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May , 2013
Saturday
 

L’Amministrazione Obama sta finalizzando la vendita all’Italia di 6 drones MQ-9 Reaper (noti come Predator “B” o Guardian), della General Atomics, armati con missili Hellfire e bombe di precisione teleguidate, dello stesso tipo di quelli utilizzati in Afghanistan.
 
La decisione di vendere tale armamento, tecnologicamente all’avanguardia, non accoglie unanimi consensi tra gli stessi parlamentari Americani. Le voci critiche ritengono, infatti, che la vendita rappresenti un potenziale rischio di proliferazione di tecnologie avanzate e che tale “know-how” debba rimanere saldamente nelle mani Statunitensi.

Tra i critici, che si oppongono alla vendita, c’è il Presidente della Commissione Intelligence del Senato, Dianne Feinstein, una Democratica californiana. A lei replica il portavoce del Senato, John Kerry, un Democratico del Massachusetts, Presidente della Commissione per le Relazioni Estere, facendo notare che l’Italia opera già con tali tecnologie, in quanto presenti sull’aereo F-16, in dotazione all’Aeronautica Militare Italiana, e sull’F-35, di prossima acquisizione. Inoltre, non è emersa nessuna prova che “gli Italiani non siano in grado di operare queste risorse con responsabilità e in sicurezza”.

Per il Dipartimento di Stato ci sono le condizioni di sicurezza per vendere tali tecnologie e, inoltre, l’acquirente dovrebbe consentire periodiche ispezioni al fine di verificare il loro utilizzo. L’Italia impiega ad Herat, Afghanistan, 3 drones Predator “A” per la sorveglianza del campo di battaglia che in qualche modo concorrono alla protezione dei circa 4.000 uomini impiegati in Teatro. Ma si tratta di una protezione “passiva”, di solo monitoraggio, in quanto non armati e, quindi, non in grado di incidere sull’andamento delle operazioni.

Per questo, dopo la morte di un soldato avvenuta durante uno scontro a fuoco mentre l’aera era sorvolata da un drone che, appunto, è stato semplice spettatore, nel 2008 l’Italia ha inviato un FMS (Foreign Military Sales) tramite l’Agenzia di Difesa per la Cooperazione e la Sicurezza per 4 aerei, 4 stazioni e 5 anni di sostegno logistico, per un valore di 330 milioni di Dollari. Nel novembre 2009, è stata avanzata la richiesta di altri 2 velivoli, per un totale di 6.

L’acquisto in realtà non è altro che l’ammodernamento, una versione più grande e letale, dell’attuale Predator A, che arma il 28° Gruppo Velivoli Teleguidati del 32° Stormo. Qualora l’acquisizione andasse in porto, l’Italia diventerebbe la seconda nazione straniera, insieme alla Gran Bretagna, ad avere un drone da combattimento (UCAV –Unmanned Combat Aerial Vehicle), anche se la versione Italiana, al momento, non prevede il succitato sofisticato armamento, in quanto sono state privilegiate le capacità ISTAR (Intelligence, Surveillance, Target Acquisition, Reconnaissance).

I drone, da quelli piccolissimi ed invisibili a quelli enormi come il Global Hawk, sono ormai diventati onnipresenti sul campo di battaglia, ma solo alcuni di essi, gli UCAV, sono armati.

Comunque, l’acquisizione, riportata anche dal Wall Street Journal martedì scorso, non potrà avvenire prima del prossimo anno ed avrà un impatto minimale sulla campagna in Afghanistan, considerato che la maggior parte delle truppe NATO, comprese quelle Italiane,  rientrerà entro il 2014.

L’Italia ha perso finora 50 soldati in Afghanistan, ha sottolineato un portavoce dell’Ambasciata Italiana. E il portavoce del Pentagono, George Little ha ribadito che “l’Italia, oltre ad essere un alleato NATO, è uno dei partner più solidi ed è importante per noi, per una varietà di ragioni, avere in comune tecnologie e capacità con gli altri allo scopo di condividere il peso e di renderli capaci di migliorare le loro difese, e per estensione, proteggere gli Stati Uniti e gli altri nostri alleati”.

di Vito Di Ventura   

(giugno - 1 - 2012)

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