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Adrien Niyonshuti una corsa lunga 18 anni

By   /   11 Agosto 2012  /   Commenti disabilitati su Adrien Niyonshuti una corsa lunga 18 anni

Adrien Niyonshuti, il nome probabilmente non vi dirà nulla, ma la sua è una di quelle storie che devono essere raccontate.

25 anni, sportivo più per passione che per professione, il 27 aprile 1994 è nato una seconda volta. Il giorno in cui nacque la Rainbow Nation ed in cui si tennero le prime elezioni democratiche con suffragio universale in Sudafrica, Adrien iniziò a correre, correre forte per scappare alla morte. In Rwanda infatti era in corso una tremenda guerra civile, e l’antica etnia degli Hutu decise di mettere in atto un massacro che coinvolse non meno di 800.000 persone.

Adrien aveva 7 anni, e sentendo arrivare i soldati si mise a correre, correre disperatamente verso la salvezza. La sua famiglia fu massacrata, sei dei suoi fratelli furono uccisi durante la guerra civile e negl’occhi di Adrien questo si è stampato in modo permanente.

Quel bimbo che nascosto tra i cespugli riuscì a sopravvivere al genocidio, ora in Rwanda è un eroe nazionale, simbolo del cambiamento e della storia dell’intero paese. Per questo, durante la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi di Londra 2012, in testa al corteo di atleti ruandesi c’era proprio lui, sorridente ed orgoglioso di rappresentare il suo paese. “Sono molto felice di essere il portabandiera – ha spiegato Adrien – ma non mi sento speciale rispetto agli altri atleti selezionati per i Giochi. Ci sono in realtà sette atleti del Ruanda, nell’atletica leggera, nel nuoto e nel judo. Io vorrei, come risultato di questi Giochi Olimpici, che il mondo guardasse al mio paese in termini di sport: la prima cosa che la gente pensa di noi è il genocidio, ma questo accadde ormai 18 anni fa”.

Vi starete giustamente chiedendo che sport pratica Adrien, ma credetemi, l’importante è che lui pratichi uno sport, non quale.

Vista la sua storia però il ragazzo non poteva che diventare un corridore, non a piedi bensì un corridore innamorato delle due ruote. La prima corsa, il Tour de Rwanda, posizione finale 6° dopo aver corso con la bicicletta dello zio. A 19 anni, ancora una volta in sella ad una bici più grande di lui (quella del fratello morto di tubercolosi ndr), partecipa alla Wooden Bike Classic, e la vince.

Nel frattempo, sulla scia dei successi di Lance Armstrong, negli Stati Uniti il ciclismo diventa famoso, e come sempre loro vogliono fare le cose in grande. Nel febbraio 2007 il costruttore di mountain bike Tom Ritchey chiama il suo amico Jock Boyer, primo americano a partecipare ad un Tour de France, dicendo di voler andare a caccia di talenti, in Rwanda. Nacque così il Team Rwanda, e tra le fila c’era proprio un ragazzino di nome Adrien Niyonshuti, che quel giorno divenne un atleta con un unico sogno, partecipare alle Olimpiadi.

“Se non andavo in bici per tre giorni, mi assaliva un mal di testa atroce. – ha raccontato Adirien – E allora pedalavo per ore”.

“Adrien è come un figlio, per tutti noi: – ha dichiarato Aimable Bayingana, Presidente della Federazione Ciclismo ruandese (Ferwacy) – onora chi ama la bicicletta e incarna i valori di tutto il paese. I bambini si identificano con lui, molti vorrebbero salire in bicicletta, ma purtroppo non abbiamo i mezzi per aiutarli come vorremmo”.

In un’epoca in cui lo sport è sopraffatto dai soldi e atleti rischiano d’essere pscologicamente schiacciati da troppe responsabilità la storia di Adrien riporta a galla i veri valori dello sport, il gioco, la passione, la salvezza.

di Antonio Massariolo

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