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Una breve riflessione sul vertice NATO di Chicago

By   /   22 Maggio 2012  /   4 Comments

Al vertice della NATO, che si è concluso ieri a Chicago, sono state prese decisioni su almeno 3 questioni importanti: 1. il futuro della presenza militare in Afghanistan; 2. le capacità che dovrà avere lo strumento militare della NATO nel 2020; 3. il partenariato a livello mondiale ovvero le collaborazioni con i vari Paesi del mondo per affrontare le sfide del 21esimo secolo.

Per quanto riguarda l’Afghanistan, è stato ribadito l’impegno a completare il ritiro delle truppe entro la fine del 2014, data che il Presidente Barack Obama aveva già indicato in passato. Quindi niente di nuovo, se non il completamento del quadro, pianificando le tappe che dovranno essere raggiunte per una completa transizione o passaggio di responsabilità alle forze di sicurezza afghane.

Ma dopo il 2014, non è un “tutti a casa”. Su richiesta del governo Afghano (!), resteranno solo le forze necessarie a portare avanti l’addestramento, assistere e consigliare i vertici militari, senza avere o svolgere alcuna missione di combattimento.

Intanto, l’impegno finanziario in Afghanistan è stato sottolineato dallo stesso Segretario Generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, che ha detto: “Siamo sulla strada giusta per raggiungere l’obiettivo di 4 miliardi all’anno per finanziare le forze di sicurezza Afghane, è questa è un fatto positivo” (?)

Per quanto riguarda le capacità dello strumento militare proiettato al 2020, nel comunicato approvato dai Capi di Governo è stato ribadito, al di là delle solite frasi di circostanza e della riaffermazione degli obiettivi di sempre, innanzitutto “la dichiarazione del raggiungimento di una capacità ad Interim di Difesa contro i missili Balistici che porterà all’implementazione di un sistema di Difesa Balistica in grado di proteggere i territori della NATO, le popolazioni e le forze nei confronti di una minaccia crescente posta dalla proliferazione dei missili balistici, basata sul principio della indivisibilità e della solidarietà della NATO, divisione equa dei rischi e del peso (soprattutto economico), tenendo presente il livello della minaccia e la fattibilità tecnica e finanziaria.

Ci sarebbero molti altri aspetti del comunicato da esaminare e meritevoli di una riflessione, in questa sede ci soffermeremo a questo primo punto.

La NATO sta portando avanti con forza e determinazione il  vecchio sogno dello “scudo stellare” di Reagan. Anzi, adesso non riguarda solo gli Stati Uniti, ma si estende a tutta la NATO, all’aerea Euro-Atlantica (citato, principio di indivisibilità e solidarietà). Si tratta di un progetto ambizioso e costosissimo, tanto costoso che gli stessi Stati Uniti non sono in grado di finanziarselo da soli e quindi chiedono la compartecipazione agli Alleati (divisione equa dei rischi e del peso).

Compartecipazione che, come sempre, riguarderà solo gli aspetti superficiali e non quelli sostanziali. In altri termini, non verrà dato accesso alle tecnologie in sviluppo (future) e al know-how in possesso degli USA, ma solo parte di coproduzione di componenti poco significativi e con tecnologie già mature. E’ una storia che si ripete da sempre e non cambierà. “Ubi maior minor cessat”.

Ma in Europa sicuramente Paesi come la Germania, la Francia e la Gran Bretagna avranno un ritorno economico molto cospicuo in termini di ricaduta industriale, di ruoli rilevanti e di responsabilità ai vertici dell’organizzazione (anche se le decisioni resteranno nelle mani dei generali Americani).

E l’Italia? L’Artiglieria Controaerei, una volta depositaria della cultura missilistica, è ormai ridotta a Fanteria. La Specialità è stata contratta ai minimi termini e non è in grado di svolgere, come in passato, ormai remoto, il suo ruolo specifico. Non ci sono i soldi, non ci sono i mezzi, non ci sono gli uomini. A Chi sarà affidato il compito? La risposta è molto semplice.

di Vito Di Ventura

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4 Comments

  1. Lenzini Villi ha detto:

    La risposta sarà chiara quando ,a giugno come promesso,il Ministro della Difesa esporrà il suo pino(l’ennesimo)di ristrutturazione dello strumento militare Italiano.Tocchiamo ferro!!!.

  2. Caffera ha detto:

    D’accordo, inclusi  i loro fratelli già presenti in Italia ed Europa e che noi aiutiamo ad entrare a Lampedusa e dintorni.

  3. Caffera ha detto:

    La Francia che era stata occupata dai tedeschi sia nella prima che nella seconda guerra mondiale, si è trovata alla fine tra le potenze vincitrici, grazie all’intervento americano , alle migliaia di soldati americani morti per cacciare i tedeschi.
    Come ringraziamento, a futura memoria, De Gaulle fece uscire la Francia dalla NATO in modo di risparmiare un mucchio di soldi.
    Solo pochi anni fa quel Paese è rientrato nella NATO e , per non smentirsi mai, adesso si rimangia  l’impegno di intervento a Kabul e ritira i suoi soldati nel 2012.
    In questo modo la sua partecipazione alle spese militari verrà addebitato ai Paesi coglioni che se ne andranno solo nel 2014.   Tra gli imbecilli ci siamo noi, con tutti i nostri problemi economici.
    I francesi ci hanno trascinato anche nella guerra in Libia, ne hanno tratto vantaggio e noi i costi e la perdita di diritti vari sul petrolio libico.
    Quando impareremo a farci gli affari nostri  come fanno i francesi ?Perchè la NATO non fa nulla per liberare i nostri soldati prigionieri in India?

  4. Alexsu ha detto:

    Nell’ultima domanda rispondo io…Ai talebani!!!

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