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Il Fiscal Cliff Americano

By   /   28 Dicembre 2012  /   1 Comment

Il Presidente Obama è rientrato ieri dalle vacanze alle Hawaii per cercare di risolvere lo stallo che si è venuto a creare tra Repubblicani e Democratici in merito al cosiddetto precipizio fiscale  o fiscal cliff.

I termini di scadenza sono ormai prossimi, il 31 dicembre di quest’anno, ma non si intravede alcuna soluzione ovvero le posizioni restano lontane e il pericolo che dal 1° gennaio aumentino le tasse e si riducano notevolmente le spese è concreto. Infatti, se non si dovesse trovare un’intesa, circa 2 milioni di americani rischiano di restare senza sussidi di disoccupazione e la tassa sui salari (payroll tax) crescerebbe di due punti percentuali e questo colpirebbe in particolare ed in maniera pesante tutte le famiglie il cui stipendio annuo non superi i 250 mila dollari.
Ieri il Presidente ha parlato con i principali leader parlamentari: il portavoce dei Repubblicani alla Camera, John Boehner, il leader della minoranza al Senato, Mitch McConnell, il capo dei Democratici al Senato, Harry Reid e il capo della minoranza alla Camera, Nancy Pelosi.

Che il clima sia teso lo si può dedurre dalle dichiarazioni dei succitati leader politici. Per Reid, i Repubblicani sono responsabili della rottura del negoziato. Per il capo dei Senatori “sembra” che l’economia degli Stati Uniti vada a incagliarsi sul fiscal cliff perché Boehner e McConnell non decidono. Reid ha detto, inoltre, che Boehner si comporta come un dittatore e lo ha accusato  di lasciare che i suoi membri andassero in vacanza, mentre il Senato continuava a lavorare sodo. Senza McConnell e Boehner, “niente può succedere sul fiscal cliff e finora loro sono in silenzio radio”, ha aggiunto Reid.

In risposta, l’ufficio di Boehner ha emesso un breve commento. “Il Senatore Reid dovrebbe parlare di meno e legiferare di più”, ha detto il portavoce Michael Steel. Il capo della Camera alla fine ha ordinato ai suoi membri di rientrare per la sessione di domenica, mentre l’ufficio del leader della maggioranza, Eric Cantor, ha detto che la Camera “potrebbe restare in sessione anche ininterrottamente fino al 2 gennaio, data di scadenza dell’attuale Congresso, pur di votare in tempo il testo dell’intesa che giungerà dal Senato”. Il nuovo Congresso si riunisce il 3 gennaio.

McConnell, pur dicendosi pronto ad accettare qualsiasi proposta di Obama, pone l’accento sul fatto che ”in  verità i Senatori della maggioranza (Democratici) non hanno ancora presentato una soluzione percorribile e se lo facessero i membri di entrambi i rami del parlamento debbono verificarla e decidere come procedere. Speriamo che ci sia ancora tempo per un accordo che possa salvare i cittadini da una crisi economica evitabile”.
Nonostante siano corse voci che Obama avesse un suo piano da presentare ai parlamentari, non ci sono segni che la Casa Bianca sia pronta ad intervenire. Il Vice Presidente, Joe Biden, intercettato dai giornalisti durante la cerimonia di giuramento al  Congresso del nuovo Senatore Democratico delle Hawaii, Brian Schatz, in sostituzione di Daniel Inouye, ha glissato le domande.

A pochi giorni dal 31 dicembre, i mercati sono spaventati, gli Americani non sanno se il prossimo anno pagheranno più tasse e il Pentagono ha paura che i tagli alla Difesa possano minacciare i programmi militari. A complicare le cose, il Ministro del Tesoro, Timothy Geithner, ha annunciato che prenderà misure “straordinarieper evitare che il debito pubblico raggiunga il limite dei 16,39 miliardi di dollari, oltre il quale il Paese entrerebbe nel default economico.

di Vito Di Ventura

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1 Comment

  1. Jf1 ha detto:

    Tutto il mondo è paese …

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