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La Corea del Nord accetta di sospendere i programmi nucleari

By   /   1 March 2012  /   Comments Off

Finalmente un passo in avanti verso la risoluzione di una questione che si trascina da anni. Dopo i primi colloqui tra i rappresentanti degli Stati Uniti e della Corea del Nord, quest’ultima di è detta disponibile a sospendere le attività nucleari, arricchimento dell’uranio e test sui missili a lungo raggio, e di consentire agli ispettori delle Nazioni Uniti dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atonica (IAEA) di monitorare la chiusura della centrale di Yongbyon e vigilare sulla moratoria.

In cambio gli Stati Uniti invieranno 240 mila tonnellate di aiuti alimentari, che secondo il Segretario di Stato Americano, Hilary Clinton, dovranno essere severamente controllati affinché non cadano nelle mani della classe militare, ma che invece servano a sfamare la popolazione colpita da una cronica carestia iniziata negli anni ’90.

Questo è il primo passo importante compiuto dal nuovo leader Kim Jong-un, figlio giovanissimo del defunto Kim Jong-il che invece ha sempre applicato una politica di chiusura nei confronti degli Stati Uniti.

Sia la Casa Bianca che Pyongyang hanno emesso quasi contemporaneamente un comunicato leggermente diverso, confermato tuttavia l’accordo, che pone le basi per riprendere i colloqui a sei (Cina, Russia, Giappone, Corea del Sud, Stati Uniti e Corea del Nord) interrotti nel 2010 unilateralmente dalla Corea del Nord per condurre test atomici.

La principale differenza, nel linguaggio usato nei comunicati, riguarda l’arricchimento del plutonio che gli Americani comprendono nella frase “attività nucleari”, mentre nel comunicato nord coreano si parla di arricchimento dell’uranio. Chiarimenti che saranno sicuramente oggetto di discussione nei succitati colloqui a sei. 

L’accordo, che segue di una settimana l’incontro avuto a Pechino tra i rappresentanti di Stati Uniti e  Corea del Nord, avrebbe dovuto essere accolto con un certo entusiasmo, poiché rappresenta una importante vittoria diplomatica, è stato invece accolto con un certo scetticismo per i numerosi precedenti in cui la Corea del Nord ha fatto marcia indietro, rinnegando gli accordi presi a livello internazionale.

Certo, l’apertura agli Stati Uniti del giovane Kim Jong-il costituirebbe una svolta epocale anche nei confronti della Corea del Sud, ancora formalmente in guerra con quella del Nord, poiché alla fine della guerra tra le due Coree (1950-53) è stato firmato un trattato di Armistizio e non di Pace.

E da allora numerosi sono stati gli scontri tra i due Paesi, non ultimi i casi della corvetta Chonan e l’attacco alla base navale sull’isola di Yeonpyeong, da parte della Corea del Nord, in cui complessivamente hanno perso la vita 57 soldati.

Ed è anche per questo che gli Stati Uniti continuano a mantenere una forte presenza (circa 30 mila soldati) in Corea del Sud.

di Vito Di Ventura

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