Loading...
You are here:  Home  >  Cultura  >  Cinema  >  Current Article

Verdone: se anche il Paradiso è in overbooking

By   /   11 Marzo 2012  /   Commenti disabilitati su Verdone: se anche il Paradiso è in overbooking

Forse il titolo più “azzeccato” della stagione quello scelto per la nuova commedia di Carlo Verdone. “Posti in piedi in Paradiso” rimanda infatti ad un’ idea di affollamento, precarietà, ottimizzazione forzata di tempi e spazi a cui non sfugge più neanche l’Aldilà. La vita di Ulisse (Carlo Verdone) ex discografico di successo, Fulvio (Pierfrancesco Favino) ex critico cinematografico e Domenico (Marco Giallini)  imprenditore fallito, appare come un difficile Purgatorio per poveri diavoli, diversi per cultura e moralità, ma accomunati dallo stesso difficile destino: padri separati al limite dell’indigenza. Nel solco della commedia all’italiana in cui Verdone è cresciuto e di cui si è nutrito, il film diretto dallo stesso Verdone, riesce con grazia e semplicità a tradurre in umorismo contenuto e dignitoso quel cumulo di quotidiane amarezze cui è costretto ognuno dei tre protagonisti. Tutti e tre si ritrovano a condividere inizialmente lo stesso appartamento e, a ruota, le loro vite disgraziate. C’è chi è truffaldino come Giallini che ha annegato la sua moralità in un bibitone di viagra, chi frequenta il triste vivaio dello star system in attesa della “svolta” come Favino e chi invece, come Verdone, sopravvive facendo il “morto a galla” nella vita oppresso da rimorsi e sensi di colpa. Certo è che per tutti e tre l’ancora di salvezza  sono loro, i figli. Questi ragazzi, figli di famiglie smembrate, crescono in fretta e altrettanto in fretta imparano ad approfittare economicamente della situazione o, in alcuni casi, si fanno loro carico dei padri ribaltando il rapporto genitore-figlio. Non mancano momenti di divertente comicità, come la scena del furto mancato in cui i nostri, ladri improvvisati e maldestri, invece di svaligiare la casa di una ricca signora attempata e viziosa, finiscono per trovarsi nell’appartamento di due poveri anziani, tra stampelle, padelle e pappagalli. Interessante la trasformazione attoriale di Favino, per l’occasione bolso e petulante, ingobbito nelle movenze ed impacciato nell’eloquio; simpatica sorpresa  il cameo del giornalista sceneggiatore Andrea Purgatori, con cigarillo d’ordinanza ed espressione guascona, nei panni del collezionista di oggettistica rockettara. Un po’ scarico il finale melò in cui i tre padri si ritrovano immancabilmente accanto ai loro figli, punto di partenza e d’arrivo di vite destinate, ammesso che giungano in Paradiso, a rimanere in piedi. Da non perdere.

di Donata Carelli

    Print       Email

You might also like...

Suoni “rosa” contro la demenza

Read More →