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Turchia modello politico per i Paesi Musulmani

By   /   1 Ottobre 2012  /   Commenti disabilitati su Turchia modello politico per i Paesi Musulmani

Il Primo Ministro Turco, Recep Tayyip Erdogan, ieri rivolto al congresso dell’ AKP, il partito islamico-radicale che ha dominato la Turchia per un decennio, ha detto che il suo partito politico è diventato il modello da seguire per i Paesi musulmani. Ci siamo chiamati democratici conservatori, abbiamo concentrato il nostro cambiamento in materia di diritti fondamentali e di libertà. Questo comportamento è andato oltre i confini del nostro paese ed è diventato un esempio per tutti i paesi musulmani“.

Il partito AKP (Adalet ve Kalkınma Partisi,  che significa Giustizia e Sviluppo) è un partito islamico-conservatore di centro-destra sul modello dei partiti cristiano-conservatori o cristiano-democratici d’Europa. Ha vinto per 3 volte consecutive, dal 2002, ponendo fine ad una storia di colpi di stato militari e di fragili governi di coalizione.

Dalla sua ascesa al potere Herdogan ha promosso una forte crescita economica e una politica estera più decisa, coniugando liberalismo economico con il conservatorismo religioso. I critici, tuttavia, lo accusano di uno stile conflittuale della politica.

Tra gli ospiti ad Ankara c’erano i Presidenti di Egitto, Mohammed Mursi, e Kirghizistan, Almazbek Atambayev, il Presidente della regione autonoma del Kurdistan iracheno, Massoud Barzani, e Khaled Meshaal, leader politico in esilio del gruppo palestinese di Hamas. Secondo quest’ultimo il partito AKP ha mostrato il “volto luminoso dell’IslamErdogan non è solo un leader in Turchia, ma un leader nel mondo musulmano“.

Proprio questo infatti è stato un passaggio importante del discorso di Herdogan, ormai alla guida del Paese da 9 anni. Le sue parole potrebbero essere interpretate come la volontà di voler proiettare la Turchia, e quindi se stesso, in un ruolo guida nell’ambito della regione Medio-Orientale.

Già nel recente passato, in termini di politica estera, la Turchia ha assunto posizioni di un certo rilievo. Solo alcuni esempi: lo scorso anno si mise a capo della flottiglia di pacifisti decisi a forzare il blocco Israeliano alla striscia di Gaza. Episodio che purtroppo finì in tragedia, 9 cittadini turchi trovarono la morte, e creò momenti di forte tensione con Israele ma anche di consensi da parte dei Palestinesi e di larga parte del mondo, non solo arabo.

Poi c’è stata la posizione conciliante e intermediaria assunta sulla questione nucleare Iraniana, con  incontri ad Istanbul di varie delegazioni internazionali, tra cui quella Brasiliana e Venezuelana. Sulla questione Siriana si è schierata contro il governo del Presidente Bashar al-Assad, già prima dell’episodio dell’abbattimento dell’F-4 (Phantom) da parte della controaerei Siriana, ed ha aperto le frontiere ai campi profughi e ai gruppi dell’opposizione.

Insomma, in una regione pervasa da forti sconvolgimenti, ancora percossa e instabile, specialmente nei Paesi arabi nordafricani (quelli della Primavera Araba), la Turchia appare, al momento, l’unico Paese compatto e credibile e il suo modello sociale potrebbe veramente essere esportato in altri del mondo arabo.

di Vito Di Ventura

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