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Cinema. La parola all’Islam

By   /   15 Settembre 2012  /   Commenti disabilitati su Cinema. La parola all’Islam

In questi giorni in cui rincrudisce l’intolleranza dei fanatici dell’Islam causando drammatici spargimenti di sangue, da non perdere è l’applauditissimo film di Mira Nair “Il fondamentalista riluttante”, scelto dalla giuria della 69 edizione del Festival del Cinema di Venezia per aprire le danze.

La Nair, già vincitrice nel 2001 per il fortunato “Monsoon wedding”, reinterpreta in chiave lucida e penetrante il romanzo di Hamid Mohosin avvolgendo già dai primi fotogrammi lo spettatore con un montaggio parallelo che mostra il rapimento di un professore americano alternato ad un canto ipnotico in lingua urdu. Ambientato a Lahore, Pakistan, il film racconta la travagliata e giovane esistenza di Changez, rampante e volitivo pakistano, che morde con istintiva vitalità il sogno americano divenendo in breve tempo analista finanziario per una delle più prestigiose compagnie americane al World Trade Center. Poi, improvvisamente, inaspettatamente l’attacco alle torri gemelle diviene, suo malgrado, lo spartiacque di una vita intera. Il sogno americano gli si sfalda davanti e con questo anche quella che, al di sopra di ogni sospetto, era l’illimitata tolleranza americana. Changez d’un tratto si sente braccato, nei suoi spazi fisici e persino mentali. Anche la sua storia d’amore con un’artista in carriera -spiazzante e drammatica la loro prima scena di intimità- si trasforma ai suoi occhi in una defraudazione della sua identità. Il ritorno a Lahore ha un sapore amaro, di sconfitta. E’ possibile un sogno pakistano che non abbia nulla da invidiare a quello dell’Occidente? Tutto questo Changez in persona lo racconta ad uno pseudo-giornalista americano venuto a stanarlo in un ostello per estorcergli informazioni circa il rapimento avvenuto. Estremamente efficace è l’interpretazione del protagonista Riz Ahmed, già rapper noto col nome di Riz MC, capace di conferire spessore e sfumature ai contrastanti stati d’animo di un personaggio complesso. Brava ma forse non proprio adeguata al ruolo Kate Hudson, in versione dark lady la cui imponente fisicità mal si accorda a quella del co-protagonsita.

Fotografia impeccabile, sceneggiatura acuta e mai banale, atmosfere dal fascino denso e dalla tensione palpabile, il film merita senz’altro d’essere visto se non altro perché, tra colpi di scena e melodie trascinanti, Mira Nair si fa interprete di un messaggio di conciliazione e reciproca comprensione di cui, in un momento come questo, dovremmo far tesoro.

di Donata Carelli

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