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May , 2013
Thursday
 

In occasione della Giornata mondiale per la libertà di stampa il Committee to Protect Journalists ha diffuso un nuovo rapporto nella quale analizza i 10 Paesi più censurati nel mondo.

Da questa analisi emerge il triste primato dell’Eritrea, dove l’accesso da parte di giornalisti stranieri è quasi impossbile mentre i media nazionali sono controllati dal governo. Manca la libertà di espressione e i giornalisti devo attenersi a quanto viene loro richiesto dal governo; nel caso in cui un giornalista venga sospettato di inviare informazioni al di fuori del Paese la sua fine sarà il carcere, dove sconterà una pena senza aver subito alcun processo, senza aver avuto accesso ad un avvocato e senza possibilità di avere alcun contatto con la propria famiglia.

Al secondo posto si colloca la Corea del Nord dove l’informazione è completamente monopolizzata dall’Agenzia di stampa di stato coreana. Le notizie si concentrano sulle dichiarazioni della leadership politica oscurando di fatto quello che accade all’interno del Paese. Anche qui l’entrata di giornalisti stranieri è fortemente limitata: solo un numero limitato può accedere e sempre accompagnato da assistenti del governo.

Al terzo posto troviamo la Siria. Da quando è scoppiata la rivolta nel marzo 2011 contro il governo,  il regime di Bashar al-Assad ha imposto un blocco totale delle notizie indipendenti, impedendo a giornalisti stranieri di entrare nel Paese per documentare ciò che avviene tutt’ora. Numerosi giornalisti sono scomparsi o sono stati detenuti senza accusa, molti di loro sono stati torturati. Inoltre, nel tentativo di imporre ulteriore silenzio, il governo siriano ha disabilitato telefoni fissi e cellulari, elettricità e Internet.

Subito dopo troviamo l’Iran, uno dei Paesi dove la libertà di espressione viene maggiormente negata e punita con il carcere. Secondo quanto riporta il CPJ, il governo iraniano imprigiona in massa i giornalisti per mettere a tacere il dissenso: durante la detenzione essi sono soggetti a condizioni quali l’isolamento, abusi fisici, e la tortura mentre le famiglie sono intimidite e molestate, nel tentativo di ridurli al silenzio. La Repubblica islamica ha il maggior numero di giornalisti imprigionati, tanto da essere definita come “la più grande prigione di giornalisti”.

Inoltre secondo il rapporto 2012 di Freedom House, attualmente l’Iran si trova al 192° posto della classifica sulla libertà di stampa, seguito da Bielorussia, Eritrea, Uzbekistan, Turkmenistan e Nord Corea.

Successivamente troviamo la Guinea Equatoriale, dove tutti i media sono controllati, direttamente o indirettamente, dal presidente Teodoro Obiang; l’ Uzbekistan, dove non c’è stampa indipendente e i giornalisti che collaborano con i media esteri sono soggetti a vessazioni e arresti; la Birmania, dove mancano ancora rigide leggi sulla censura; l’Arabia Saudita, che, come altri paesi del Medio Oriente, ha rafforzato le restrizioni in risposta a disordini politici; Cuba, dove il partito comunista controlla tutti i media nazionali, e infine Bielorussia, dove la più recente delle tante repressioni da parte di Aleksandr Lukashenko ha riguardato anche i media e giornalisti, oltre che attivisti e leader dell’opposizione.

Il CPJ considera fortemente censurati anche Azerbaijan, Etiopia, Cina, Sudan, Turkmenistan e Vietnam.

Link report: http://www.cpj.org/reports/2012/05/10-most-censored-countries.php#4

di Elisa Cassinelli

(maggio - 3 - 2012)

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