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Dal “Titanoboa” risposte sul nostro futuro

By   /   4 Aprile 2012  /   Commenti disabilitati su Dal “Titanoboa” risposte sul nostro futuro

Circa 60 milioni di anni fa si aggirava per la Terra un mostruoso serpente che, abbandonato il suo habitat naturale, la giungla Sudamericana, ha cominciato a seminare terrore. Si trattava di un rettile, un boa conscriptor del peso di oltre una tonnellata e lungo circa 14 metri, in grado di stritolare e ingoiarsi un coccodrillo intero. Un animale veramente enorme, dalle proporzioni titaniche, basti pensare che oggi il boa conscriptor è al massimo lungo la metà, e che gli scienziati hanno chiamato appunto “Titanoboa”

Di questo animale, di cui fino a qualche anno fa non se ne conosceva l’esistenza, sono stati  scoperti i resti fossili durante gli scavi della miniera a cielo aperto del massiccio Cerrejon, nel nord della Colombia, dove nel 2002 gli scienziati avevano scoperto i resti di una foresta tropicale dell’epoca Paleolitica, forse addirittura la prima foresta sulla faccia della Terra.

Lo studio dei resti del Titanoboa potrebbe fornire molte risposte non solo sul passato ma anche sul futuro. Anche se è parente prossimo dell’anaconda e del boa conscriptor, il Titanoboa non era velenoso, ma aveva una forza di circa 200 chili per centimetro quadrato; come se ti cadesse addosso una volta e mezza il ponte di Brooklyn.

Oltre ai fossili delle piante, nel Cerrejon sono stati dissotterrati rettili di dimensioni oltre ogni immaginazione. “Ciò che abbiamo trovato sono stati resti di giganti del mondo dei rettili: tartarughe grandi come un tavolo da cucina, il più grande coccodrillo nella storia dei  fossili e il Titanoboa”, ha detto Jonathan Bloch, un esperto dell’evoluzione dei vertebrati all’Università della Florida. Inoltre, ha aggiunto: “Dopo l’estinzione dei dinosauri, questo animale, il Titanoboa, è rimasto il più grande animale vivente dell’intero pianeta per almeno 10 milioni di anni”. 

Ma gli scienziati hanno bisogno del cranio del serpente per avere un quadro completo dell’animale: come era, che cibo mangiava e che relazioni ci sono con gli animali moderni. “Mentre le ossa del nostro teschio sono saldate, quelle di un serpente sono connesse da un tessuto”, ha detto il prof. Jason Head, uno specialista dei serpenti dell’Università del Nebraska. “Quando l’animale muore questi tessuti connettivi si decompongono e tutte le singole ossa, molto sottili e fragili, si consumano. Poiché il Titanoboa è così grande e anche le ossa del cranio sono grandi, è molto probabile che si siano fossilizzati”.

I ricercatori hanno trovato 3 pezzi di ossa che potrebbero appartenere al cranio e da questi partiranno per ricostruire il rettile. Intanto, una versione in dimensioni reali del Titanoboa è esposta al Museo di Storia Naturale di Smithsonian, in Washington, e nel 2013 farà il giro degli Stati Uniti.

A parte l’emozione, la scoperta potrà fornire agli scienziati informazioni sull’evoluzione del clima della Terra e magari offrire una possibile chiave di lettura sull’effetto dell’attuale riscaldamento del globo terrestre. I serpenti, infatti, non sono in grado di regolare la temperatura del loro corpo e pertanto dipendono dal calore esterno.

Pensiamo che, dopo la scomparsa dei dinosauri, 60 milioni di anni fa, il Titanoboa sia diventato così grande perché c’era troppo caldo”, ha detto il Dott. Bloch che ha aggiunto: “La capacità di svilupparsi in un clima caldo potrebbe essere importante nel caso la temperatura globale continui a salire secondo le previsioni e ci sono prove che l’ecosistema possa riscaldarsi secondo i livelli di temperature prospettate nei prossimi 100 o 200 anni”.

Ma i cambiamenti del clima che hanno prodotto il Titanoboa avvennero milioni di anni fa e gli scienziati non sono certi che il cambio repentino di temperatura produca gli stessi effetti. “La Biologia è sorprendentemente adattabile. I cambiamenti di clima e dei continenti sono il carburante dell’evoluzione, ma cose che accadono in brevissimo tempo potrebbero portare a cambiamenti diversi da quelli voluti o attesi. Inoltre, il livello ci Co2 era almeno il 50% più alto durante il periodo della foresta pluviale del Cerrejon”.

Una delle lezioni che abbiamo appreso dai fossili del Cerrejon è che le piante tropicali e l’ecosistema in generale hanno l’abilità di adattarsi alle alte temperature e agli alti livelli di CO2, e questo è in relazione con il trend attuale del riscaldamento globale. Magari le piante e gli animali dei tropici oggi giorno hanno già la capacità genetica di adattarsi al riscaldamento globale”.

Alla domanda “Ciò significa che un giorno il Titanoboa potrà ritornare a vivere”? il  Dott. Carlos Jaramillo, del Smithsonian Tropical Research Institute, ha risposto: “Se la temperatura aumenta ci sono probabilità che possa accadere. Ma per sviluppare una nuova specie occorre il tempo geologico, in altri termini potrebbero volerci milioni di anni, ma alla fine, chissà, potrebbero ritornare”.

di Vito Di Ventura

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