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I piloti di Italair in volo sui cieli del Libano con il basco blu di Unifil

By   /   11 febbraio 2012  /   2 Comments

Trentacinquemila ore di volo sui cieli del Libano e di Israele. In  quasi 33 anni  i piloti della task force Italair hanno compiuto oltre 1.000 trasporti d’emergenza di ammalati o feriti gravi e trasportato 150.000 passeggeri. Si tratta dell’unità delle Forze Armate italiane che vanta il primato di essere quella da più tempo impiegata all’estero oltre ad essere la componente di Unifil con maggiore anzianità di servizio in teatro operativo. Oggi, a Naqoura, nel sud del Libano, sono dislocati 4 AB 212 del 2° reggimento Aves “Sirio” di Lamezia Terme ed operano 14 piloti provenienti da Esercito, che fornisce la componente maggiore, Marina e Aeronautica. Si vola 24 ore su 24 anche grazie ai sistemi di visione notturna, gli NVG. Vengono effettuate operazioni di casevac (casualty evacuation) e medevac (evacuazione medica), di  ricognizione ed osservazione ma anche di trasporto personale e materiale e di collegamento. A questo si aggiunga l’attività di border patrol e antincendio. Agli elicotteristi italiani spetta anche il compito di provvedere agli spostamenti aerei del force commander, il generale Paolo Serra, comandante di Unifil.

Lo squadrone elicotteri di Italair è presente in Libano dal lontano 3 luglio 1979, quando, a seguito della risoluzione 628 del 25 giugno 1979 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite i nostri piloti atterrano a Naqoura per sostituire gli elicotteristi norvegesi.  All’inizio furono 34 uomini e 4 AB 204B ad operare nella terra dei cedri. Il 12 aprile 1980 i 4 elicotteri vengono distrutti a seguito di un attacco messo a segno con colpi di mortaio ed armi portatili. Tra il 1982 e il 1984 vengono inviati in Libano 6 AB 205 e 50 uomini. Nel 1986  un elicottero AB 205 viene abbattuto nei pressi di Sidone  a colpi di mitragliatrici contraeree.  Gli uomini dell’equipaggio sono catturati e rilasciati solo dopo molte ore quando riescono a dimostrare di non essere israeliani. Il 6 agosto 1997, durante un volo notturno, un elicottero AB 205 si schianta nei pressi di Tibnin. Perdono la vita il capitano Giuseppe Parisi, il capitano Antonino Sgrò, il maresciallo capo Massimo Gatti e i passeggeri  John Lynch e Daniel Forner. Il resto è storia dei giorni nostri. Dopo la guerra dei 33 giorni tra Israele e Libano, dal luglio all’agosto del 2006 con la risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del medesimo anno, viene confermata la presenza di Italair a Naqoura. Nel 2008 è stato realizzato un nuovo eliporto, Green Hill, proprio per la posizione strategica in cima ad una collina. La task force è comandata dal tenente colonnello Luigi Turchetti ed è organicamente alle dipendenze del colonnello Valter D’Agostino.

“Volare nell’ambito della missione Unifil per me rappresenta un importante arricchimento professionale – racconta il sottotenente di vascello Mirko MalgariniQui si vola 24 ore su 24 con stand by di 30 minuti. Dei 4 elicotteri che abbiamo a disposizione due sono sempre pronti ad alzarsi in volo, il primo velivolo è pronto a decollare in 30 minuti sia di giorno che di notte; il secondo in 30 minuti di giorno e 60 di notte”. Mirko Malgarini, 34 anni, romano, deve fermarsi a riflettere quando gli chiedi quante missioni ha alle spalle. Sono talmente tante che ne ha quasi perso il conto. Il giovane pilota della Marina Militare, che in Italia presta servizio a Grottaglie, è stato impegnato per ben 4 volte in Afghanistan, a Kabul e poi Herat; in Senegal, Somalia, Libia e Libano dove è arrivato a settembre e si fermerà fino ad aprile. Il suo nome di battaglia è “Simba” perché, come sottolinea lui, “è il re della foresta”. Anche se c’è qualcuno che amichevolmente lo chiama “Micio”. “Lo scorso 9 dicembre siamo stati noi a trasportare con i nostri AB 212 i militari francesi feriti nell’attentato di Tiro all’ospedale di Sidone. Operare qui in Libano ci consente di lavorare a livello interforze in quanto i piloti della task force provengono da Esercito, Marina e Aeronautica. È un’occasione per condividere esperienze. Noi piloti della Marina possiamo mettere al servizio dei colleghi la nostra abilità a volare sul mare. Lo stesso vale per i colleghi di Esercito e Aeronautica che possono far valere la loro professionalità a volare in contesti diversi. Volare in Libano è diverso da volare in Afghanistan. Lì c’è una tensione maggiore”. Se gli chiedi cosa lo ha spinto a scegliere questo lavoro ti risponde semplicemente: “la passione per il volo e per il mare”. Iniziata già sui banchi di scuola quando frequentava l’istituto tecnico aeronautico “Pinedo” di Roma. “Sono felicissimo di aver scelto di diventare un pilota e di indossare la divisa della Marina Militare – racconta il sottotenente di vascello – Penso che continuerò per sempre, fin quando mi sarà data l’opportunità di volare”.

Il tenente Antonio D’Anna, 31 anni, originario di Avella, in provincia di Avellino e proveniente dal 2° reggimento Aves Sirio di Lamezia Terme, è alla sua seconda missione in Libano. “Questa esperienza mi consente di accrescere la mia preparazione personale e di confrontarmi con i colleghi delle altre Forze Armate – racconta – Il teatro libanese è l’unico nel quale abbiamo la possibilità di volare con equipaggi misti. Grazie ai briefing pre volo che precedono l’attività è possibile conciliare le differenze di approccio dei piloti per fronteggiare al meglio le emergenze. In quel contesto ci vengono fornite dal personale dell’Aeronautica Militare le previsioni meteo su Naqoura e su tutta l’area di nostra responsabilità. Veniamo aggiornati su tutte le novità giornaliere del teatro operativo”. In materia di sicurezza non viene lasciato nulla al caso. “I nostri elicotteri sono soggetti a ispezioni e controlli calendariali e funzionali – spiega – Ogni giorno viene effettuato un monitoraggio sui velivoli. Non c’è niente di più sicuro dei mezzi sui quali voliamo. Possiamo atterrare su tre tipologie di landing zone: quelle di classe α dove è possibile atterrare sia di giorno che di notte; quelle di classe β dove è possibile atterrare solo di giorno e le landing zone temporaly”. Se gli chiedi cosa si prova a indossare il basco blu dell’Onu replica che “è bello essere servitori del proprio Stato anche fuori dai confini nazionali e aiutare la popolazione locale”. “Lavorare e vivere qui in Libano rappresenta un arricchimento del mio bagaglio culturale anche perché questa è una terra stupenda”aggiunge il tenente.

La passione per il loro lavoro gliela leggi negli occhi perché quando ne parlano lo fanno con entusiasmo e trasporto. Ed è inutile chiedere loro quanto pesi stare lontani da casa per così tanti mesi. La risposta è scontata. Ma questo è il loro lavoro, questa è la loro vita. È volare che li rende appagati professionalmente. Tra le nuvole di casa così come sui cieli libanesi. Mirko e Antonio, con la tuta volo indosso, salutano e tornano al loro lavoro. Sanno già che domani voleranno insieme.

di Ebe Pierini

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2 Comments

  1. Alfonso Napolitano ha detto:

    E’ bello  ! Sono stato in Libano per oltre tre anni e mezzo con vari incarichi ed in tempi diversi … Un’ esperienza umana bellissima a contatto con persone straordinarie ed indimenticabili … Persone di diverso credo religioso, povera gente, lavoratori  di ogni livello, personaggi delle Istituzioni … Non sono mai stato deluso ! ! !  I Fenici, un popolo unico, pieno di genialita’ ed intraprendenza, colonizzatori del Mediterraneo  ! Sono felice di tutte queste espressioni di stima, che ho il piacere di ricambiare con pari intensita’ ed affetto !

  2. robert albert Najjar ha detto:

    Sono un cittadine libanese che vive in Italia da quarant’anni seguendo con attenzione le vicende italiane nel mio paese di origine.Colgo l’occasione per rendere omaggio e gratitudine al comportamento italiano in Libano che ha riscosso le simpatie di tutte le comunità libanesi,dei civili , dei militari e delle varie milizie contrapposte.

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