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Alla riscoperta di Adolfo Wildt

By   /   8 maggio 2012  /   Commenti disabilitati

Forte dei successi fatti riscontrare da precedenti eventi espositivi, ultimo dei quali quello dedicato a Melozzo, la città di Forlì presenta fino al 17 giugno presso i Musei San Domenico la mostra “Adolfo Wildt. L’anima e le forme tra Michelangelo e Klimt”.

Wildt (Milano 1868 – Milano 1931), milanese doc, ma originario di una modesta famiglia svizzera, può oggi essere considerato tra i più importanti scultori del Novecento europeo, anche se la sua  è una storia del tutto particolare.

Si specializzò presto nella lavorazione del marmo diventando abilissimo e frequentò a Brera dapprima la Scuola Superiore d’Arte Applicata e poi l’Accademia di Belle Arti. La sua prima opera (un ritratto della moglie) fu acquistata dalla GNAM di Roma e di fatto la sua fu una carriera in costante ascesa che lo portò nel 1926 ad esporre alla Biennale di Venezia.

Nonostante ciò, per una serie di ragioni, la sua arte venne in parte criticata e dimenticata nel secondo dopoguerra. Influirono indubbiamente i suoi rapporti con il regime fascista ed il ritratto marmoreo che realizzò di Mussolini nel 1923 quando ancora non era il Duce, raffigurandolo come una sorta di idolo moderno.

Ciò che colpisce maggiormente è tuttavia la straordinaria tecnica acquisita dall’artista nel modellare il marmo direttamente, proprio come Michelangelo, senza effettuare passaggi intermedi attraverso il bozzetto o il modello in gesso. Wildt, non a caso, scrisse anche un trattato dal titolo: “L’arte del marmo”.

La sua tecnica era davvero particolare. Si dice che per ottenere una levigatura traslucida, il maestro usasse ripassare i suoi lavori con stracci imbevuti di urina. Di sicuro il risultato era strabiliante: il marmo pareva trasformato di volta in volta in avorio o porcellana dando così il massimo risalto alle sue sculture che risultavano di una purezza assoluta.

L’intento dei curatori Fernando Mazzocca e Paola Mola è la rivalutazione di Wildt attraverso l’esposizione più completa che mai gli sia stata dedicata. In totale oltre 250 opere che comprendono la raccolta quasi completa dei lavori del maestro milanese non distrutti dagli eventi bellici.

La mostra, che raccoglie in primis le opere conservate alla Galleria d’Arte Moderna di Cà Pesaro, nonché lavori provenienti dall’Archivio Scheiwiller, non è solo una rassegna di carattere monografico, in quanto i lavori di Wildt vengono posti a raffronto con opere di artisti del passato (Fidia, Antonello da Messina, Dürer, Pisanello, Bramante, Michelangelo, Cellini, Cosmè Tura, Bernini, Canova).

Il raffronto artistico prosegue poi con lavori di artisti moderni con cui Wildt ebbe a confrontarsi, come Previati, Morandi, Melotti, Rodin, De Chirico, Casorati, Fontana, per finire con Klimt. Da notare che gli stessi Fontana e Melotti furono allievi di Wildt.

La sua produzione artistica è contraddistinta da lavori ispirati al “mito” e alla “maschera”, nonché dall’assiduità con cui si interessò alla realizzazione di monumenti, soprattutto funerari e dedicati ai caduti. Importante è anche la serie dei suoi ritratti marmorei di personaggi noti del suo tempo.

In mostra, tra gli altri capolavori di Wildt, è possibile ammirare “Vir temporis acti”, “Il puro folle”, “Maschera dell’idiota”, “La maschera del dolore (Autoritratto)” e i busti di Vittorio Emanuele III, Pio IX e Arturo Toscanini.

Stimolato dal crescente interesse del mondo del collezionismo, l’evento dedicato da Forlì a Wildt centra dunque l’obiettivo di una tardiva, ma assolutamente dovuta riscoperta di un grande scultore italiano, genio dimenticato dell’art decò.

di Aurora Portesio

Adolfo Wildt. L’anima e le forme tra Michelangelo e Klimt
a cura di Fernando Mazzocca in collaborazione con Paola Mola
dal 28 gennaio al 17 giugno 2012
Musei San Domenico, Piazza Guido da Montefeltro, Forlì
orari: da martedì a venerdì ore 9,30-19,00; sabato e domenica ore 9,30-20,00

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