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L’astrattismo di Afro al Museo Bilotti

By   /   29 Novembre 2012  /   Commenti disabilitati su L’astrattismo di Afro al Museo Bilotti

Dell’artista friulano Afro Libio Basaldella (Udine 1912- Zurigo 1976), detto “Afro”, ricorre quest’anno il centenario dalla nascita. Per l’occasione è stata allestita presso il Museo Bilotti la mostra “Afro. Dal progetto all’opera. 1951-1975”.

La curatrice dell’evento, Barbara Drudi, ha selezionato 37 opere del maestro, volutamente presentate a Roma, città che fu scenario del suo percorso artistico, dalla formazione alla fase della maturità.

Il Museo Bilotti viene trasformato idealmente in una sorta di “laboratorio” sulla pittura del maestro di Udine con l’intento di analizzarne le sue continue sperimentazioni che spaziano dalle suggestioni verso il neocubismo fino all’astrazione.

Ulteriore aspetto oggetto della ricerca è il passaggio che l’artista era solito compiere attraverso il disegno. Quest’ultimo, da studio preparatorio, finiva per divenire un’opera d’arte vera e propria.

Le opere di Afro in rassegna (dai piccoli progetti fino ai lavori di oltre due metri), hanno per oggetto paesaggi, figure morte e forme astratte. Si tratta di dipinti e disegni propri del periodo 1935-1955, particolarmente importante nella vita dell’artista.

Di questo periodo è da ricordare l’esperienza americana iniziata nel 1948 ed i suoi rapporti con la gallerista Catherine Viviano a New York. La presenza di sue opere nello spazio espositivo sulla 57esima strada contribuì infatti in modo rilevante alla sua ascesa. A New York Afro ebbe ad esporre con altri artisti tra cui Guttuso, Morlotti, Cagli e Pizzinato, presentando lavori influenzati dal cubismo e dall’astrattismo.

Afro, che fa parte della cosiddetta “Scuola Romana”, fu decisamente colpito dal diverso clima culturale statunitense, tanto che i suoi rapporti con la Viviano Gallery durarono un ventennio durante il quale la propria ricerca artistica finì progressivamente per concentrarsi verso l’astrazione.

Tornando alla particolarità del disegno preparatorio, è da ricordare come l’artista riuscisse già in questa fase a preconizzare l’opera finale. Il suo metodo è evidente in “Figura 1” del 1953, nella “Caccia subacquea” del 1955 e nei disegni che ci portano al “Ragazzo con tacchino”, tela del 1954 conservata al Moma di New York.

Ancora la fase preparatoria è esaltata negli studi per il dipinto “Il giardino della speranza” del 1958, destinato alla Sede dell’Unesco di Parigi.

Nella rassegna appare evidente anche come la pittura astratta in realtà fondi le sue basi in processi elaborativi meditati e talora complessi e ciò in contrapposizione al mito diffuso del “questo saprei farlo anch’io”.

Celebrazione opportuna quindi per Afro, uno dei grandi protagonisti dell’astrazione internazionale che grazie al suo modus operandi utilizzò processi elaborativi capaci di elevare un disegno preparatorio al rango di opera d’arte.

di Aurora Portesio

Afro, dal progetto all’opera. 1951-1975
a cura di Barbara Drudi
dal 11 ottobre 2012 al 6 gennaio 2013
Museo Carlo Bilotti, Viale Fiorello La Guardia, Roma
orari: da martedì a domenica ore 9-19

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