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Bahrain: arrestato Nabeel Rajab, noto attivista per i diritti umani

By   /   9 Maggio 2012  /   Commenti disabilitati su Bahrain: arrestato Nabeel Rajab, noto attivista per i diritti umani

Continuano gli arresti da parte delle autorità del Bahrain nei confronti di attivisti per i diritti umani e manifestanti. Lo scorso 5 maggio a finire in manette è stato Nabeel Rajab, direttore del Centro per i diritti umani del Bahrein, arrestato dopo essere atterrato all’aeroporto internazionale di Manama, la capitale.

Era appena arrivato dal Libano dove aveva preso parte ad un laboratorio per i diritti umani, ignaro di quello che sarebbe capitato di lì a poco. È stato portato immediatamente alla stazione di polizia di al-Houra e il giorno seguente è dovuto comparire in un processo.

Nabeel Rajab è stato accusato di aver “insultato una istituzione nazionale” (il ministero degli Interni) nei suoi tweet. Secondo quanto riporta Amnesty International, il 26 aprile Rajab è stato convocato per un interrogatorio presso l’ufficio del pubblico ministero per una denuncia presentata contro di lui da parte del Ministero degli Interni ma non si è presentato perché in procinto di partire per l’estero.

Domenica 6 maggio, Rajab è stato interrogato sui tweet ritenuti offensivi dalle autorità e rimandato in carcere per sette giorni in attesa di indagini. Sempre il 6 maggio, Rajab è dovuto comparire in un processo nel quale è accusato di aver preso parte a una manifestazione illegale, nel corso della quale alcune persone compirono atti di violenza. Il processo è stato aggiornato al 22 maggio.

Il caso di Rajab non è però l’unico. L’8 maggio, la Corte d’appello del Bahrain ha svolto la sua prima udienza del processo di secondo grado nei confronti di 21 attivisti, ma ha disposto il rinvio al 12 maggio in quanto due imputati sono ricoverati i in ospedale.

Uno dei casi più preoccupanti è quello dell’attivista per i diritti umani Abdulhadi al-Khawaja, in sciopero della fame da quasi tre mesi e in condizioni di salute critiche. Al-Khawaja, 52 anni, fondatore del Gulf Centre for Human Rights, ha cominciato a digiunare l’8 febbraio in segno di protesta contro il suo arresto avvenuto nell’aprile del 2011. E’ stato condannato all’ergastolo a causa del suo ruolo nella rivolta dello scorso anno della maggioranza sciita nel regno del Golfo, governato dalla monarchia sunnita.

di Elisa Cassinelli

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