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June , 2013
Thursday
 

La Commissione elettorale egiziana ha presentato l’elenco definitivo dei 13 candidati idonei a partecipare alle elezioni presidenziali che si terranno il prossimo mese. L’elenco include anche Ahmed Shafiq, l’ultimo primo ministro del deposto governo del presidente Hosni Mubarak. Shafiq era stato escluso a causa di una legge recentemente approvata dal Consiglio Supremo delle Forze Armate egiziano che nega i diritti politici a chi è stato presidente, vicepresidente o primo ministro nei dieci anni prima della caduta dell’ex dittatore Hosni Mubarak. La Commissione però, ha accolto il suo ricorso e ha confermato che Shafiq concorrerà alle elezioni presidenziali.

Dopo aver ascoltato l’appello di (Ahmed) Shafiq, la commissione ha deciso di sospendere la decisione di escluderlo dalla corsa alla presidenza”, ha detto Farouk Soltan, capo della commissione elettorale, durante una conferenza stampa nella quale ha annunciato i nomi dei 13 candidati.

Tra i principali candidati alle prossime presidenziali vi sono l’ex segretario della Lega Araba ed ex ministro degli Esteri con Mubarak, Amr Moussa, dato per favorito, e l’esponente dei Fratelli Musulmani, Mohamed Morsi, candidato dalla fratellanza dopo che la “prima scelta” Khairat El Shater non è stato ammesso a causa di una condanna della Corte marziale che risale alla presidenzia Mubarak. In corsa anche il pan-arabista di sinistra Hamdeen Sabahi, e l’islamista moderato Abdel Moneim Fotouh, esponente dell’ala riformista dei Fratelli Musulmani espulso dalla confraternita per volontà della parte più conservatrice.

Rimangono esclusi invece dalla corsa alla presidenza l’ex capo dei servizi segreti nell’era Mubarak Omar Suleiman, il leader salafita Hazem Salah Abu Ismail e il numero due dei Fratelli Musulmani, Khairat el-Shater. Secondo Farouk Soltan, il presidente della Commissione elettorale, sarebbero state riscontrate diverse firme false a sostegno delle loro candidature.

I 13 candidati si sfideranno il 23 e il 24 maggio per il primo turno delle elezioni presidenziali mentre l’eventuale ballottaggio si terrà nel mese di giugno. Dopo le elezioni parlamentari che si sono tenute precedentemente, questa sarà una grande prova per l’Egitto e per il processo di transizione.

Attualmente l’Egitto è governato di fatto dal Consiglio Supremo delle Forze Armate (SCAF), che allo scoppiare della rivolta nel Paese si era schierato con la popolazione e contro Mubarak e che successivamente è stato fortemente contestato a causa di alcuni episodi che hanno visto le forze armate impiegare un uso eccessivo della forza nei confronti dei manifestanti.

In questo momento le questioni fondamentali riguardano l’elezione del presidente, che influirà notevolmente il piano interno; la Costituzione, che deve essere riscritta ed è importante soprattutto per quanto concerne il dibattito tra laici e islamisti; la questione della minoranza dei copti; la battaglia tra l’esercito che mira a mantenere i propri privilegi, gli islamisti sempre più imponenti nella scena e i movimenti laici che per ora non hanno avuto un grande peso. Dal punto di vista della politica estera, le prossime elezioni presidenziali influiranno molto sui rapporti con Israele e gli Stati Uniti e sulla questione palestinese.

di Elisa Cassinelli

(aprile - 27 - 2012)

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