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Dall’Afghanistan all’Italia: il viaggio di Bruno, il cane soldato di Bala Murghab

By   /   27 Settembre 2012  /   14 Comments

Uno spirito libero. Di quelli che obbediscono solo al proprio istinto. Di quelli che non hanno mai conosciuto un guinzaglio in vita loro.  Forte, possente, ti scruta con occhi buoni. Non c’è soldato italiano che sia passato dalla base avanzata di Bala Murghab che non si ricordi di lui. Non ha cognome, non ha grado ma è stato il compagno fedele degli alpini, dei paracadutisti, dei fanti e dei bersaglieri che si sono avvicendati negli anni a fob Columbus, nel nord dell’Afghanistan, al confine col Turkmenistan. Bruno è un bellissimo pastore del Caucaso. È il cane soldato che ha condiviso la vita dei militari italiani. Lui il loro commilitone, loro il suo branco. Ha saputo leggere nei loro occhi la gioia dei momenti felici, la tristezza dettata dalla nostalgia di casa. Ha accolto le carezze dei ragazzi che negli anni sono giunti a fob Columbus avvicendandosi ogni sei mesi. Ha accompagnato con lo sguardo il feretro dei soldati caduti a Bala Murghab nel loro ultimo viaggio verso casa.

Ora fob Columbus ha chiuso i battenti. I militari italiani hanno lasciato la valle del Murghab. Bruno rischiava di rimanere solo in quella base ormai passata sotto il comando delle forze di sicurezza afgane ma questo avrebbe significato per lui una morte certa. Infatti venne adottato dai soldati italiani, assieme alla sorella Dora, quando era solo un cucciolo. Poi gli afgani uccisero Dora e spezzarono a lui le zampe. Bruno però è sopravvissuto e da quel momento ha maturato una vera e propria avversione nei confronti di tutti coloro che, per tratti somatici, gli ricordassero chi lo aveva ferito. È stato allora che è si è consolidato il legame inscindibile con i soldati del contingente italiano. Bruno è diventato a tutti gli effetti uno di famiglia. Senza mimetica ma pur sempre un soldato che quando i ragazzi del contingente italiano uscivano a bordo dei Lince li aspettava puntuale al loro rientro all’ingresso della base e quando compivano pattuglie appiedate li seguiva procedendo fiero percorrendo i loro stessi passi. Un istinto di protezione nei confronti dei suoi fratelli in mimetica che lo ha sempre portato a ringhiare con ferocia all’indirizzo degli afgani tanto che gli interpreti erano costretti a girare per la base scortati. Proprio per questo, se fosse rimasto a Bala Murghab da solo sarebbe stato di sicuro ucciso. D’altronde qualcuno aveva già cercato di farlo sparandogli lo scorso gennaio.

A salvarlo da una fine certa è stata la tenacia di un alpino. Il tenente Gianluca Missi, del 6° reggimento alpini di San Candido, ha conosciuto Bruno quando ha prestato servizio, per 5 mesi, come advisor dei militari afgani proprio a Bala Murghab. Si è subito affezionato a quel cagnolone dallo sguardo buono e dato che si sapeva che a fine settembre fob Columbus avrebbe chiuso i battenti ha cercato una soluzione per far in modo che  potesse seguire i suoi soldati. “Ho una vera e propria passione per i cani  e ho fatto di tutto perché Bruno non venisse abbandonato lì perché per lui avrebbe significato una morte certa – racconta il tenente Missi – Qualche mese fa ho cominciato a pensare a come fare per trasferire Bruno e Chiara, il pastore del Caucaso che era diventata la sua compagna inseparabile lì in base, in Italia. Ho chiesto il permesso al comandante della fob e ho preso contatti in Italia con l’Enpa affinchè potessero trovare asilo in un rifugio in Patria”.

Fino all’ultimo momento il destino di Bruno e Chiara è stato appeso ad un filo. O meglio ad un via libera. I militari hanno predisposto per loro una gabbia per il trasporto utilizzando la stia di un pollaio trovata a Bala Murghab. L’autorizzazione al trasferimento dei due cani è arrivata alle 17 del pomeriggio. L’indomani, alle 4, i militari italiani avrebbero lasciato fob Columbus. E Bruno, che ha sempre mostrato una forte avversione nei confronti di qualsiasi legaccio e di qualsiasi guinzaglio, quando i suoi fratelli in mimetica gli hanno indicato la strada si è avviato lento e deciso verso l’apertura della gabbia e vi è entrato senza offrire resistenza con una docilità che ha sorpreso tutti. Come se lo sentisse che quel viaggio gli avrebbe salvato la vita. Come se avesse capito che non avrebbe avuto più senso rimanere a Bala Murghab senza i soldati che lo avevano adottato. Quando il convoglio dei bersaglieri italiani si è lasciato alle spalle l’ingresso di fob Columbus, tra i Lince che scorrevano via lenti tra la polvere c’era anche il camion a bordo del quale serenamente sonnecchiavano Bruno e Chiara. Un viaggio durato 6 giorni. Tra le montagne afgane, lungo strade sterrate, sotto la continua minaccia di attacchi da parte degli insurgents. Durante le soste il tenente Missi scendeva dal suo Lince e correva a ristorare con dell’acqua e qualche carezza i due cani. La sera si fermava con loro qualche ora perché non si sentissero soli. Una volta giunti ad Herat Bruno e Chiara sono stati trasferiti in elicottero a Kabul dove si trovano attualmente e dove stanno effettuando tutte le vaccinazioni necessarie prima del trasferimento in Italia. Il tutto grazie all’associazione Nowzad che si occupa dei cani che hanno vissuto al fianco delle truppe Isaf in Afghanistan e all’Enpa che ha preso contatti per il rimpatrio in Italia di Bruno e Chiara. Si tratta del primo recupero di cani vissuti con le truppe italiane in teatro operativo.

I cani stanno bene e sento ogni giorno la responsabile del centro a Kabul – racconta l’ufficiale degli alpini – L’Enpa si sta adoperando per trovare un rifugio per loro in Italia anche se c’è stata una proposta di adozione da parte di un italiano che lavora per una ditta che ha operato a Bala Murghab e che quando è stato lì ha conosciuto Bruno e ora vorrebbe ospitarlo a casa sua”. Non ha dubbi il tenente Missi. Quando tornerà in Patria raggiungerà Bruno e Chiara ovunque si trovino per poterli accarezzare ancora una volta. “Ho impiegato tutta la mia caparbietà di alpino per riuscire a portarli in Italia – confessa – Esserci riuscito per me è la soddisfazione più grande”. Perché gli amici non si lasciano mai soli. Perché in guerra non si abbandona mai un commilitone. Perché se rimani indietro è il tuo branco che viene a cercarti.

di Ebe Pierini

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14 Comments

  1. Moccino80 ha detto:

    Ho vissuto con Bruno e chiara e sono dei cani eccezionali….sono stato con loro anche gli ultimi 6 giorni per portarli a heart dopo i 6 mesi trascorsi insieme a bala murghab e mi fa troppo piacere che stiano bene.grazie tenente per il suo cuore infinito.

  2. oranesu ha detto:

    grandissimi!!!!!!!! Il pastore del caucaso insieme al pastore dell asia centrale sono a mio avviso le razze migliori che esistono.

  3. Gruppoalpinisulmona ha detto:

    Complimenti.

  4. Davidefois ha detto:

    Bravissimo Tenente, se ci fosse ancora bisogno di dirlo un grande esempio del vostro grande cuore.Grazie di cuore per questo gesto che mi fa sperare nel futuro dell Italia, e ci salva dallo schifo televisivo quotidiano . Folgore “mai stracc” Davide
     

  5. bravisssssimo Tenente un gesto nobile, W il 6° Alpini

  6. Marionzolo85 ha detto:

    eccolooooooooooo il mio super amicoooooooooooo

  7. Vacchinaclaudio ha detto:

    Ottimo e un esempio da prendere in considerazione

  8. Giuseppecicciarella ha detto:

    Anche l’ultimo Soldato di Bala Murghab rientra a casa Ora e Sempre “NEMBO”.

  9. Baragar ha detto:

    l ho conosciuto a bala…e chi del resto non ci ha fatto amicizia… 🙂 sn content per lui 😀

  10. Giuseppe Cantone ha detto:

    Sei un grande bravo! Anch’io l’ho conosciuto Bruno…

  11. Carlo Malagoli ha detto:

    Voi si che siete in gamba….Bravi…Bravi…..Bravi

  12. Max ha detto:

    sarà possibile anche adottarli?

  13. Lamberto ha detto:

    sono felice per la conclusione positiva dell’evento. BRAVI.

  14. fely ha detto:

    Conosco bruno dalle foto…..mio fratello bersagliere ottavo reggimento anke lui era un suo amico……e’un cane bellissimo e adorabile

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