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NBA Awards di fine stagione regolare

By   /   27 aprile 2012  /   Commenti disabilitati

Con la fine della stagione regolare mi accingo a svelare i miei personalissimi NBA Awards riguardanti proprio questa regular season ridotta a 66 partite.

MVP: Lebron James (Miami Heat). Mi dispiace ammetterlo (non sono un grande fan di Lebron) ma quest’anno è stato il giocatore più determinante per la propria squadra, i Miami Heat. Le statistiche sono, come al solito, di tutto riguardo (27,1 punti, 7,9 rimbalzi e 6,2 assist a partita) ma non spiegano, da sole, la grande leadership di cui si è fatto carico LBJ quest’anno. In questa stagione tutti hanno capito che gli Heat sono la squadra di Lebron, non una volta di Wade, una volta di Lebron e un’altra volta di tutti e due. E questa definizione netta di ruoli (James primo violino, Wade secondo, Bosh terzo) potrebbe aver segnato la svolta in casa Heat anche, e soprattutto, in vista dei playoff.

Sixth Man of the Year: James Harden (Oklahoma City Thunder). Non ci sono discussioni in merito. 16,8 punti, 4,10 rimbalzi e 3,7 assist di media uscendo dalla panchina e tirando con il 49% da due e con il 39% da tre.

Best Defensive Player: Serge Ibaka (Oklahoma City Thunder). In USA si tende sempre a premiare il miglior stoppatore della lega e Ibaka con le sue 3,65 stoppate a partita lo è. Ma Ibaka non è solo stoppate e in questa stagione ha mostrato miglioramenti anche sulla difesa sulla palla e non solo in aiuto. Una menzione particolare anche per due altri ottimi difensori che meriterebbero il premio: Tony Allen (Grizzlies) e Tyson Chandler (Knicks).

Most Improved Player: Ryan Anderson (Orlando Magic). In questa stagione Anderson ha migliorato nettamente le sue statistiche passando da 10,6 punti di media a 16,1 e da 5,5 rimbalzi a 7,7. Menzione particolare anche per Ersan Ilyasova (Bucks) passato da 9,5 punti di media nel 2010-11 a 13 nel 2011-12 tirando con il 45% da tre (29,8% nel 2010-11).

Rookie of the Year: Kyrie Irving (Cleveland Cavs). Come nel caso di Harden, Irving ha dimostrato di essere il miglior rookie in assoluto mettendo in mostra leadership in campo e collezionando medie importanti (18,5 punti e 5,4 assist a partita). Il futuro dei Cavs ripartirà da lui.

Coach of the Year: Gregg Popovich (San Antonio Spurs). Rimane un mistero come gli Spurs con un roster formato da stelle dall’età avanzata e da giovani semisconosciuti siano riusciti a centrare il secondo miglior record della NBA (50 vinte, 16 perse). La risposta è sempre quella: Gregg Popovich. Il coach ha saputo lanciare e gestire il talento dei giovani a disposizione ma, soprattutto, ha saputo centellinare le forze dei tre veterani, Ginobili, Parker e Duncan.

di Andrea Centenari
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