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Mario Valentini, il tecnico del ciclismo paralimpico

By   /   2 Novembre 2012  /   Commenti disabilitati su Mario Valentini, il tecnico del ciclismo paralimpico

Una serata dedicata alle Paralimpiadi di Londra 2012, che ha visto la presenza di atleti, tecnici, oltre la presenza del presidente della Federazione Italiana Nuoto Paralimpico, Roberto Valori. Un’incontro organizzato dal Panathlon Club di Latina, tra gli ospiti in tecnico Mario Valentini, che abbiamo intervistato.

Mario Valentini, vanta ben 34 mondiali e 7 titoli olimpici, frutto dei trascorsi alla guida della nazionale su pista dal 1984 al 1997 e dei ciclisti paralimpici dal 1998. Valentini ha avuto l’onore di costituire nel 1962 il Centro Sportivo della Corpo Forestale dello Stato e quindici anni dopo il Centro Sportivo della Polizia Penitenziaria le Fiamme Azzurre.

Mario ha un carattere molto combattivo, vuole vincere, sempre e comunque, anche se si dovesse trovare a giocare con suo nipote al gioco delle biglie, lui vuole vincere. Il grande merito di Mario è quello di essere sempre stato davanti a tutti a tirare il carro, perché dare l’esempio alle altre persone è la più grande forma di educazione che si può insegnare.

Inizio l’intervista con il tecnico della nazionale Mario Valentini chiedendogli qual è il segreto del suo successo?E’ tutto merito del gruppo, all’interno della squadra della nazionale ci sono tre o quattro elementi importanti, determinanti; quando si presenta un problema il gruppo interviene autonomamente, la squadra si attiva per risolverlo ancor prima che ci sia bisogno del suo intervento. In tanti anni, prima nei dilettanti, poi nei professionisti  e infine nella nazionale, ho cercato sempre di formare un grande gruppo, fatto di amici, di compagni di squadra, di persone altruiste, ed è per questo motivo che avvengono la maggior parte dei successi”.

La più grande soddisfazione della sua vita nello sport? Con commozione Mario risponde: “La costituzione nel 1962 del Centro Sportivo della Corpo Forestale dello Stato e quindici anni dopo il Centro Sportivo della Polizia di Stato delle Fiamme Azzurre. Con questa operazione ho dato l’opportunità a 150 ragazzi di avere un posto di lavoro, ora nonni, padri, ed è questa la soddisfazione più grande”.

Qual è il suo metodo di allenamento?Per me non ci sono differenze tra ciclismo e paraciclismo, i metodi sono quelli della vecchia scuola, duro lavoro, la fatica del sudore, l’allenamento costante, questo è il modo per vincere, lavorare lavorare e lavorare, perché il lavoro paga sempre, è solo questione di tempo”.

Qual è stata la medaglia più bella?La medaglia più bella vinta in trent’anni di carriera del tecnico azzurro è quella conquistata nell’ultimo Campionato del Mondo, perché Pierpaolo Addesi, che prima aveva perso il lavoro, grazie a questa medaglia è stato assunto proprio dal CIP. Naturalmente anche le dieci medaglie vinte a Londra e per questo voglio ringraziare i ragazzi e Luca Pancalli, Presidente del Comitato Italiano Paralimpico”.

Come vengono scelti i ragazzi che fanno parte della sua nazionale? “Per entrare all’interno del circuito della nazionale ci sono vari modi, i migliori ragazzi vengo segnalati dai tecnici delle varie squadre, oppure vengono identificati durante le varie competizioni, le segnalazioni giungono anche attraverso gli stessi compagni di squadra”.

Perché ha deciso di lasciare l’incarico di commissario tecnico? “La mia speranza ed il mio sogno è quello mi venga affidato l’incarico di poter andare all’interno dei centri di riabilitazione e trovare tante giovani leve da introdurre nel mondo del Ciclismo Paralimpico, per portare con moderazione un rinnovamento all’interno della squadra azzurra. Spesso le persone che subiscono incidenti si chiudono in loro stesse e pertanto hanno bisogno di qualcuno che li aiuti a risollevarsi: esempi bellissimi possono essere Macchi, Fenocchio, Zanardi, che dopo un trauma subiscono un grande cambiamento di vita, ma, metabolizzato questo nuovo stato sono tornati a fare sport, e questo li ha aiutati tantissimo ad integrarsi con le persone. Ritengo che spesso i disabili veri sono le persone che si definisco “normodotate”, ecco perché mi piacerebbe tantissimo poter aiutare le persone disabili ad uscire e fare sport. Paolo Viganò, dopo la vittoria di una delle sue medaglie d’oro, si augurò che il suo esempio potesse essere da sprone per tutti coloro che non avevano mai fatto sport, invitandoli a non fare lo sbaglio che aveva fatto anche lui, quello di rimanere nascosti per troppo tempo sotto una montagna”.

Come si definirebbe? “Un padre un po’ severo. Non tollero due categorie di persone, gli ipocriti e i non coerenti, ma fortunatamente all’interno del gruppo che sono riuscito a creare non vi sono ne uno e ne l’altro, ci sono ragazzi invece che si impegnano, che lavorano, che tolgono del tempo ai propri figli e alle proprie mogli, perdendo anche soldi al lavoro. Questi atleti meriterebbero di essere più notati, perché sono atleti veri e pertanto dovrebbero essere considerati come punti di riferimento”.

Mario ci ha parlato di un progetto che sta preparando, ma ancora non definito completamente, e per questo non vuole ancora renderlo pubblico, assicurando che ci renderà partecipi quando tutto sarà nero su bianco. Noi aspetteremo quel giorno con ansia, perché, considerato chi è Mario Valentini sarà una nuova opportunità per tanti ragazzi.

Intanto grazie Mario per le meravigliose emozioni che ci ha regalato alle Paralimpiadi di Londra, ma grazie sopratutto di amare lo sport tanto da dedicargli la sua vita.

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