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Iran: istruzione sotto attacco

By   /   5 giugno 2012  /   1 Comment

Il diritto all’istruzione senza alcuna discriminazione è garantito attraverso alcuni strumenti internazionali come la Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo, il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, il Patto Internazionale sui diritti civili e politici e la Convenzione Internazionale sull’eliminazione della discriminazione razziale. Tutti strumenti che l’Iran ha accettato o di cui è parte. La stessa Costituzione iraniana garantisce tale diritto attraverso una serie di articoli. Questo però sembra essere incompatibile con la campagna di discriminazione ed esclusione dall’istruzione che la Repubblica Islamica sta portando avanti. Ci sono procedure istituzionalizzate che legittimano le autorità ad espellere, sospendere e arrestare in modo arbitrario studenti e docenti sulla base delle loro opinioni e attività politiche.

LIBERTA’ O PRIGIONE ACCADEMICA?- Oltre 600 studenti, così come docenti universitari, sono stati arrestati dal 2009, molti dei quali sono stati successivamente incarcerati e privati dell’istruzione, a causa delle loro attività politiche. Una dichiarazione comune sul diritto all’educazione e la libertà accademica in Iran firmata da 17 organizzazioni per i diritti umani e organizzazioni studentesche* ha sottolineato il preoccupante stato della libertà accademica nella Repubblica Islamica, richiamando l’attenzione sulle ripetute violazioni che avvengono entro i confini iraniani. Violazioni che vanno contro agli strumenti internazionali che invece dovrebbero servire da parametro e tutelare i diritti e libertà.

Il “Network for Education and Academic Right” ha documentato almeno 92 violazioni dei diritti accademici in Iran nel 2011. Secondo la più grande organizzazione studentesca indipendente in Iran, Daftar-e Tahkim Vahdat, tra marzo 2009 e febbraio 2012 ci sono stati almeno 396 casi di studenti bannati dallo studio dal Ministero della Scienza, della Ricerca e Tecnologia. Almeno 634 studenti sono stati arrestati dai servizi di sicurezza e di intelligence e 254 studenti sono stati condannati sempre a causa delle loro opinioni.

Alcune storie di studenti imprigionati in Iran

L’Iran non è solo “la più grande prigione di giornalisti nel mondo”. Numerosi studenti si trovano in prigione e devono scontare condanne molto dure. Bahareh Hedayat è una studentessa attivista iraniana ed è stata arrestata dopo le contestate elezioni presidenziale del 2009. E’ stata condannata a 9 anni e mezzo di carcere. Attualmente sta scontando la sua pena nel carcere di Evin.

Zia Nabavi è un membro del Consiglio per la difesa del diritto all’istruzione, un ente creato nel 2009 dagli studenti a cui era impedito proseguire gli studi a causa del loro attivismo politico. È stato condannato a 15 anni di detenzione e 74 frustate nel gennaio 2010. Zia Nabavi è stato arrestato nella notte del 14 giugno 2009, poco dopo aver partecipato a una protesta di massa contro l’annuncio del giorno precedente della vittoria alle elezioni presidenziali del presidente in carica Mahmoud Ahmadinejad. In una lettera indirizzata al 2011 Mohammad Javad Larijani, capo del Consiglio superiore della magistratura iraniana per i diritti umani, Zia Nabavi fornito dettagli scioccanti sulle condizioni disumane della Prigione di Karoon.

Emad Bahavar è un attivista politico e capo della sezione giovanile del Movimento per la Libertà dell’Iran, è stato arrestato e rilasciato più volte in seguito alle elezioni presidenziali del 2009, l’ultima volta il 12 marzo 2010. Sei mesi dopo il suo arresto,  è stato messo sotto processo il 3 ottobre 2010 con l’accusa di “cospirazione contro la sicurezza nazionale del paese”, “propaganda contro lo Stato” e “insulto al Leader Supremo”. Il 9 dicembre 2010, il Tribunale ha condannato Emad Bahavar a dieci anni di carcere e 10 anni di divieto a partecipare ad attività politiche.

Il blogger Hossein Ronaghi Maleki, detenuto nella prigione di Evin di Teheran dal dicembre 2009, è in attesa di un’operazione al rene, ed è stato in sciopero della fame dal 26 maggio per protestare contro il rifiuto delle autorità di permettere il congedo per malattia. Hossein Ronaghi Maleki è stato condannato a 15 anni in prigione dopo un processo iniquo nel 2010.

IL RUOLO DELLE ISTITUZIONI- Il Consiglio Supremo per la Rivoluzione culturale ha un ruolo centrale nel reprire la libertà accademica. L’accesso all’istruzione è fortemente vincolata all’ideologia e alla visione politica. Le norme previste richiedono agli studenti e insegnati di avere fede nell’Islam o altre religioni riconosciute dalla Stato, di “non essere ostili” alla Repubblica Islamica e liberi da “corruzione morale”.

Anche il ministero dell’Intelligence e il Ministero della Scienze, della Ricerca e Tecnologia, insieme ai cosiddetti “comitati disciplinari” universitari utilizzano questo tipo di norme per fare pressione sugli studenti, vietando loro l’ammissione e iscrizione.

Un’altra fonte di preoccupazione è la massiccia presenza degli apparati militari e intelligence all’interno dei campus universitari. In particolare, quella dei Basij, milizia paramilitare creata nel 1979 su volontà dell’Ayatollah Khomeini. Sono il cosidetto “braccio armato” del regime e sono noti per il loro metodo brutale e violento. I basij sono stati protagonisti di violenti attacchi a raduni pacifici e ai dormitori degli studenti all’interno dei campus universitari. Attacchi che si sono intensificati a partire dalla contestate elezioni del 2009.

LA COSTITUZIONE IRANIANA- La Costituzione iraniana presenta un articolato catalogo di diritti e libertà fondamentali. Questo però si scontra con le ambiguità e contraddizioni del sistema istituzionale che agisce in contrasto con tali principi. Secondo una relazione pubblicata il 17 maggio dall’Iranian Advocacy Council for the Right (ACRE), organismo fondato da studenti che sono stati esclusi dall’istruzione, vietare agli studenti il diritto a continuare la loro educazione è in violazione con numerosi articoli della Costituzione della Repubblica islamica. Per esempio, gli articoli 3, 9, e 14 dell’articolo 3, e gli articoli 19, 20, 22, 30, 36 , 37, e in particolare l’articolo 23 della Costituzione che afferma esplicitamente: “ Non sono ammesse indagini sulle convinzioni personali e nessuno può essere perseguito o inquisito a causa delle proprie opinioni”.

La Costituzione iraniana prevede che il governo si impegni ad eliminare ogni discriminazione ingiusta e offrire opportunità eque per l’intera nazione, a prescindere dal tipo di religione, credo e orientamento politico, e di assicurare tutti i diritti umani, politici, sociali e culturali.

L’organizzazione ha ribadito che “l’apartheid nell’istruzione si è intensificato negli ultimi tre anni, centinaia di studenti non hanno potuto proseguire gli studi a causa di sentenze emesse da comitati disciplinari nei campus e dal comitato disciplinare del ministero della Scienza”.

MINORANZE ETNICHE E RELIGIOSE - Studenti attivisti che sostengono i diritti delle minoranze etniche si trovano molto spesso ad affrontare severe punizioni da parte delle autorità iraniane. Punizioni che possono comprendere arresti arbitrari e talvolta anche sentenze di morte. Nel 2011 per esempio, quattro membri dell’Unione democratica degli studenti curdi sono stati arrestati e altri ancora convocati dagli uffici di sicurezza e intelligence.

Nella Repubblica islamica, studenti e personale accademico continuano a subire violazioni dei loro diritti sulla base delle loro opinioni, sesso, religione ed etnia. Questo è in contraddizione con quanto previsto dalla Convenzione Internazionale sull’eliminazione della discriminazione razziale (CERD) che protegge il diritto di ciascuno  alla libertà di espressione, opinione, associazione e vieta la discriminazione contro qualsiasi persona a causa della razza, sesso, religione o credo, etnia e opinione. Il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (ICCPR) tutela anche il diritto delle minoranze, in comunità con altri, di godere della propria cultura, di professare e praticare la propria religione e di utilizzare la propria lingua.

I BAHA’I NEL MIRINO DEL REGIME- La fede Baha’i  ha oltre 6 milioni di seguaci in almeno 233 paesi, circa 300.000 in Iran. E’ una religione per la quale “esiste un solo Dio e un solo genere umano che deve riunirsi in una società globale pacifica e integrata”. In Iran non viene riconosciuta come religione e questo rappresenta un grande ostacolo per la comunità religiosa che vive nel Paese.

Le autorità hanno infatti impedito ai membri della fede Baha’i di perseguire l’istruzione superiore esclusivamente sulla base delle loro credenze religiose, come previsto dai regolamenti del Consiglio Supremo della Rivoluzione Culturale che richiedono la fede nell’Islam o nelle religioni previste dallo Stato. La comunità dei Baha’i viene dunque esclusa e sottoposta a una campagna di discriminazione: a centinaia di studenti baha’i è proibito l’ingresso alle università pubbliche e private e agli istituti di formazione in Iran.

L’Istituto Baha’i per l’istruzione superiore (BIHE), fondato nel 1987 come risposta alla politica discriminatoria della Repubblica Islamica, è stato oggetto di arresti e intimidazioni. Sette leader intellettuali dei Baha’i (Fariba Kamalabadi, Jamaloddin Khanjani, Afif Naeimi, Saeid Rezaie, Majvash Sabet, Bahrouz Tavakkoli, Vahid Tizfahm) sono stati arrestati nel 2008 e stanno scontando una condanna a vent’anni di prigione con l’accusa di “spionaggio, propaganda contro la Repubblica Islamica e creazione di un’amministrazione illegale”.

Shirin Ebadi, premio Nobel per la pace, ha definito tutto ciò “un genocidio culturale perpretato nell’indifferenza generale”.

LA SITUAZIONE DEI DIRITTI UMANI IN IRAN- Secondo il rapporto 2012 di Amnesty International le libertà di espressione, di associazione e di riunione sono state soggette a severe restrizioni. Dissidenti politici, attivisti per i diritti delle donne e delle minoranze e altri difensori dei diritti umani sono stati arbitrariamente arrestati, detenuti in incommunicado, incarcerati al termine di processi iniqui ed è stato loro vietato di recarsi all’estero. Tortura e altri maltrattamenti sono stati la prassi e sono stati commessi nell’impunità. Le donne, come pure le minoranze religiose ed etniche, sono state vittime di discriminazione nella legge e nella prassi. Sono state messe a morte almeno 360 persone; si ritiene che il numero complessivo delle esecuzioni sia molto più elevato. Tra queste c’erano almeno tre condannati minorenni.

di Elisa Cassinelli

*Note:

*Abdorrahman Boroumand Foundation ; Amnesty International ; Arseh Sevom ARTICLE 19 ; Bahá’í International Community; Committee of Human Rights Reporters; Cairo Institute for Human Rights Studies; Green Students for a Democratic Iran – Southern California; Human Rights Activists in Iran; Human Rights Watch; International Campaign for Human Rights in Iran; International Federation for Human Rights; Iran Human Rights Documentation Center; Iranian League for the Defence of Human Rights; Society to Combat Discrimination in Education; Iranian Democratic Student Association of George Washington University; United for Iran.

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  • Babak

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