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Franco Pellizzotti campione italiano, simbolo del ciclismo

By   /   23 giugno 2012  /   1 Comment

Pellizzotti, Di Luca e Scarponi, non dovevano correre ed invece hanno animato la gara. L’Aquila di Filottrano ha cercato l’azione d’altri tempi, l’abruzzese è sempre stato con i primi mentre il delfino di Bibione ha letteralmente dominato questo campionato italiano. Più di 250km per veder vincere un personaggio che fino a poche settimane fa era a casa sul divano, squalificato.

La federazione c’aveva provato ad escludere gli ex dopati, ma la Corte Federale, con delibera del 2 maggio 2012, aveva annullato quella decisione, e quest’oggi abbiamo capito che il ciclismo ha ancora molto lavoro da fare per uscire da un brutto tunnel. Un campione italiano è un simbolo, rappresenta il tricolore durante tutto un anno di gare, ed essere rappresentati da un corridore che è tornato da pochi giorni alle gare dopo una lunga squalifica non fa di certo onore alla nostra nazione.

Il presidente Di Rocco, che aveva fortemente voluto il divieto di partecipazione agli ex squalificati, prima della partenza aveva ribadito: “Era stata una decisione collegiale e resto convinto che fosse la scelta giusta perché servivano segnali forti, inequivocabili. L’etica davanti a tutto. Siamo in democrazia e abbiamo preso atto della nuova decisione, è giusto così perché non possiamo farci giustizia da soli”. L’etica prima di tutto, quindi in caso di vittoria di un ex squalificato chi consegnerebbe la maglia? “Ci sono tante persone che possono premiare, non è detto che lo faccia io…”. Parole due, forti, che non lasciavano scampo a ripensamenti.

L’immagine che rimarrà di questo campionato italiano è il podio, quando Di Rocco ha consegnato con un grosso sorriso la maglia tricolore a Franco Pellizzotti. Il ciclismo, purtroppo, è anche questo.

Ordine d’arrivo

1. Franco PELLIZOTTI (Androni Giocattoli-Venezuela) km 254,700 in 6h43’12″ media 37,790;

2. Danilo Di Luca (Acqua&Sapone) a 27″;

3. Moreno Moser (Liquigas-Cannondale) s.t.;

4. Caruso; 5. Nibali a 2’11″; 6. Scarponi; 7. Ponzi; 8. Ratto a 3’16″; 9. Gavazzi; 10. Rabottini

di Antonio Massariolo

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  • Domenico

    Che vergogna quando il telecronista della RAI ha affermato che la vittoria di Pellizotti è un simbolo per tutta l’Italia. Mi chiedo: ma nessuno si indigna? Quando finirà questo muro di omertà, di connivenza e di ipocrisia con un mondo ed un modo di fare che trasgredisce quotidianamente le regole e l’etica sportiva. Che esempio danno tutte queste persone nei confronti delle nuove generazioni. Che delusione per chi crede in uno sport, in un ciclismo ed in una società finalmente puliti.

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