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Siria, riprende missione Lega araba con appoggio dell’Onu

By   /   9 Febbraio 2012  /   1 Comment

Mentre Homs continua a essere sotto assedio da parte delle forze fedeli al regime di Assad, la diplomazia mondiale sta cercando di valutare come affrontare la crisi siriana. Il segretario delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha fatto sapere di aver discusso con il leader della Lega araba, Nabil Elaraby, sulla possibilità di inviare una missione congiunta di osservatori in Siria. Questa comprenderebbe l’invio di un diplomatico speciale nel Paese, con l’obiettivo di mettere fine alle violenze.

La missione degli osservatori della Lega Araba potrebbe quindi riprendere dopo il suo sostanziale fallimento: sospesa il 28 gennaio scorso, ora  la missione avrebbe l’appoggio diretto delle Nazioni Unite.

In un comunicato diffuso ai giornalisti, Ban Ki-moon ha nuovamente espresso “profondo rammarico” per l’incapacità del Consiglio di sicurezza dell’Onu di trovare una voce comune per fermare lo spargimento di sangue in Siria. Il blocco della risoluzione è arrivato dopo il veto imposto da Russia e Cina al documento basato sull’accordo di pace della Lega araba.

Sia Mosca che Pechino hanno sempre ribadito il proprio “no” a sanzioni e a un eventuale intervento straniero nel Paese. Ed è proprio su quest’ultimo punto che sta nascendo un forte dibattito tra gli Stati Uniti e l’Unione europea. Anche se Washington, ha indicato come via principale quella delle sanzioni e della diplomazia, il Pentagono ha cominciato ad effettuare una valutazione delle risorse militari disponibili in caso di attacco contro Bashar al-Assad. A riferirlo è la Cnn, che cita due alti funzionari americani, secondo cui l’opzione è in una fase puramente esplorativa.

Tuttavia, dall’Ue arriva invece un fermo “no” all’ipotesi militare. “La Siria non è la Libia, e nessuno vuole parlare di opzioni militari per fermare il massacro dei civili“, ha sottolineato un alto funzionario di Bruxelles, spiegando che “c’è grandissima preoccupazione per la situazione in Libia e tutte le risorse della diplomazia sono al lavoro per trovare una situazione, ma ricordando il precedente della Libia nessuno parla per ora di opzioni militari come la no-fly zone“.

di Elisa Cassinelli

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1 Comment

  1. Anonimo ha detto:

    Ma come adesso che ci sono stati un milione e mezzo di morti (cifre attivisti ecc.).

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