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Iran: condizioni critiche per i prigionieri politici in sciopero della fame

By   /   7 giugno 2012  /   Commenti disabilitati

Sono critiche le condizioni di salute del blogger Hossein Ronaghi Maleki e l’attivista curdo per i diritti umani Mohammad Sedigh Kaboudvand, entrambi in sciopero della fame nel carcere di Evin  (Teheran) in Iran. Numerosi gli appelli in favore dei due prigionieri di coscienza la cui sorte è in pericolo.

 Hossein Ronaghi Maleki, studente blogger e attivista per i diritti umani è in sciopero della fame da più di dieci giorni come segno di protesta. Ronaghi Maleki sta scontando una condanna a 15 anni di carcere dovuta al suo attivismo online, per mezzo del quale ha espresso forti critiche alla situazione politica del paese, denunciando i brogli elettorali alle presidenziali del 2009.

Durante il periodo trascorso in isolamento ha sviluppato una grave malattia renale e ha bisogno urgente di un congedo per malattia dal carcere. Le autorità gli hanno negato un’assistenza medica adeguata, questo nonostante i diversi appelli della famiglia del blogger.

Il 3 giugno è stato portato all’ospedale Hasheminejad Kidney Center hospital a causa di debolezza fisica. Ronaghi Maleki è ancora detenuto in questo ospedale e ha iniziato uno sciopero della sete.

Numerose organizzazioni per i diritti umani- tra cui Amnesty International e Iran Human Rights- hanno lanciato un appello affinchè Ronaghi Maleki abbia accesso a cure mediche adeguate e venga immediatamente rilasciato.

Anche Mohammad Sedigh Kaboudvand, il fondatore della prima organizzazione per i diritti umani nella provincia del Kurdistan in Iran, è in condizioni di salute critiche e ha subito due attacchi di cuore in carcere. Kaboudvand è in sciopero della fame nella prigione di Evin da quasi due settimane per protestare contro il rifiuto da parte delle autorità iraniane di concedergli il congedo dal carcere per vedere suo figlio malato.

Attivista per i diritti umani e giornalista, Mohammad Seddigh Kaboudvand sta scontando una pena a 10 anni di detenzione per avere fondato l’Organizzazione dei diritti umani del Kurdistan e ad un anno supplementare per “propaganda contro il sistema”.

APPELLO PER I PRIGIONIERI IN PERICOLO DI VITA- Molti prigionieri di coscienza sono in pericolo di vita. Per questo motivo il premio Nobel per la pace Shirin Ebadi, la Federazione internazionale per i diritti umani (FIDH) con la sua affiliata iraniana (la Lega iraniana per la difesa dei diritti umani) e Reporter senza frontiere hanno diffuso un appello congiunto nella quale condannano fermamente il trattamento disumano a cui vengono sottoposti i prigionieri nelle carceri iraniane.

La situazione dei diritti umani in Iran – si legge nell’appello – continua a peggiorare. Dalle prigioni del paese, specialmente da Evin e da Rajai Shahr, continuano ad arrivare notizie di morti sospette e maltrattamenti. Le vite di molti prigionieri di coscienza sono in pericolo. Tra loro ci sono Narges Mohammadi, Mohammad Sedigh Kaboudvand e Hossein Ronaghi Maleki, che sono gravemente ammalati. Chiediamo il loro rilascio definitivo e incondizionato, esortiamo il governo iraniano a smettere di porre a rischio le loro vite, e lo riterremo responsabile per tutto quello che potrà succedere loro.”

IL NUCLEARE COME DIVERSIVO-La Repubblica Islamica – affermano sempre le tre organizzazioni – sta approfittando delle tensioni regionali e delle sue trattative sul programma di sviluppo nucleare con Cina, Francia, Germania, Russia, Gran Bretagna e Stati Uniti per distogliere l’attenzione dalla gravità delle sue violazioni ai diritti umani”.

di Elisa Cassinelli

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