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May , 2013
Wednesday
 

La Suprema Corte Elettorale egiziana ha deciso di rinviare l’annuncio ufficiale del risultato delle elezioni presidenziali previsto per oggi. “Il comitato ha deciso di continuare a esaminare i ricorsi arrivati dai candidati – ha fatto sapere tramite un comunicato il segretario generale della Commissione Elettorale Hatem Bagatodobbiamo controllare diversi documenti e questo sta richiedendo più tempo del previsto”.

Ci sono oltre 400 segnalazioni presentate alla Corte dai due candidati, Mohammed Mursi e Ahmed Shafiq. Un numero che avrebbe costretto la Corte a prolungare i lavori di verifica delle operazioni di voto, rimandando così uno dei momenti più attesi sia dagli egiziani che dall’Occidente.

In questo momento l’Egitto non ha un presidente, un parlamento e nemmeno una costituzione. Tutto è nelle mani dei militari che dopo il rovesciamento di Mubarak, hanno assunto il compito di “garante della Rivoluzione” nella gestione della transizione. Ma ora che l’Egitto si trova effettivamente nella fase di transizione, sono gli stessi militari a impedirne lo sviluppo.

Il rinvio della Corte Elettorale non fa altro che amplificare l’incertezza e il timore dell’opinione pubblica egiziana in merito al tentativo da parte del Consiglio Militare Supremo di prolungare la transizione democratica. Una paura che non è basata sul nulla: lo scioglimento del parlamento deciso dalla corte costituzionale, la dichiarazione costituzionale approvata dall’esercito domenica scorsa a poche ore dalla chiusura delle urne che definisce e limita fortemente i poteri presidenziali (tanto da essere definito da molti analisti un tentativo di colpo di stato istituzionalizzato) hanno gettato il Paese nel caos.

I militari hanno mantenuto saldamente il potere come accade da 60 anni a questa parte in Egitto e questo non fa che accrescere l’instabilità politica. Inoltre, le tensioni tra piazza, militari e partiti islamici e la vittoria dei Fratelli Musulmani e dei salafiti alle elezioni legislative hanno complicato la transizione, rendendo sempre più incerte le sorti del Paese.

di Elisa Cassinelli

(giugno - 21 - 2012)

  • Gian_paolo

    Comunque bisogna sempre tenere presente che “La Piazza” non è la sede della democrazia.La maggioranza non scende piazza; al Cairo la grande maggioranza della popolazione durante le rivolte si è richiusa in casa impaurita, in attesa del ritorno della tranquillità.
    I Fratelli Mussulmani vincitori o perdenti che siano, comunque i soliti venerdì festivi scenderanno in piazza, per rivendicare anche con la forza il potere

  • autores

    e’ inutile dettare legge alla comunita’ se no ci sono i soldi per le fondamenta del popolo. Solo coi soldi si da’ le fondamenta al popolo,senza le fondamenta e’ tutto un grande caos infernale sempre.Quando ci sono le fondamenta si dichiara la Democrazia anche senza voto come legge stabilita dello Stato di Egitto controllo Sicurezza. La propria religione rimane in ogni modo e comunque e’ logico.

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