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FAO: lotta al lavoro minorile

By   /   13 giugno 2012  /   Commenti disabilitati

 
L’obiettivo concordato a livello internazionale di eliminare (entro il 2016) le forme peggiori di lavoro minorile nel settore agricolo verrà disatteso se le nazioni non aumenteranno i loro sforzi per combatterlo”. E’ questo il chiaro messaggio annunciato dalla FAO in vista della Giornata Mondiale contro il Lavoro Minorile. In tutto il mondo vi sono ben 215 milioni di minori impiegati come lavoratori, e di questi circa 130 milioni sono ragazzi e ragazze tra i 5 e i 17 anni che lavorano nel settore agricolo, inclusi allevamento, pesca e silvicoltura.

Molti di loro sono impiegati in lavori pericolosi. Solo uno su cinque viene retribuito – la maggior parte sono lavoratori non pagati all’interno del nucleo familiare, secondo i dati dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO). La povertà diffusa è al tempo stesso una delle principali cause e conseguenze del lavoro minorile nelle aree rurali. Il lavoro pericoloso spesso mette a rischio la salute sia fisica che morale dei minori. Un ragazzo che lavora in un campo in cui sono stati usati pesticidi, che resta sveglio tutta la notte su una nave da pesca, o che trasporta carichi tanto pesanti da danneggiarne lo sviluppo fisico – sono tutti esempi ben troppo comuni di lavoro rischioso in agricoltura.

Il lavoro minorile è una violazione dei diritti umani ed un ostacolo allo sviluppo agricolo sostenibile e alla sicurezza alimentare,” ha dichiarato José Graziano da Silva, Direttore Generale della FAO. “Il lavoro che danneggia la salute e la crescita del bambino può avere effetti di lunga durata che si ripercuotono nell’età adulta, ed è stato ripetutamente provato come il lavoro minorile abbia un impatto negativo sull’istruzione. Il lavoro minorile inoltre mina fortemente gli sforzi volti a promuovere un’ occupazione giovanile dignitosa, elemento cruciale per risollevare il settore agricolo in tutto il mondo e ridurre la povertà,” ha poi aggiunto.

Nel 2006, i governi e le organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro si sono impegnati ad eliminare le forme peggiori di lavoro minorile, incluso il lavoro denominato “rischioso”, entro il 2016. Nel 2010, la comunità internazionale ha adottato Il Piano d’Azione per l’Eliminazione delle Forme Peggiori di Lavoro Minorile entro il 2016, che evidenzia la prevalenza del lavoro minorile nel settore agricolo. Secondo la FAO, l’azione contro il lavoro minorile è spesso incentrata sui mercati internazionali e sulle filiere da esportazione, come l’industria del cacao e del cotone, ma la maggior parte dei bambini che lavorano nel settore agricolo è invece impiegato in un’ agricoltura di piccola scala di tipo familiare, comprendente colture alimentari, pesca, silvicoltura e allevamento.

È nostra responsabilità comune offrire supporto alle famiglie contadine povere in modo che i bambini possano andare a scuola invece che lavorare. Ogni bambino ha diritto all’istruzione,” ha aggiunto Graziano da Silva. Sebbene l’agricoltura rimanga in molti paesi un settore sotto-regolato, e il problema del lavoro minorile si presenti molto complesso, alcuni paesi stanno mostrando, a livello individuale, segnali di un maggiore impegno e di iniziative a più lungo raggio in tal senso.

La Cambogia, ad esempio, si è impegnata concretamente a combattere il lavoro minorile nel settore della pesca e dell’acquacoltura. Con il sostegno della FAO e dell’ILO, l’Amministrazione per la Pesca ha integrato gli obiettivi relativi al lavoro minorile nel suo quadro di pianificazione strategica decennale e nel codice di condotta nazionale per una pesca responsabile. Le stesse comunità di pescatori si sono impegnate nella lotta al lavoro minorile al livello locale come parte cruciale di una gestione sostenibile della pesca di piccola scala.

Esortiamo i paesi a seguire l’esempio della Cambogia – adottando misure politiche concrete e prendendo impegni reali per combattere il lavoro minorile nel settore della pesca e dell’aquacultura,” ha affermato Árnie M. Mathiesen, Direttore del Dipartimento Pesca e Acquacoltura della FAO. “Dati i problemi della povertà e della limitata applicazione delle leggi sul lavoro nelle zone isolate e nel settore agricolo, il sostegno, la partecipazione e l’impegno delle comunità locali sono cruciali per il raggiungimento di soluzioni sostenibili,” ha infine aggiunto. E’ necessario che vengano sviluppati, o più diffusamente applicati, degli approcci innovativi che combinino la proprietà collettiva e le soluzioni agricole con azioni incentrate alla salvaguardia dei diritti, al fine di assicurare da un lato un reddito dignitoso e la sicurezza alimentare e dall’altro l’effettiva attuazione delle convenzioni sul lavoro.

Il lavoro della FAO volto a rafforzare la capacità delle famiglie di guadagnare redditi dignitosi e a migliorare la disponibilità alimentare e l’alimentazione, contribuisce a rendere le famiglie in grado di mandare i loro bambini a scuola invece che a lavorare. I programmi che sostengono la diversificazione del reddito, la capacità di gestione del rischio, il corretto utilizzo delle risorse naturali, un’educazione di qualità in campo agrario e tecnologie a risparmio di manodopera, affrontano alle radici le cause del lavoro minorile in agricoltura, contribuendo quindi ad offrire soluzioni sostenibili per combattere questa piaga sociale.

di Salvatore Verde

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