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Finalmente in Italia i cani adottati dai militari italiani

By   /   24 Novembre 2012  /   2 Comments

Questa è la storia di due cani speciali. Una di quelle storie vere che assomiglia più a una favola. Di quelle da raccontare ai bambini per spiegare loro fin dove può arrivare l’amore. Bruno e Chiara, i due pastori del Caucaso che erano stati adottati dai militari italiani della base di Bala Murghab, nel nord dell’Afghanistan, sono finalmente arrivati in Italia. Il loro aereo è atterrato all’aeroporto di Pisa presso la 46^ brigata aerea dell’Aeronautica Militare. Un viaggio lunghissimo nel corso del quale sono stati accompagnati da Louise Hastie, la responsabile di Nowzad, l’associazione anglo-americana di protezione degli animali che si occupa proprio dei cani che hanno vissuto a fianco alle truppe di Isaf in Afghanistan. Se fossero rimasti a Bala Murghab i due cani sarebbero di sicuro morti. Bruno, accolto nella fob dai soldati italiani quando era piccolissimo, non ha mai dimenticato che da cucciolo gli afgani gli avevano spezzato le zampe e ucciso la sorella e con gli anni ha maturato una vera e propria avversione verso tutti coloro che gli ricordassero i suoi aggressori. Un innato senso di protezione nei confronti dei suoi fratelli in mimetica. I soldati afgani e gli interpreti erano costretti a girargli alla larga perché lui diventava minaccioso nell’intento di difendere e tutelare i suoi “commilitoni” a due zampe. Un amore tenerissimo e sconfinato che ha unito per quasi 4 anni questo possente cagnolone dallo sguardo buono ma dall’indole fiera e combattiva e tutti i militari italiani che hanno vissuto a fob Columbus, dai fanti agli alpini, dai paracadutisti ai bersaglieri. Per i soldati italiani era semplicemente uno della famiglia. Gli mancava solo la mimetica. Per il resto era un soldato a tutti gli effetti ligio al dovere e rispettoso degli orari. Seguiva a piedi per un tratto i lince che uscivano di pattuglia e li guardava allontanarsi per le vie polverose della valle del Murghab. Poi fiducioso e amorevole aspettava il rientro alla base dei suoi ragazzi sani e salvi. Lo scorso gennaio, poco lontano dall’ingresso della fob, qualcuno gli ha sparato colpendo non solo un cane ma soprattutto un simbolo. Ma Bruno, ruvido e forte come il Paese nel quale è nato, è riuscito a sopravvivere anche grazie all’amore dei suoi soldati che lo hanno coccolato e rimpinzato di cibo e di coccole. Poi è arrivata Chiara e i due sono diventati inseparabili.

Quando però è giunto il momento per gli italiani di lasciare la base di Bala Murghab, lo scorso settembre, si è posto il problema della sorte di Bruno e Chiara. Lasciarli lì, in quell’angolo di Afghanistan, al confine col Turkmenistan, avrebbe significato condannarli a morte certa. Invece il tenente Gianluca Missi ha sfoderato tutta la tenacia possibile ed immaginabile per portarli in Italia. Lo scorso agosto ha chiesto l’aiuto dell’Ente Nazionale Protezione Animali e ci è riuscito. Grazie all’intervento del Ministero della Difesa e dell’Enpa, Bruno e Chiara sono stati traferiti da Bala Murghab ad Herat e da qui a Kabul dove sono stati accuditi dall’associazione Nowzad prima del lungo viaggio verso l’Italia. Ad attenderli sulla pista dell’aeroporto militare di Pisa c’erano il tenente Gianluca Missi, la presidente nazionale dell’Enpa, Carla Rocchi e il direttore scientifico della Protezione Animali, Ilaria Ferri.

“Ho immediatamente raccolto la richiesta di aiuto inviatami dal tenente e mi sono attivata subito per garantire a Bruno e Chiara una sistemazione nel nostro Paese – ha spiegato Carla Rocchi – Alla fine, grazie alla disponibilità e alla sensibilità mostrata dal generale Pasquale Preziosa, capo di gabinetto del Ministero della Difesa, siamo riusciti a trovare la quadratura del cerchio. Ringrazio di cuore di tutte le persone e le istituzioni che hanno reso possibile questo importante risultato”.

Bruno e Chiara ora saranno ospitati per poco più di un mese, il tempo di terminare la fase di quarantena, presso la struttura della sezione Enpa di Perugia. Dopo potranno finalmente raggiungere la loro nuova casa, in provincia di Piacenza, e vivere una vita serena in Italia insieme ad Oreste Bocchi, un ingegnere che ha lavorato a lungo a Bala Murghab e che ora non vede l’ora di abbracciarli e coccolarli.

“Sono stato felicissimo di rivedere Bruno e Chiara – racconta il tenente Gianluca Missi – Mi sentivo obbligato, nel senso migliore del termine, a farli arrivare in Italia. La sera in cui li avevo salutati in Afghanistan avevo promesso loro che ci saremmo rivisti in Italia. Sulla pista dell’aeroporto, nel riabbracciarli ho detto loro: “Avete visto che siete arrivati?”. Per me è stata un’emozione grande perché mi hanno riconosciuto. I cani stanno bene. Avevano tanta voglia di giocare e non ho potuto fare a meno di accarezzarli e coccolarli al loro arrivo. Avevo un grande sogno e sono riuscito a concretizzarlo: mantenere la promessa di portarli via da lì”.

Per Bruno e Chiara inizia una nuova vita, lontano dall’Afghanistan. Missione compiuta: un buon soldato non abbandona mai i fratelli, anche se hanno 4 zampe ed una coda.

di Ebe Pierini

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2 Comments

  1. Maria Usai ha detto:

    Storia molto toccante, pubblicata da parecchi giornali. Sono contenta che i due cagnoloni siano in Italia, al sicuro. Piuttosto: perchè si continua a definirli pastori del Caucaso? Bruno e Chiara sono invece pastori dell’Asia Centrale,cani, oltretutto, presenti in Turkmenistan con esemplari di grande tipicità, che, importati in Europa, hanno dato origine a una delle più rinomate linee di sangue di questa splendida razza.

  2. Maurizioranalli ha detto:

    complimenti..ragazzi chi ama gli animali..vi sarà eternamente  grati, una  storia molto toccante i nostri militari, sono  i migliori al mondo…un abbraccio !!

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