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Il Bahrein tra riforme non attuate e repressione

By   /   21 Novembre 2012  /   Commenti disabilitati su Il Bahrein tra riforme non attuate e repressione

Un anno fa la Commissione indipendente d’inchiesta  sul Bahrein, istituita dalle autorità del piccolo Regno del Golfo per fare luce sulle violazioni dei diritti umani commesse durante le proteste antigovernative del 2011, aveva pubblicato un rapporto nella quale si affermava che il governo era responsabile di gravi violazioni dei diritti umani e che per questo motivo occorreva accertare le responsabilità  attraverso indagini indipendenti sulle denunce di tortura e di altri abusi.

In quell’occasione il governo si era impegnato ad attuare queste raccomandazioni e questo era stato accolto positivamente, come una sorta di apertura. Ma come spesso accade, quello che sembra essere uno spiraglio di luce si rivela un grande abbaglio. Come evidenzia un nuovo documento di Amnesty International, le autorità del Bahrein hanno totalmente disatteso le promesse reprimendo il dissenso, vietando ogni raduno e manifestazione e  ritirando la cittadinanza a 31 esponenti dell’opposizione, tra cui attivisti ed esponenti politici e religiosi.

La dimensione e la natura delle violazioni verificatesi dopo le raccomandazioni della Bici hanno reso una farsa il processo di riforme nel paese” – ha dichiarato Hassiba Hadj Sahraoui vicedirettrice del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International. “Come abbiamo documentato, le autorità hanno rinnegato le promesse fatte. Ogni pretesa del governo riguardo al miglioramento della situazione dei diritti umani suona vuota di fronte a un moribondo processo di riforme”.

A distanza di un anno le cose non sono migliorate come testimoniano le denuncie di varie associazioni per i diritti umani. Molti attivisti si trovano ancora in carcere, tra cui Abdulhadi Al-Khawaja, condannato all’ergastolo, noto anche per lo sciopero della fame di tre mesi che stava conducendo durante le gare di Formula 1 dell’aprile scorso in Bahrein.

Maryam Al-Khawaja, figlia dell’attivista e vice-presidente del Centro per i diritti umani in Bahrein, aveva lanciato un appello in occasione della sua visita in Italia avvenuta a inizio Novembre per la campagna di Amnesty International per le donne in Medio Oriente e in Nord Africa.

Finora in Bahrein la protesta è stata per lo più pacifica. Ma se la repressione continua e la comunità internazionale non farà pressione sul governo per il rispetto dei diritti umani, davvero c’è il rischio di violenze e conflitti interconfessionali” tra sunniti e sciiti.

Manifestazioni in Bahrein “ce ne sono ogni giorno”, ha detto Maryam,  seppur con picchi più o meno alti. E con le donne “in prima linea a dare l’esempi” tanto che “sono loro le leader della rivoluzione”. Come sua sorella Zaynab, sempre dentro e fuori dal carcere.

Il Bahrein lavora molto sulla propria immagine all’estero, ha detto ancora l’attivista, così come a suo avviso ha fatto anche con l’istituzione della commissione di inchiesta sulla repressione delle proteste della primavera 2011, servita solo a guadagnare credito all’esterno “senza che nulla sia cambiato nel Paese”.

di Elisa Cassinelli

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