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Blitz di Greenpeace alla sede Enel di Roma: “Azienda killer del clima”

By   /   29 Marzo 2012  /   Commenti disabilitati su Blitz di Greenpeace alla sede Enel di Roma: “Azienda killer del clima”

Gli attivisti del “Reparto investigazioni climatiche (R.I.C.)” di Greenpeace hanno preso d’assalto questa mattina la sede Enel di Viale Regina Margherita a Roma. Gli attivisti dell’associazione ambientalista si sono calati dal tetto del palazzo per esporre un grande striscione con su scritto “Enel killer del clima, abbiamo le prove, FacciamolucesuEnel.org”.

Gli attivisti hanno poi simbolicamente transennato l’ingresso dell’edificio per marcare la “scena del crimine” e hanno consegnato ai vertici dell’azienda un “avviso di garanzia” nel quale si ipotizza il “reato di grave danno ambientale, climatico e sanitario, reato di profitto indebito tramite danno sanitario e ambientale a persone ed ecosistemi”.

Siamo entrati in azione nel quartier generale di un soggetto criminale, armato e determinato contro il clima per notificargli l’avvio di un indagine che i R.I.C. hanno appena iniziato e che porterà alla luce, da qui ai prossimi mesi, tutti i reati e i misfatti connessi allo sporco business del carbone”, dice in una nota Andrea Boraschi, responsabile della campagna Clima e Energia di Greenpeace.

Sul sito di Greenpeace si legge che  “Enel è stata ‘iscritta al registro degli indagati’ dai R.I.C. di Greenpeace sulla base dei dati dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (AEA). Secondo l’Agenzia la centrale a carbone di Enel Federico II a Brindisi è l’impianto industriale più inquinante in Italia per emissioni in atmosfera”.

La centrale di Brindisi causa annualmente danni ambientali, climatici e sanitari stimati tra i 536 e i 707 milioni di euro e ne intasca  una cifra simile in  profitti extra. In altre parole, i guadagni di Enel sono equivalenti ai danni che produce su ambiente e salute. E che non paga.”

Brindisi, purtroppo, è solo la punta dell’iceberg”, continua la note di Greenpeace. “Enel controlla 8 impianti a carbone in Italia e vuole costruirne altri due. La sua produzione da carbone, nell’ultimo anno, è cresciuta dal 34,1% al 41% del totale, mentre il suo amministratore delegato, Fulvio Conti, ha più volte ribadito di voler quasi raddoppiare la produzione da quella fonte”.

Per diffondere quanto più possibile l’inchiesta tra l’opinione pubblica, Greenpeace ha lanciato oggi anche una piattaforma online, www.FacciamoLuceSuEnel.org, con la quale recluta ‘investigatori’ per seguire e partecipare a tutta l’indagine che i Ric di Greenpeace condurranno nei prossimi mesi.

Intanto Enel ha fatto sapere in una nota che sta incontrando i rappresentanti di Greenpeace: “E’ stato fatto loro notare che ancora una volta stanno sbagliando indirizzo. I dati parlano chiaro: nel 2011 il 42% della energia elettrica prodotta da Enel è priva di qualunque tipo di emissioni, compresi i gas effetto serra.”

Inoltre, Enel è tra i maggiori produttori al mondo di energia elettrica da fonti rinnovabili. Il 36% della sua capacita’ produttiva, 35 mila Megawatt su 97 mila totali, è costituita da impianti alimentati con la forza dell’acqua, del vento, del sole e del calore naturale della terra. Una percentuale che ha ben pochi paragoni tra i grandi gruppi dell’energia al mondo”, continua la nota.

Greenpeace ha chiesto ad Enel il ritiro immediato dei progetti per gli impianti a carbone di Porto Tolle e Rossano Calabro e di non aumentare la produzione a carbone nel Sulcis. Inoltre, la progressiva eliminazione della produzione elettrica da carbone entro il 2030 e la sua sostituzione con energie rinnovabili.

di Elisa Cassinelli

Foto Ansa

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