuni residenti di Minamata si sono anche opposti a chiamare il Trattato con il nome della città nipponica perché ritengono che questo non sia sufficiente a definire la problematica. Secondo loro il Trattato dovrebbe chiamarsi “Convenzione sul Mercurio” e non “Convenzione Minamata”.

di Vito Di Ventura

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2 Comments

  1. Jf1 ha detto:

    Diverso sarebbe se le nazioni finanziatrici, come sarebbe opportuno chiamarle, fornissero a quelle inquinatrici le soluzioni chiavi in mano: in questo caso, infatti la cosa avrebbe riflessi sul mercato nazionale, toccando l’occupazione e non solo la finanza nazionale.

    Questo poi darebbe maggiore merito ai politici e renderebbe la popolazione più sensibile ai temi ambientali, che non sarebbero più un costi, ma una occasione di crescita sociale ed economica.

  2. Jf1 ha detto:

    È l’ennesima presa in giro, secondo cui le cosiddette nazioni avanzate finanziano quello cosiddette arretrate per fare qualcosa che queste non hanno un obbligo di fare, e come sempre si rischia di fare versamenti a fondo perduto in cambio di nessun risultato.

    A prescindere dalla genericità di certe espressioni.

    Diverso sarebbe se le nazioni finanziatrici, come andrebbero più correttamente chiamate, fornissero soluzioni chiavi in mano alle nazioni inquinanti, tra l’altro incidendo positivamente sul proprio mercato e non sul bilancio interno: questo tra l’altro porterebbe vantaggi di immagine ai politici e maggiore soddisfazione nella popolazione, rendendo più appetibili i temi ambientali.

    Dicerso Sarebbe se le nazioni finanziatrici, come s

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