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Fumetto e crisi: Intervista a Valentina Testa

By   /   23 maggio 2012  /   5 Comments

Questa serie di articoli cercherà, tramite delle interviste, di aprirci gli occhi su cosa sia il mercato fumettistico attualmente in Italia e come viene influenzato dalla crisi economica globale.
Le interviste saranno 3. Un giovane autore, un addetto ai lavori \collaboratore di una casa editrice ed infine il proprietario di una fumetteria.

Presentati ad i lettori di Italnews.info
Mi chiamo Valentina Testa, ho 30 anni e sono di Milano. Mi sono laureata all’Accademia di Belle Arti di Brera con una tesi sull’arte contemporanea giapponese e dopo essermi occupata per un po’ di arte, grafica e fotografia, ho pubblicato con Tunué due saggi sulla cultura giapponese: Kawaii Art e Gothic Lolita. Ho lavorato per alcune case editrici all’adattamento grafico e testuale di manga e manhwa adattando anche albi delle Clamp. Attualmente collaboro con alcuni magazine cartacei e online scrivendo su tematiche relative al fumetto e all’arte contemporanea giapponese.

Cosa ti ha portato ad interessarti dei fumetti?
Ho imparato l’alfabeto grazie ai miei genitori che mi leggevano le storie di Topolino, quindi c’è stata una sorta di designazione ancestrale. Inoltre, mentre intorno ai cinque anni integravo le mie letture con La Pimpa e Poochie, guardavo Bim Bum Bam e i cartoni del pomeriggio, che hanno mosso la mia curiosità e mi hanno spinto a studiare la cultura meravigliosa che sta dietro agli anime e ai manga.

Qual’ è stato il tuo contributo al mondo del fumetto? Questa tua attività ti ha appagato e continua a darti soddisfazioni?
Io, con molta umiltà, spero di portare il mio contributo utilizzando il mezzo con cui riesco a esprimermi meglio: la parola scritta. Credo che i saggi pubblicati con Tunué abbiano raccontato dei temi che in Italia non avevano mai avuto spazio prima, e spero, in futuro, di poter continuare su questa strada. Se anche un solo lettore ha avuto lo stimolo di approfondire i temi trattati nei miei libri, allora posso dire di aver fatto centro: ho trasmesso una passione.
Per quello che riguarda le soddisfazioni, credo siano molto legate allo sforzo personale impiegato nella propria attività, e sono d’accordo con Diego Farina quando dice che l’editoria italiana è costellata di alti e bassi, molti bassi vorrei aggiungere, a volte estremamente scoraggianti, ma tutto sta nel farsi le ossa e cercare la via di mezzo: non è giusto rassegnarsi ad alcuni atteggiamenti inadeguati di certi editori, ma combattere contro i mulini a vento non porta a nulla. Bisogna fare in modo di aggirare gli ostacoli quando si presentano.

Il fumetto viene dichiarato in stato di crisi da almeno 10 anni eppure non mi sembra che ci siano stati stravolgimenti epocali. Cosa ne pensi?
Il fumetto è in crisi come tutto il resto. E’ normale, attraversando un periodo storico come quello in cui viviamo, trovarsi costretti a operare delle rinunce sui beni di terza categoria piuttosto che sui bisogni primari. Dopo questa premessa quasi scontata, vorrei evidenziare la scelta della maggior parte di case editrici di intasare le fumetterie con titoli pressoché sconosciuti, poco interessanti e poco pubblicizzati. I lettori, che magari anni fa si sarebbero potuti permettere acquisti a scatola chiusa, ora non se li concedono più, cercano fumetti col pedigree. Pochi ma buoni. Questo mi porta a un’ulteriore riflessione: vorrei ricollegarmi a quanto detto in precedenza da Diego Farina riguardo i drastici tagli del budget su disegnatori, adattatori, traduttori e letteristi.
La verità è che il risultato di questi tagli (di budget in verità già piuttosto bassi) porta alla pubblicazione di prodotti abbastanza scadenti, e il cerchio si chiude con un calo di vendite legate alla qualità del prodotto che (giustamente!) pretende il lettore.
Naturalmente questo è un discorso generale da cui alcune realtà, che operano in modo del tutto differente, vengono assolutamente escluse.

Parliamo di editori. Secondo te sono un’opportunità di lavoro oppure sarebbe meglio tentare il mercato delle autoproduzioni o addirittura dei web comics?
Da questo punto di vista credo che le case editrici siano ancora la soluzione migliore, quella che assicura un risultato superiore rispetto alle autoproduzioni o addirittura al web comics.
Una casa editrice medio-buona ha la possibilità di utilizzare ottimi materiali, una buona impaginazione, una discreta distribuzione, e (ma non è una garanzia) un ufficio stampa in grado di farti conoscere al pubblico. Ovviamente anche qui c’è il cancro delle collaborazioni a titolo gratuito, quello anche peggiore dei contratti firmati e non rispettati e via dicendo. Per questa ragione molti disegnatori cercano collaborazioni all’estero, per noi saggisti è un po’ più difficile ma non impossibile. In ogni caso anche qui in Italia ci sono alcune piccole isole felici che si distinguono e che sono pronte a scommettere su opere promettenti, quindi almeno da questo punto di vista il cielo all’orizzonte non è tempestato di nuvole nere.

e fumetterie sono da considerare il futuro del fumetto o la loro tomba editoriale?
Le fumetterie sono la tomba del portafoglio, al limite. Sono un luogo meraviglioso in cui è bello perdersi per ore spulciando fra le novità, sfogliando fumetti e curiosando tra i gadget. Poi credo sia impagabile il rapporto che si instaura col proprio fumettaio di fiducia, che alla fine ti conosce come un genitore, ti consiglia le novità nelle tue corde e ti avverte su ciò che assolutamente non dovresti comprare. Io adoro le fumetterie!

La distribuzione dei fumetti. Un meccanismo da rimodernare oppure da rivedere completamente?
Ammetto di non conoscere nel dettaglio il processo di distribuzione ma pare che recentemente le cose siano migliorate, che si trovi più materiale anche nelle librerie e questo mi sembra un buon passo avanti.

Se il fumetto è malato quale potrebbe essere la cura?
Il fumetto non sta benissimo ma l’epidemia è più diffusa di quanto non si creda e prende molti settori in cui manca l’eleganza e l’educazione nei significati più ampi che esistano.
A mio modesto parere, credo che avremmo tutti bisogno di approcciarci al lavoro, ai lavoratori e al prodotto con maggiore rispetto e una maggiore considerazione.
Ogni lavoro è un tesoro, ogni lavoratore è una persona non un numero, e ogni prodotto, dal graphic novel al saggio, è un gioiello frutto dell’impegno di qualcuno. Non dovremmo mai dimenticarlo.

Grazie per la disponibilità.
Grazie a te :)

di Ruffino Renato Umberto

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  • Renatoumberto

    Grazie Diego ;)
    Ma il merito è tutto vostro!!!
    Siete eccezionali!

  • Paolo Varesi

    bhè che dire è da quando ti conosco che mi piace il tuo lavoro ^^ sei sempre professionale precisa e mai volgare, continua così

  • Valentina

     si… approfondire certe cose significa smuovere acque e fare nomi :) cmq grazie ;)

  • Arepetti99

    bella intervista magari fosse stata più approfondita, comunque sia ottime risposte brava Vale

  • Diego Farina

    Davvero una bella intervista. Brava Valentina e bravo anche Renato per l’idea ;)

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